Matera: i Sassi, le chiese rupestri e l’arte che abita la roccia
Matera non è una città che cresce verso l’alto. È una città che scende, che si scava, che abita il vuoto della roccia da ottomila anni. Non è un numero retorico: è il numero che fa di Matera il sito abitativo più antico d’Europa, una delle continuità umane più lunghe del Mediterraneo, un luogo in cui ogni strato di civiltà — neolitico, greco, romano, normanno, aragonese, borbonico — si sovrappone all’altro senza cancellarlo.
I Sassi: la città che non si vede dall’alto
I Sassi di Matera sono due quartieri — Sasso Caveoso e Sasso Barisano — scavati e costruiti nel fianco della Gravina, un canyon carsico profondo settanta metri che taglia la città in due. La struttura è verticale: le abitazioni si sovrappongono lungo la parete del canyon, i tetti di una casa diventano la strada della casa soprastante, le cisterne raccolgono l’acqua piovana sotto ogni pavimento. È un sistema idraulico, urbanistico e abitativo di straordinaria complessità, sviluppato da comunità contadine nel corso di millenni senza un progetto centrale, per pura necessità e intelligenza collettiva.
Nel 1993 l’UNESCO ha riconosciuto i Sassi come Patrimonio dell’Umanità, primo sito del Sud Italia a ottenere questo riconoscimento. La motivazione è significativa: non solo per il valore storico, ma come “esempio eccezionale di insediamento rupestre perfettamente adattato alle condizioni geografiche e storiche della propria regione”. Prima del riconoscimento, i Sassi erano stati evacuati tra gli anni Cinquanta e Sessanta per ordine governativo — abitazioni considerate vergogna nazionale, simbolo del sottosviluppo meridionale. Oggi sono tornati abitati, ristrutturati, pieni di boutique hotel e ristoranti. Il percorso tra rimozione forzata e rivalutazione patrimoniale è uno dei capitoli più complessi della storia urbanistica italiana del Novecento.
Per capire la scala dell’insediamento, la cosa migliore è salire alla Civita — il pianoro dove si trova il Duomo normanno — e guardare dall’alto. I due Sassi si aprono ai lati come due anfiteatri naturali, con migliaia di aperture nella roccia che sono finestre, porte, grotte. È una visione che non assomiglia a nessun’altra città italiana.
Le chiese rupestri: affreschi medievali nel tufo
Quello che distingue Matera dalle altre città rupestri del Mediterraneo è la concentrazione di chiese scavate nella roccia — oltre cento nella sola area urbana, centinaia nel territorio circostante. Sono chiese bizantine, longobarde, benedettine: datano dal IX al XIII secolo e conservano cicli di affreschi di rara qualità, spesso in condizioni di leggibilità sorprendente data l’umidità costante della roccia.
La Madonna de Idris, incastonata nel costone del Monterrone direttamente affacciata sul Sasso Caveoso, è forse la più fotografata. Ma la più ricca di affreschi è la chiesa di Santa Maria de Armenis, con un ciclo dedicato alla Dormizione della Vergine in greco-medievale che risale al XII secolo. La chiesa di Santa Barbara, nella parte alta del Sasso Caveoso, conserva invece immagini del Cristo pantocratore e santi in una condizione quasi intatta.
Molte di queste chiese non sono sempre aperte al pubblico: è necessario acquistare biglietti cumulativi o rivolgersi alle cooperative locali di guide specializzate. L’ingresso è spesso in strade laterali, segnalate da cartelli piccoli — e questo, per una volta, è un vantaggio: le chiese rupestri di Matera sono ancora luoghi da trovare, non da subire. Il legame tra arte preistorica e presenza umana prolungata che si trova in tutta la penisola trova a Matera una delle sue espressioni più dense e stratificate.
Il Museo Nazionale Ridola
Il Museo Nazionale Ridola è il più antico museo pubblico della Basilicata, fondato nel 1911 con le collezioni dell’archeologo Domenico Ridola. Ospita materiali che documentano la presenza umana nel territorio materano dal Paleolitico all’età romana: ceramiche indigene, vasi greci importati tramite le colonie magnogreche della costa, bronzi, terrecotte votive, corredi funerari.
La sezione più interessante per capire Matera è quella dedicata al Neolitico: i reperti provenienti dagli scavi della Gravina e dei villaggi preistorici del territorio mostrano come l’insediamento nella roccia abbia radici non medievali, non romane, ma preistoriche. La continuità abitativa di ottomila anni non è un dato astratto: è visibile negli strati di ceramica che si succedono nelle vetrine.
