Guida a Palermo, interni della cattedrale
Guide turistiche, Ultime notizie

Palermo: i mosaici d’oro normanni, Palazzo Abatellis e la città che ha assorbito tutto

Palermo: i mosaici d’oro normanni, Palazzo Abatellis e la città che ha assorbito tutto

Palermo ha avuto almeno sette identità: fenicia, cartaginese, greca, romana, araba, normanna, spagnola. Nessuna si è cancellata del tutto — si sono stratificate, si sono mescolate, hanno lasciato tracce nell’architettura, nei mercati, nella lingua, nella cucina. La Cappella Palatina ha le volte di legno intagliato in stile arabo fatimide, le pareti coperte di mosaici d’oro bizantini, la pavimentazione cosmatesca di tradizione latina: tre civiltà in uno spazio di quattordici metri per trentotto, costruito da un re normanno che parlava arabo, greco e latino. Nessuna città italiana ha una stratificazione culturale più radicale di Palermo, una delle città d’arte più importanti d’Italia.

La Cappella Palatina: il cuore del sincretismo normanno

Nel 1130, Ruggero II d’Altavilla — il re che aveva unificato il Sud Italia e la Sicilia sotto il dominio normanno — iniziò la costruzione di una cappella palatina all’interno del Palazzo dei Normanni. I lavori durarono fino al 1143. Il risultato fu un edificio senza equivalenti in Europa: una struttura di tre navate in stile basilicale, con un transetto rialzato nel presbiterio, la cui intera superficie interna è coperta da mosaici in tessere d’oro su fondo blu.

I mosaici della Cappella Palatina non sono opera di un solo maestro o di una sola scuola. Sono il prodotto di maestranze bizantine arrivate da Costantinopoli, di artigiani islamici specializzati nella lavorazione del legno e della pietra, di maestri latini per i pavimenti. Il Cristo Pantocratore che domina il catino absidale — circondato dagli arcangeli, con la mano destra alzata in segno di benedizione, il libro aperto sull’Alfa e l’Omega — è un’icona di tradizione greca orientale, dipinta in oro su fondo blu come nelle chiese di Costantinopoli. Le volte della navata centrale sono intagliate in legno di cedro in stile muqarnas — la stalattite d’oro araba che normalmente orna le moschee fatimide del Cairo. Un re cristiano ha costruito una cappella con le moschee del Fatimide al soffitto.

La visita richiede attenzione ai dettagli: portare con sé il binocolo per vedere i mosaici delle volte. La luce cambia con le ore del giorno — la mattina presto è la condizione migliore per le navate laterali.

Palazzo Abatellis: il Trionfo della Morte e l’Annunciata di Antonello

La Galleria Regionale della Sicilia occupa Palazzo Abatellis, un palazzo in stile tardo-gotico catalano del Quattrocento, nel quartiere della Kalsa. La collezione è distribuita su due piani e comprende sculture medievali, pittura siciliana e italiana dal XIV al XVIII secolo, e due opere di rara qualità.

La prima è il Trionfo della Morte — un affresco staccato di autore ignoto, databile intorno al 1446, proveniente da Palazzo Sclafani. È una delle immagini più potenti e inquietanti del tardo Medioevo italiano: la Morte è raffigurata come uno scheletro a cavallo di un cavallo ossuto, che avanza trafiggendo con le frecce i ricchi e i potenti (papi, re, cavalieri) mentre i poveri e i malati, in primo piano, la invocano senza essere ascoltati. L’ironia macabra è sistematica — chi ha il potere muore per primo, chi non ha nulla è l’ultimo a essere considerato anche dalla morte. Il formato è monumentale: quasi sei metri per tre.

La seconda opera è l’Annunciata di Antonello da Messina (1476) — un dipinto di piccolo formato (quarantacinque per trentaquattro centimetri) ma di qualità tecnica straordinaria. La Vergine è vista a mezzo busto, con il mantello blu che cade in pieghe precise, la mano che si solleva con un gesto che ferma qualcosa che non si vede. Lo sguardo è di chi sta ascoltando qualcosa di molto importante e sta ancora decidendo cosa rispondere. È uno dei ritratti psicologicamente più complessi del Quattrocento italiano.

Gli Oratori del Serpotta e il Caravaggio scomparso

Giacomo Serpotta (1656-1732) è il grande scultore del Barocco siciliano — uno di quegli artisti regionali che in una città più visitata sarebbe famoso in tutto il mondo. Ha decorato tre oratori di Palermo con stucchi di qualità eccezionale: l’Oratorio di Santa Cita, l’Oratorio di San Lorenzo e l’Oratorio del Rosario di San Domenico.

