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Padova: Giotto, Donatello e una città che ha cambiato la storia dell’arte europea

Padova: Giotto, Donatello e una città che ha cambiato la storia dell’arte europea

Padova non è una città di passaggio. È una città di destinazione — una di quelle poche realtà italiane che, se si conosce davvero la storia dell’arte, si visita prima di molti luoghi più famosi. La Cappella degli Scrovegni di Giotto, la Basilica di Sant’Antonio con i bronzi di Donatello, il ciclo di affreschi del Mantegna agli Eremitani: tre momenti fondativi dell’arte europea, concentrati in meno di due chilometri quadrati di centro storico.

La Cappella degli Scrovegni: l’anno zero della pittura moderna

Se si dovesse indicare un punto preciso in cui la pittura occidentale smette di essere una convenzione e diventa narrazione, quel punto è Padova, nel 1304-1305. Enrico Scrovegni commissionò a Giotto di Bondone la decorazione di una piccola cappella dedicata alla Madonna dell’Annunciazione. Ciò che Giotto dipinse sulle pareti e sul soffitto di quegli spazi ha cambiato tutto.

Gli affreschi di Giotto che precedono questa fase — quelli ad Assisi, a Roma — mostrano già un pittore che rompe con la frontalità dorata della tradizione bizantina. Ma la Cappella degli Scrovegni è un salto qualitativo. Trentanove scene della vita di Joachim, Maria e Cristo sono distribuite su tre fasce sovrapposte, con una logica narrativa che non ha precedenti: i personaggi si muovono nello spazio, si toccano, esprimono emozioni riconoscibili. Il Bacio di Giuda — Giuda che abbraccia Cristo guardandolo negli occhi mentre i soldati stringono l’accerchiamento — è una scena che Rembrandt o Caravaggio avrebbero potuto dipingere tre secoli dopo. Nel 1304, è una rivoluzione visiva senza precedenti.

La visita è contingentata: si entra in gruppi di venti persone, con quindici minuti di acclimatamento in una camera di decompressione prima dei venti minuti nella cappella. Non è comodo. È necessario — i microclimi degli affreschi sono delicatissimi — e la concentrazione che il formato impone è giusta: non si può essere distratti in quello spazio.

La Basilica di Sant’Antonio e i bronzi di Donatello

A pochi passi dalla Cappella degli Scrovegni, lungo il Prato della Valle — la più grande piazza d’Italia, con le statue dei suoi illustri padovani affacciate sul canale circolare — si arriva alla Basilica di Sant’Antonio. La struttura è imponente: sette cupole di dimensioni diverse, un mix di romanico, gotico e influenze bizantine che riflette il lungo cantiere medievale. Ma è l’interno che conta, e in particolare il presbiterio.

Donatello lavorò a Padova tra il 1443 e il 1453 — dieci anni che rappresentano la parentesi settentrionale del grande scultore fiorentino. Per il presbiterio della Basilica realizzò un altare monumentale (smontato nel Seicento, parzialmente ricostruito in forma diversa) con una serie di bronzi che sono tra le opere più importanti della scultura del Quattrocento italiano: il Crocifisso (centro del presbiterio, circa 1450), le quattro statue di santi, i sei rilievi narrativi con miracoli di sant’Antonio, la Deposizione e il tondo con il Simbolo dei quattro evangelisti. Come ricordano le curiosità su Donatello, il suo soggiorno padovano fu determinante anche per la formazione di Mantegna, che lo incontrò da giovane.

Nel 1453, in Piazza del Santo, Donatello completò il Gattamelata — la statua equestre del condottiero Erasmo da Narni. È la prima statua equestre monumentale in bronzo dell’antichità classica moderna: non era mai stata rifusa una statua di quel tipo dopo l’antichità romana. Il riferimento al Marco Aurelio capitolino è esplicito, ma la figura del cavaliere ha un peso psicologico che la scultura antica non aveva.

Gli Eremitani e il Mantegna perduto (quasi)

La chiesa degli Eremitani, a pochi passi dalla Cappella degli Scrovegni, fu gravemente bombardata nel marzo 1944: un’incursione aerea distrusse buona parte degli affreschi che Andrea Mantegna aveva dipinto nella Cappella Ovetari tra il 1448 e il 1457. Si trattava del ciclo che aveva stabilito la reputazione del giovane pittore padovano — un lavoro in cui la prospettiva viene usata con un rigore scientifico che non aveva precedenti in pittura, con i personaggi visti in scorcio dal basso, le architetture classiche ricostruite con precisione filologica, i corpi in una tridimensionalità che Mantegna aveva imparato da Donatello.

