Il vino, il francobollo e la memoria: la Vallardo Colección tra oggetti quotidiani e patrimonio futuro
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Il vino, il francobollo e la memoria: la Vallardo Colección tra oggetti quotidiani e patrimonio futuro

Il vino, il francobollo e la memoria: la Vallardo Colección tra oggetti quotidiani e patrimonio futuro

C’è un minimo comune denominatore che accomuna un’etichetta di vino, un francobollo, una cartolina spedita da qualcuno a qualcuno in un giorno qualunque di un anno ormai lontano, e il ritaglio di un libro antico aperto su una fotografia storica: tutti questi oggetti sono tracce. Tracce di un momento, di un luogo, di una mano che ha incollato, firmato, timbrato, stappato. Tracce di esistenze che il tempo tende a dissolvere — nella cantina in fondo alla casa, nel cassetto dimenticato di un mercatino, nella libreria di un rigattiere che non sa ancora cosa ha tra le mani. Jaime Vallardo Chávez lo sa. Lo sa da sempre, con quella intuizione dei collezionisti nati che precede qualsiasi sistema teorico e che non ha bisogno di spiegazioni per giustificarsi — solo di anni, e di pazienza, e di occhi allenati a vedere in ciò che gli altri scartano la materia di cui si fa il futuro.

È da questa intuizione che nasce il Vallardo Colección — la linea di opere che affianca, e in certi modi completa, la pratica delle banconote ritagliate che abbiamo raccontato nel nostro focus su Vallardo come “artista de las monedas mundiales”. Se lì l’oggetto incorporato era la banconota — scelta per il suo codice unico, per il suo valore simbolico e per il gesto quasi rituale della sua distruzione — qui gli oggetti sono diversi, molteplici, stratificati: etichette di vino, francobolli, timbri postali, cartoline, fumetti, copertine di libri, fotografie storiche estratte da volumi antichi. Oggetti che la storia ha già attraversato, che portano impressa la propria biografia, che non aspettano altro che qualcuno li metta insieme nel posto giusto.

La genesi dell’opera e l’idea della serialità

Per capire il Vallardo Colección bisogna capire che Vallardo è stato collezionista molto prima di essere pittore. Lo dice lui stesso nell’intervista esclusiva rilasciata a ItalianArtJournal.it l’8 maggio 2026, alla vigilia della Biennale di Venezia: “Sono sempre stato collezionista. E quando dico collezionista, sono stato un collezionista tematico: ho collezionato monete — mi sono occupato di numismatica —, porcellane, opere d’arte, arte precolombiana, arte popolare, terracotta.” Una lista che dice molto: non il collezionismo come accumulo indiscriminato, non il collezionismo come investimento finanziario — quello che Vallardo chiama, con un’espressione netta e definitiva, “la meschinità”. Ma il collezionismo come forma di conoscenza, come modo di entrare in relazione con la storia materiale del mondo attraverso gli oggetti che quella storia ha prodotto e lasciato in circolazione.

Il passo successivo — quello che ha generato il Vallardo Colección come serie artistica — è stato naturale quanto rivoluzionario: smettere di separare la collezione dall’opera. Non più oggetti da conservare e opere da creare come due pratiche distinte e parallele. Ma oggetti che diventano opera, che entrano nella superficie pittorica come elementi attivi, che dialogano con il colore naïf di Vallardo invece di stargli accanto in silenzio. Il francobollo non è decorazione: è un documento. L’etichetta di vino non è citazione: è un frammento di geografia e di tempo incorporato nella tela come un fossile nella roccia.

Il vino come mappa geografica del gusto

Le etichette di vino hanno, in questa serie, un peso specifico che vale la pena esplorare. Il vino è forse l’oggetto culturale in cui l’identità di un territorio si concentra con maggiore densità e precisione: ogni bottiglia porta un nome di luogo, un anno, una famiglia, una tradizione. L’etichetta è già, di per sé, un documento stratigraficamente ricco — contiene informazioni sulla geografia, sul clima, sulla storia agricola e commerciale di una regione, spesso sul gusto estetico di chi l’ha progettata, a volte su quello dell’artista che l’ha illustrata. Rioja, Barolo, Bordeaux, Vinho Verde, Malbec mendocino: ogni etichetta è una cartolina dal luogo in cui è stata prodotta, con tutto il peso di quella provenienza.