L’Oratorio di San Lorenzo è famoso anche per quello che non c’è più. Nel 1969, una delle grandi rapine d’arte del Novecento italiano: la Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio (1609) — dipinta per la confraternita dell’Oratorio — viene rubata di notte e non è mai stata ritrovata. Le pareti dove era appesa mostrano ancora lo spazio vuoto del dipinto, accanto agli stucchi di Serpotta. È uno dei simboli più crudeli del saccheggio del patrimonio artistico italiano del secondo Novecento.

L’Oratorio del Rosario di San Domenico conserva invece un Van Dyck autentico — la Madonna del Rosario con i santi (1628) — insieme agli stucchi di Serpotta. Il confronto tra la pittura fiamminga secentesca e la plastica del tardo Barocco siciliano è uno di quei dialoghi estemporanei che solo Palermo può offrire.

I mercati storici e la città che vive

Palermo è anche una delle poche città italiane in cui i mercati storici funzionano ancora come mercati — non come set fotografici, non come attrazioni turistiche rielaborate, ma come luoghi dove si compra e si vende con la stessa logica con cui si comprava nel Medioevo. Ballarò — il mercato nel quartiere Albergheria, aperto ogni mattina — è il più grande e il più caotico: pesce, verdura, carne, spezie, street food. La Vucciria, nel quartiere Castellammare, è più piccola e meno intatta ma conserva il nome che in siciliano deriva da “boucherie” (la macelleria medievale francese, eredità degli Angioini).

Questi mercati non sono separabili dalla visita culturale: sono parte del paesaggio urbano che le chiese normanne, i palazzi aragonesi e le gallerie del Novecento condividono. Palermo non separa la sua storia d’arte dalla sua vita quotidiana — le ha mescolate fino a renderle indistinguibili, come ha sempre fatto con le civiltà che l’hanno attraversata.

Informazioni pratiche

  • Come arrivare: volo diretto da Milano (1h20), Roma (1h), Torino (1h40), Bologna (1h20). L’aeroporto di Palermo Falcone-Borsellino è a 35 km dal centro. Bus Prestia e Comandé diretto in 50 minuti fino a Piazza Ruggero Settimo (12 euro). Treno dall’aeroporto in 50 minuti fino alla Stazione Centrale (6 euro, circa ogni ora)
  • Cappella Palatina: Piazza del Parlamento 1, all’interno del Palazzo dei Normanni. Lunedì-sabato 8:15-17:00 (chiesa), 8:30-12:45 (piano nobile); domenica 8:15-13:00. Biglietto: 14 euro (include Cappella Palatina e appartamenti reali). Prenotazione non obbligatoria ma consigliata su federicosecondo.it
  • Galleria Regionale della Sicilia – Palazzo Abatellis: Via Alloro 4. Martedì-venerdì 9:00-18:30; sabato-domenica 9:00-13:30; chiuso lunedì. Biglietto: 8 euro. Prenotazione su TicketOne
  • Oratori del Serpotta: orari variabili; verificare su palermotourism.com. L’Oratorio di San Lorenzo (Via dell’Immacolatella 5) e l’Oratorio del Rosario di San Domenico (Via dei Bambinai 2) richiedono biglietto combinato (circa 3 euro cadauno o pass combinato)
  • Quando andare: primavera (aprile-maggio) e autunno (ottobre-novembre). Il luglio palermitano con il Festino di Santa Rosalia (15 luglio) è uno degli eventi folkloristici più grandi d’Italia — la città è molto affollata. L’estate è calda e umida
  • Dove mangiare: il cibo da strada palermitano — arancine, panelle, pane ca’ meusa, sarde a beccafico — è accessibile in tutti i mercati storici. Le trattorie del quartiere Kalsa e del Capo sono le più autentiche

SOSTIENI GRATUITAMENTE IL PROGETTO DI ITALIAN ART JOURNAL SEGUENDOCI SU FACEBOOK E SU INSTAGRAM

PER VEDERE LE NOSTRE PRODUZIONI MEDIA SEGUI ANCHE ARTING AROUND SU FACEBOOKINSTAGRAM TIKTOK.

CLICCA QUI PER CONOSCERE TUTTI I SERVIZI DI COMUNICAZIONE CHE OFFRIAMO AD ARTISTI, CURATORI E GALLERISTI

PER TE È GRATIS, PER NOI È ESTREMAMENTE IMPORTANTE! GRAZIE MILLE!

Potresti essere interessato anche a...