Sopravvissero solo due grandi frammenti: la Deposizione di san Cristoforo e il Martirio di san Cristoforo. I restauratori hanno lavorato per decenni sui frammenti recuperati dai macerie, recomponendo in modo digitale e fisico quello che si poteva salvare. Il risultato è visibile in chiesa: commovente e lacunare insieme. Ciò che rimane basta per capire cosa era andato perduto.

I Musei Civici agli Eremitani e la Pinacoteca

Annessi alla chiesa degli Eremitani, i Musei Civici ospitano una delle più complete collezioni di arte padovana e veneta medievale e rinascimentale. La Pinacoteca — al piano nobile — conserva opere di Bellini, Carpaccio, Tiepolo e una straordinaria serie di ritratti veneti del Cinquecento. La sezione medievale, con la raccolta di lapidi e sculture romane e medievali, è meno frequentata ma di qualità eccezionale.

Il biglietto combinato con la Cappella degli Scrovegni è la scelta più conveniente per chi visita Padova in una giornata: include l’accesso ai Musei Civici e alla Cappella. Il percorso completo — Cappella/Musei Civici al mattino, Basilica di Sant’Antonio e Gattamelata nel pomeriggio — è fattibile in otto ore, con una sosta in uno dei bar del Prato della Valle nel mezzo.

Padova universitaria e il Palazzo della Ragione

Padova è anche una delle più antiche università d’Europa (fondata nel 1222), e la città porta i segni di questo primato intellettuale in ogni angolo. Il Bo — la sede storica dell’Università — conserva il teatro anatomico di Fabrici d’Acquapendente (1594), il più antico teatro anatomico permanente al mondo ancora in piedi: una struttura ellittica in legno, con sei file di gradinate che scendono verso il tavolo da dissezione al centro, costruita quando studiare anatomia era ancora un atto di sfida all’autorità ecclesiastica. Galileo Galilei insegnò qui dal 1592 al 1610.

Il Palazzo della Ragione — il gigantesco salone medievale che domina il centro storico, costruito nel 1218-1219 e sopraelevato nel Trecento — è uno degli spazi civici medievali più grandi d’Italia. Il suo Salone, lungo settantotto metri, è coperto da un sistema di volte dipinte con un ciclo astrologico e allegorico del Quattrocento (dopo l’incendio del 1420, su progetto rinnovato). Non è visitato quanto meriterebbe.

Informazioni pratiche

  • Come arrivare: treno da Venezia in 25-30 minuti (Alta Velocità o regionale); da Bologna in 50 minuti; da Milano in circa 2h. La stazione di Padova è a 10 minuti a piedi dalla Cappella degli Scrovegni
  • Cappella degli Scrovegni: prenotazione obbligatoria (capacità contingentata, sold out con settimane di anticipo in alta stagione). Biglietto: 15 euro intero (include i Musei Civici). Orari: 9:00-19:00 con visite la sera su prenotazione speciale. Piazza Eremitani 8. Prenotare su cappelladegliscrovegni.it
  • Basilica di Sant’Antonio: ingresso libero alla chiesa. Il Tesoro del Santo e le cappelle speciali hanno un biglietto separato (circa 3 euro). Piazza del Santo. Aperta tutti i giorni 6:20-19:45
  • Musei Civici agli Eremitani: martedì-domenica 9:00-19:00. Incluso nel biglietto Scrovegni
  • Palazzo della Ragione: martedì-domenica 9:00-19:00 (orari possono variare). Biglietto: 6 euro. Piazza delle Erbe/Piazza della Frutta
  • Teatro Anatomico del Bo: visite guidate obbligatorie in gruppi; prenotazione su unipd.it. Circa 7 euro. Via VIII Febbraio 2
  • Quando andare: la primavera (aprile-maggio) è il momento migliore per le code minori alla Cappella. L’estate è calda e affollata. Novembre coincide con le grandi fiere d’arte del Nord-Est — si può combinare una visita a Padova con ArtVerona o Arte Padova

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