Arezzo città d’arte: guida alla Basilica e a Piero della Francesca
Ogni anno, poco meno di trecentomila persone visitano la Basilica di San Francesco di Arezzo per vedere il ciclo di Piero della Francesca. Nello stesso periodo, quasi due milioni varcano i tornelli degli Uffizi di Firenze. Il confronto non è soltanto numerico: è la misura di quanto Arezzo rimanga, per molti, una città che si riesce a vedere davvero — senza la pressione della folla, senza la corsa tra un capolavoro e l’altro. Distante meno di un’ora da Firenze e circa quaranta minuti da Siena, Arezzo ha il vantaggio di essere abbastanza laterale rispetto all’asse principale del turismo toscano da poter conservare un ritmo che le città più celebrate hanno perso da decenni.
La Basilica di San Francesco e il ciclo di Piero della Francesca
Il ciclo della Leggenda della Vera Croce è il motivo principale per cui si viene ad Arezzo — ed è uno dei cicli pittorici più importanti del Rinascimento italiano. Piero della Francesca lavorò agli affreschi del coro della Basilica di San Francesco tra il 1452 e il 1466, sviluppando in quindici scene la storia leggendaria del legno da cui fu tratta la croce di Cristo. Il racconto segue una fonte medievale, la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, ma l’interpretazione pittorica è tutt’altro che medievale: la luce è calibrata con precisione quasi geometrica, le figure occupano lo spazio con la solidità di sculture, e il tempo narrativo rallenta fino a coincidere con la qualità del silenzio.
Chi conosce la formazione matematica di Piero, il suo trattato sulla prospettiva come sistema filosofico prima che tecnico, riconosce nella Basilica di San Francesco il punto in cui tutto questo si concretizza. Il ciclo non illustra soltanto: elabora. Ogni scena è costruita come un’equazione visiva, dove nulla è accidentale e nulla è puramente decorativo. Per chi vuole approfondire il metodo e la biografia di questo pittore prima della visita, il sito offre un approfondimento su Piero della Francesca tra luce, geometria e silenzio.
La visita al ciclo richiede prenotazione obbligatoria: i gruppi entrano a turni di trenta minuti con numero di accessi limitato. È una condizione che può sembrare restrittiva, ma che restituisce all’esperienza una qualità che nei grandi musei affollati è impossibile trovare. Trenta minuti davanti agli affreschi di Piero, in una luce calibrata e senza la spinta della folla, sono più che sufficienti per uscire con qualcosa di duraturo.
Piazza Grande e il centro medievale
La Piazza Grande di Arezzo è una delle piazze medievali più riuscite d’Italia — e tra le meno citate nelle classifiche dei luoghi imperdibili della Toscana. Il piano è inclinato, i palazzi che la circondano appartengono a secoli diversi senza che questo produca contraddizione, e il loggiato vasariano chiude un lato con una continuità costruttiva che sembra nata da un unico progetto. Giorgio Vasari, che ad Arezzo era nato nel 1511, progettò il loggiato e costruì in città la propria casa, oggi museo e visitabile.
Nella stessa piazza si tiene ogni anno, nelle prime settimane di settembre, la Giostra del Saracino: una giostra equestre medievale in costume storico che la città pratica con una serietà che non ha nulla di folcloristico. I quartieri della città competono con cavalieri in armatura, le bandiere vengono sventolate con tecniche tramandate da generazioni, e il Buratto — il manichino contro cui si lancia la lancia — rimane al centro della piazza con una presenza scenica che funziona perfettamente anche per chi non ha mai visto una giostra in vita sua.
Il centro storico di Arezzo è percorribile a piedi in meno di due ore con un ritmo tranquillo. La città è costruita su un colle: il centro medievale sale verso la sommità dove si trovano il Duomo e la Fortezza Medicea, e la discesa verso la stazione attraversa la parte commerciale più moderna. L’itinerario più logico parte dalla Basilica di San Francesco, attraversa Piazza Grande, sale al Duomo, passa per la Casa di Vasari e scende attraverso il Corso Italia verso la stazione.