Il museo è situato in un palazzo seicentesco nel centro storico. L’accesso è incluso nel circuito dei musei statali, con possibilità di biglietto cumulativo che comprende anche la Casa-Grotta di Vico Solitario — uno degli appartamenti rupestri restaurati al pubblico come museo etnografico. Come segnala la guida ai musei italiani meno noti, il Ridola è uno dei casi in cui l’istituzione è inversamente proporzionale alla fama: straordinario, e ancora sottovalutato.
MUSMA: la scultura contemporanea nella roccia
Il MUSMA — Museo della Scultura Contemporanea — occupa Palazzo Pomarici, un palazzo cinquecentesco con cantine, cisterne e grotte che si sviluppano per tre livelli sotto il piano stradale. È uno dei musei di scultura contemporanea più originali d’Italia: non perché la collezione sia eccezionalmente grande, ma perché il dialogo tra le opere — sculture di Leoncillo, Manzù, Fontana, Cascella, Colla e molti altri — e lo spazio rupestre produce effetti che nessun cubo bianco sarebbe in grado di replicare.
Una scultura in bronzo di Leoncillo in una grotta del XVI secolo a Matera non è la stessa scultura in bronzo di Leoncillo in una galleria di Milano. Il contesto non è neutro. Il MUSMA è tra le ragioni per cui Matera è diventata, negli ultimi vent’anni, una delle destinazioni più interessanti per chi visita l’Italia con un occhio all’arte contemporanea — una dimensione che i percorsi d’arte nell’Appennino meridionale hanno contribuito a rendere più visibile.
Matera 2019 e il lascito culturale
Nel 2019 Matera è stata Capitale Europea della Cultura insieme a Plovdiv (Bulgaria). Il titolo ha portato investimenti infrastrutturali, nuovi spazi culturali, mostre e installazioni temporanee in tutta la città. Il lascito più duraturo non è fisico ma di percezione: Matera è entrata definitivamente nella mappa delle destinazioni culturali europee, con un posizionamento che la distingue dalle grandi città d’arte italiane non per competizione ma per complementarietà.
Palazzo Lanfranchi, restaurato per il 2019, ospita oggi la Collezione Levi — opere di Carlo Levi, l’autore di Cristo si è fermato a Eboli, il romanzo che nel 1945 portò la Basilicata all’attenzione internazionale. I dipinti di Levi — paesaggi lucani, ritratti di contadini, visioni del Sud — hanno a Matera la loro sede naturale, a pochi chilometri dai luoghi che li hanno generati. È uno di quei casi in cui la collezione e il territorio formano un sistema unico, non replicabile.
Informazioni pratiche
- Come arrivare: Matera non ha stazione ferroviaria principale. Si raggiunge in treno fino a Potenza o Taranto, poi in autobus (Ferrandina-Matera FAL, circa 40 minuti da Ferrandina scalo). In auto: autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria uscita Sicignano, poi SS407 Basentana. Da Bari circa 65 km (1 ora). Da Napoli circa 230 km (2h30)
- Dove parcheggiare: parcheggi a pagamento sul bordo dei Sassi (Piazza della Visitazione, Via Lucana). Il centro storico e i Sassi sono ZTL. Consigliato lasciare l’auto e muoversi a piedi
- Biglietti Sassi: l’accesso ai Sassi è libero. Le chiese rupestri richiedono biglietti separati (2–5 euro) o cumulativi. Il MUSMA: intero 10 euro, ridotto 7. Museo Ridola: 4 euro (statale)
- Orari: musei chiusi il lunedì. Il MUSMA apre dalle 10:00 alle 20:00 (giugno-settembre), orari ridotti nel resto dell’anno. Le chiese rupestri hanno orari variabili — verificare sul sito del Parco della Murgia Materana
- Quando andare: primavera (aprile-giugno) e autunno (settembre-ottobre) per evitare il caldo estivo estremo (i Sassi riflettono il calore della roccia). In agosto la città è affollata ma animata; in inverno quasi deserta e molto suggestiva
- Dove dormire: i sassi-hotel — strutture che hanno recuperato le abitazioni rupestri — offrono un’esperienza unica. I prezzi sono mediamente alti; le alternative più economiche si trovano nel centro moderno sopra il canyon
- Nota: Matera è una città piccola. Due giorni sono sufficienti per vedere i punti principali con calma; tre giorni permettono di includere escursioni nella Murgia Materana e nei villaggi rupestri del territorio
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