Piet Mondrian passo trent’anni a togliere: dal paesaggio, dall’albero, dalla curva, fino a restare con linee nere e tre colori primari. Un’analisi del neoplasticismo, di De Stijl e dell’ultima svolta newyorkese di Broadway Boogie Woogie.


Piet Mondrian passo trent’anni a togliere: dal paesaggio, dall’albero, dalla curva, fino a restare con linee nere e tre colori primari. Un’analisi del neoplasticismo, di De Stijl e dell’ultima svolta newyorkese di Broadway Boogie Woogie.

Kathe Kollwitz trasformo il lutto per il figlio Peter, caduto nelle Fiandre nel 1914, in un linguaggio universale attraverso incisioni, litografie e sculture. Un’analisi della Rivolta dei tessitori, dei Genitori in lutto e dell’espulsione dall’Accademia nel 1933.

Il Giudizio Universale che Michelangelo affresco sulla parete della Cappella Sistina tra il 1536 e il 1541: un’umanita nuda e senza gerarchie, la rotazione senza orizzonte dei corpi, la censura del Braghettone e cio che l’opera continua a chiederci oggi.

Francisco de Zurbaran fu il pittore di riferimento degli ordini religiosi spagnoli del Seicento. Un’analisi del bianco come architettura dell’anima, di San Serapio, delle nature morte come preghiera laica e della caduta finale di fronte a Murillo.

Henri Rousseau, impiegato daziario autodidatta, dipinse giungle e leoni senza mai lasciare la Francia. Un’analisi della sua pittura come logica del sogno, dal Banchetto organizzato in suo onore da Picasso a La Boheme endormie e Le Reve.

Caspar David Friedrich e la figura di spalle, la Ruckenfigur, che guarda dove guardiamo noi. Il metodo di montaggio dei paesaggi, il Viandante sul mare di nebbia, il contesto delle guerre napoleoniche e la parabola di oblio e riscoperta del pittore di Greifswald.

Giorgio Morandi visse quasi tutta la vita nello stesso studio di via Fondazza a Bologna, dipingendo le stesse bottiglie per cinquant’anni. Un’analisi del suo metodo, dell’incisione, del Gran Premio alla Biennale 1948 e di cosa resta oggi del suo silenzio.

Prima di essere un pittore, Alberto Burri era un medico. Sacchi cuciti, legni bruciati, plastiche sciolte e cretti spaccati: viaggio dentro l’opera di un artista che ha fatto della reticenza una forma di rispetto.

Nel 1944, nell’ospedale militare di San Francisco, Sam Francis cominciò a dipingere mentre la schiena guariva dopo l’incidente aereo. Uscì pittore. A Parigi incontrò l’Informale europeo — Léger, Soulages, Riopelle. In Giappone dal 1957 trovò la teoria del vuoto nella sumi-e. Colore ai bordi, bianco al centro: la struttura dell’open center che organizza tutta la sua produzione matura. Muore nel 1994 a Santa Monica, con oltre duemila dipinti distribuiti in musei su tre continenti.

Lee Krasner è stata ignorata per decenni perché era la moglie di Pollock. Il corpus — Brooklyn 1908, formazione con Hans Hofmann, Little Images degli anni Quaranta, tele tagliate come collage, serie Earth Green dipinta di notte dopo la morte di Pollock nel 1956 — è uno dei più originali dell’Espressionismo astratto americano. La retrospettiva al Whitney arrivò nel 1973, quella al MoMA nel 1984, lo stesso anno in cui morì a settantasei anni. Il lavoro aspettava che qualcuno lo guardasse.