Vallardo lo capisce, e lo usa. Le etichette nelle sue opere non sono scelte a caso — come non sono casuali le banconote, come non sono casuali i maestri con cui sceglie di fondere i propri bocetos. Sono scelte geografiche e culturali che rispecchiano il percorso di un artista che ha viaggiato in oltre centocinquanta paesi e che ha imparato, in ogni posto, a leggere gli oggetti quotidiani come testi. Un’etichetta di vino peruviana accanto a una francese accanto a una honduregna non è un collage casuale: è una mappa del mondo vista attraverso il gusto, la terra, la storia di chi quella terra ha coltivato.

Il francobollo: memoria ufficiale dello Stato che diventa materia dell’artista

I francobolli meritano un discorso a parte — perché sono, tra tutti gli oggetti che Vallardo incorpora nelle sue opere, quelli con la biografia più complessa e più stratificata. Il francobollo è per definizione un documento ufficiale: lo Stato lo produce, lo certifica, lo mette in circolazione come strumento di comunicazione e come veicolo di rappresentazione identitaria. Ogni francobollo porta un’immagine scelta dallo Stato — un monumento, un personaggio storico, un animale simbolico, un’opera d’arte — e in quella scelta c’è già una narrazione, già una politica della memoria, già una decisione su cosa merita di essere ricordato e cosa no.

Quando Vallardo incorpora un francobollo nella sua opera, compie un atto di appropriazione critica: prende un documento del potere istituzionale e lo reinserisce in un contesto nuovo, in cui il suo significato originale si moltiplica e si complica. Il francobollo del re di Spagna accanto al colore naïf del jícaro honduregno. Il francobollo commemorativo di un’indipendenza latinoamericana accanto a un’etichetta di vino francese. Non è ironia, non è provocazione — è la stessa logica dei bocetos fusionados di cui Vallardo parla nell’intervista: onorare chi c’era prima, mettere in dialogo ciò che la storia ha tenuto separato, costruire una memoria collettiva che non appartiene a nessun vincitore in particolare.

L’accessibilità della Vallardo Colección come scelta etica

C’è un aspetto del Vallardo Colección che lo distingue radicalmente dalle altre serie dell’artista, e che Vallardo stesso sottolinea con una chiarezza che non lascia ambiguità: è nato per essere accessibile. “È nato per essere collezionabile, affinché i pezzi siano più accessibili — un prezzo abbordabile perché il collezionista possa avere l’intera serie”, dice nell’intervista. Una dichiarazione che suona semplice e che è invece una scelta etica precisa, quasi militante, nel contesto di un mercato dell’arte in cui l’accessibilità economica è spesso trattata come sinonimo di minor valore artistico.

Vallardo rifiuta questa equazione con la stessa energia con cui rifiuta l’idea che l’arte europea valga più di quella latinoamericana perché esposta in musei più grandi. Il Vallardo Colección è pensato per chi non può permettersi un’opera unica con banconota ritagliata — ma che merita comunque di possedere qualcosa di bello, di autentico, di carico di storia. È pensato per il collezionista che vuole avere la serie completa, che vuole seguire un percorso, che vuole che la propria collezione abbia una narrativa oltre che un valore. Come ha detto senza mezzi termini: “Sarebbe una disgrazia e un fallimento totale per un collezionista serio non fermarsi a guardare e acquisire un Vallardo Colección.”

È la certezza di chi ha capito, con trent’anni di percorso alle spalle e centocinquanta paesi attraversati, che ciò che oggi sembra ordinario domani diventa patrimonio. Un francobollo, un’etichetta di vino, una cartolina spedita da qualcuno a qualcuno in un giorno qualunque: piccoli frammenti di vita che aspettano solo di essere messi nel posto giusto per smettere di essere scarto e cominciare a essere storia. Vallardo quel posto lo conosce. Lo trova ogni volta, su ogni tela, in ogni paese del mondo.

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