Giovanni Segantini: la luce alpina e la scienza del colore
Artisti italiani

Giovanni Segantini: la luce alpina e la scienza del colore

Giovanni Segantini: la luce alpina e la scienza del colore

C’è una luce nelle Alpi che non esiste altrove — una luce ad alta quota che non filtra, non si diffonde, non si ammorbidisce. Arriva diritta, senza atmosfera che la attutisca, e colpisce le cose con una precisione che sembra quasi innaturale. Giovanni Segantini era ossessionato da questa luce. E aveva gli strumenti per capirla.

Una formazione irregolare, una mente scientifica

Giovanni Segantini nasce ad Arco, in Trentino, nel 1858. La sua infanzia è segnata dalla povertà, dall’abbandono del padre, dagli anni trascorsi in istituto a Milano. Studia all’Accademia di Brera con una bravura tecnica che colpisce i professori, ma abbandona presto la formazione accademica per seguire un percorso più personale e più radicale.

Quello che distingue Segantini dagli altri pittori paesaggisti del suo tempo non è solo il talento: è la curiosità scientifica. Legge i testi di fisica ottica, studia la teoria dei colori, si appassiona al Divisionismo che sta emergendo in Francia con Seurat e Signac — ma arriva a conclusioni proprie, diverse. Il suo Divisionismo non è il pointillisme francese, fatto di puntini uniformi: è una tecnica a filamenti lunghi, quasi come un intreccio di fili di colore, che ricostruisce la superficie delle cose con la stessa logica con cui la luce le percepisce.

Il trasferimento in montagna: una scelta di conoscenza

Nel 1886, Segantini lascia la Brianza e si trasferisce in Engadina, in Svizzera. Poi a Savognin, poi a Maloja. Sceglie la montagna non per romanticismo, non per fuggire dalla città: la sceglie perché lì la luce è quella che cerca. Ad alta quota, l’atmosfera è più sottile, la diffusione della luce è diversa, i colori sono più netti e più puri. È una scelta di pittore che ragiona come uno scienziato.

In Engadina produce le opere più importanti della sua vita. I paesaggi alpini, le scene di vita contadina, le figure femminili che allattano, gli animali nella neve — tutto dipinto con una tecnica che diventa sempre più complessa, sempre più precisamente calibrata sulla resa della luce che cambia con le ore e con le stagioni.

Le due madri: biologia e simbolismo

Il dipinto che più di ogni altro sintetizza la visione di Segantini è Le due madri (1889, oggi alla Pinacoteca di Brera). Una stalla di notte: una mucca allatta il suo vitello; nell’angolo in ombra, una madre con il suo bambino dorme sul fieno. La luce di una lanterna illumina la scena dal basso.

Il parallelo biologico è esplicito e non sentimentale: la maternità come fatto della natura, comune agli animali e agli esseri umani. Segantini non giudica, non idealizza. Registra. Ma la tecnica divisionista — i filamenti di colore che costruiscono la paglia, la pelle, il pelo dell’animale — trasforma questa registrazione in qualcosa di più: la superficie del dipinto diventa una mappa della luce, ogni punto una scelta precisa di come il colore si comporta in quella condizione specifica di illuminazione.

Chi ha una formazione scientifica davanti a questo dipinto riconosce qualcosa di familiare: è il metodo di chi osserva, scompone, ricostruisce. Segantini dipinge come un naturalista del colore.

Il Trittico delle Alpi: il testamento incompiuto

Gli ultimi anni di Segantini sono dominati da un progetto colossale: il Trittico delle Alpi — tre pannelli enormi (La natura, La vita, La morte) destinati all’Esposizione Universale di Parigi del 1900. Segantini lavora ad alta quota, durante i mesi estivi, trasportando le tele sulla neve con slitte. Nel settembre 1899, colpito da peritonite, muore a Schafberg, a 3.000 metri di quota, con il trittico incompiuto.

I tre pannelli sono oggi al Museo Segantini di St. Moritz, un edificio progettato appositamente per contenerli — costruito nel 1908, a forma di cupola, che sembra uscito da un paesaggio di montagna dipinto da lui stesso. La visita è una delle esperienze più singolari che l’arte alpina offra.

SOSTIENI GRATUITAMENTE IL PROGETTO DI ITALIAN ART JOURNAL SEGUENDOCI SU FACEBOOK E SU INSTAGRAM

PER VEDERE LE NOSTRE PRODUZIONI MEDIA SEGUI ANCHE ARTING AROUND SU FACEBOOKINSTAGRAM TIKTOK.

CLICCA QUI PER CONOSCERE TUTTI I SERVIZI DI COMUNICAZIONE CHE OFFRIAMO AD ARTISTI, CURATORI E GALLERISTI

PER TE È GRATIS, PER NOI È ESTREMAMENTE IMPORTANTE! GRAZIE MILLE!

Potresti essere interessato anche a...