Lee Krasner: la pittura come sopravvivenza e il corpus che nessuno aveva visto
La prima cosa che si smette di capire, guardando il corpus di Lee Krasner, è perché l’abbiano ignorato così a lungo. Non è una questione di qualità — la qualità è evidente. Non è una questione di accesso — il lavoro era visibile, nelle gallerie, nei musei. È una questione di posizione: Krasner era la moglie di Pollock, e quella relazione ha proiettato un’ombra talmente ampia che il suo lavoro ci viveva dentro, invisible per eccesso di prossimità al sole.
Brooklyn 1908 e la formazione ostinata
Lena Krassner — la forma anglicizzata del nome sarà Lee Krasner — nasce il 27 ottobre 1908 a Brooklyn da una famiglia di ebrei russi immigrati da Odessa. Il padre gestisce un negozio di pesce. Cresce in un ambiente dove l’arte non è un valore di riferimento: lo diventa per scelta propria, contro tutto. A diciassette anni entra alla Washington Irving High School con specializzazione artistica; poi alla National Academy of Design. Studia, disegna, dipinge — con la determinazione di chi sa che nessuno le sta facendo un favore.
Negli anni Trenta lavora per il Federal Art Project del WPA — il programma federale di impiego degli artisti durante la Depressione — e poi come insegnante. Studia con Hans Hofmann dal 1937 al 1940: sono anni decisivi. Hofmann — il mediatore tra l’Espressionismo europeo e la pittura americana emergente — le dà il vocabolario teorico per elaborare quello che già intuiva. Hofmann guarda il suo lavoro e dice: “Questo è talmente buono che non si vede che è fatto da una donna.” Krasner si volta e se ne va. Anni dopo, racconterà l’aneddoto senza commento — il commento lo lasciava all’ascoltatore.
Le Little Images e la griglia impossibile
Foresta. Non il verde tranquillo di un parco — la densità di qualcosa che cresce con la propria logica, indipendentemente da chi lo guarda. Le Little Images — la serie che Krasner produce tra il 1946 e il 1950, nelle dimensioni di trenta, quaranta centimetri — sono tele coperte di segni fitti, quasi calligrafici, disposti in una griglia che non è mai del tutto regolare.

Non sono astrazioni geometriche: sono sistemi di scrittura senza codice, accumulazioni di gesti che creano campi visivi densi, vibranti, difficilmente leggibili da una certa distanza ma sempre rivelatori da vicino.
In questi stessi anni, Pollock lavora ai dripping nel capanno di East Hampton. Krasner ha lo studio al piano di sopra della casa. I due si influenzano reciprocamente — è impossibile non farlo, in uno spazio condiviso — ma le direzioni sono opposte: Pollock va verso la grandezza della scala, il gesto centrifugo, il tempo del movimento. Krasner va verso la concentrazione, la densità accumulata, il tempo della ripetizione.
La rottura con la griglia e il lavoro di notte
Intorno al 1953, Krasner taglia alcune delle sue tele delle Little Images e le riusa come collage su nuove superfici. Non è vandalismo — è un metodo. I frammenti del lavoro precedente diventano materiale per il lavoro nuovo, in una pratica di riciclo e trasformazione che anticipa alcune delle tendenze più interessanti dell’arte degli anni Sessanta e Settanta. Le tele tagliate ridiventano elementi di composizione, con la loro superficie dipinta che ora è sia frammento sia texture.
Nel 1956, Pollock muore in un incidente d’auto. Krasner ha quarantotto anni. La crisi è devastante. Non dipinge per mesi. Poi riprende — ma in modo diverso: dipinge di notte, con la luce artificiale che modifica la percezione del colore. Le tele della serie Earth Green (1956-59) sono enormi, con forme organiche che si aprono su fondi scuri, colori che cambiano tra il blu profondo, il verde, l’ocra. Sono tra le sue opere più potenti, dipinte quando avrebbe avuto tutto il diritto di fermarsi.
Il riconoscimento tardivo
La prima grande retrospettiva dedicata a Krasner in un istituzione americana arriva nel 1965 al Whitechapel Gallery di Londra — non a New York. Il Museo Whitney le dedica una retrospettiva nel 1973. Il MoMA nel 1984, lo stesso anno in cui muore. Ha settantasei anni.
Come Frankenthaler ha inventato la tecnica dello staining che altri hanno poi reso celebre, Krasner ha aperto percorsi — la collage painting, il lavoro notturno che modifica la percezione cromatica, la griglia come sistema aperto — che altri hanno percorso con più visibilità. La relazione con la storia non è mai stata giusta. Ma il lavoro è lì, nei musei, nelle collezioni, nelle mostre. Non sparisce — aspettava solo che qualcuno lo guardasse senza passare prima dallo studio dell’ex marito al piano di sotto.
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