Il Duomo e la Casa di Giorgio Vasari
Il Duomo di Arezzo — formalmente Santa Maria Assunta — è una costruzione gotica iniziata nel Duecento e completata nei secoli successivi con aggiunte che ne hanno modificato la facciata, rimasta incompiuta fino al primo Novecento. L’interno conserva alcune opere di rilievo: tra tutte, un affresco di Piero della Francesca raffigurante Maria Maddalena, uno dei rari affreschi autonomi dell’artista che si trovino fuori dal ciclo di San Francesco. Il contrasto con la luce morbida dell’interno gotico è significativo: Piero appare qui ancora più solido, quasi minerale, rispetto all’ambiente che lo ospita.
La Casa di Giorgio Vasari, a pochi minuti a piedi dalla Piazza Grande in via XX Settembre, è uno dei pochi esempi in Italia di abitazione rinascimentale conservata con gli affreschi originali voluti dall’artista stesso. Vasari decorò le stanze con scene celebrative di dei, allegorie e ritratti degli artisti che ammirava — tra i quali, inevitabilmente, Michelangelo. La visita è breve, l’ingresso modesto, e restituisce qualcosa che i grandi musei difficilmente possono dare: la misura domestica di un’ambizione rinascimentale, la proporzione tra il talento e lo spazio in cui lo si abita.
Il Museo di Arte Medievale e Moderna e dintorni
Il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo, ospitato nel Palazzo Bruni-Ciocchi in Via San Lorentino, raccoglie opere che vanno dal Medioevo al Novecento con una qualità media che in molte città di queste dimensioni sarebbe sorprendente. La sezione medievale include pale d’altare, sculture lignee e ceramiche in maiolica aretina — una produzione locale di cui Arezzo fu centro importante tra Quattrocento e Cinquecento. La sezione moderna documenta la pittura italiana tra Ottocento e primo Novecento con alcune opere di artisti toscani che la storiografia ufficiale ha spesso trascurato.
Arezzo è anche un punto di partenza naturale per chi vuole esplorare il territorio circostante. A circa trenta chilometri, Sansepolcro — città natale di Piero della Francesca — conserva la Resurrezione, definita da Aldous Huxley nel 1925 la più grande pittura del mondo. Non è una valutazione universalmente condivisa, ma è la misura dell’impatto che quella scena produce su chi arriva impreparato nella sala del Museo Civico di Sansepolcro. Arezzo è così non soltanto una città da vedere, ma un nodo da cui partire per un itinerario più ampio nel Rinascimento dell’Italia centrale: quel territorio che non compare nelle classifiche delle grandi città d’arte italiane ma che, per chi vuole uscire dai percorsi segnalati, offre qualcosa di più raro. Chi cerca destinazioni lontane dalla rotta principale troverà utile anche la guida alle destinazioni museali meno frequentate d’Italia.
Informazioni pratiche
- Basilica di San Francesco — Ciclo di Piero della Francesca: Piazza San Francesco, Arezzo. Prenotazione obbligatoria. Visite a turni di 30 minuti con accessi limitati. Orari: lun–sab 9:00–18:00 (nov–mar 9:00–17:30), dom 13:00–17:30. Biglietto: €8 intero, €5 ridotto. Tel. +39 0575 352727. Prenotazioni: pierodellafrancesca.it
- Duomo di Arezzo: Piazza del Duomo. Ingresso gratuito. Aperto tutti i giorni 8:00–19:00 (orari soggetti a variazioni per funzioni religiose).
- Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna: Via San Lorentino 8. Mar–dom 8:30–19:30. Biglietto: €8 intero. Gratuito ogni prima domenica del mese.
- Casa di Giorgio Vasari: Via XX Settembre 55. Mar–dom 8:30–19:30. Ingresso incluso nel circuito museale statale.
- Come arrivare in treno: da Firenze S.M.N. (Intercity o regionale): 50–60 minuti; da Roma Termini (diretto o con cambio): 2 ore circa; da Siena: 1 ora con cambio ad Arezzo o via autobus.
- Come arrivare in auto: Autostrada A1 Roma–Firenze, uscita Arezzo. Parcheggi a pagamento nelle zone limitrofe al centro; ZTL attiva nel centro storico medievale.
- Giostra del Saracino: due edizioni annuali in giugno e settembre, Piazza Grande. Biglietti su giostrадельsaracino.it (apertura vendite circa 30 giorni prima).
- Sito turismo: comune.arezzo.it
Foto: Manousos Kampanellis via Pexels
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