In Sicilia c'è un museo delle marionette che vale la pena vedere
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In Sicilia c’è un museo delle marionette che vale la pena vedere

In Sicilia c’è un museo delle marionette che vale la pena vedere

C’è qualcosa di paradossale nel cuore della Kalsa. Entri in un edificio che fu albergo, poi palazzo nobiliare, ora museo, e ti ritrovi circondato da guerrieri in armatura che non hanno mai combattuto nessuna guerra reale. Eppure le loro battaglie — contro i Saraceni, per l’onore di Carlo Magno, per la sopravvivenza di un mondo cavalleresco che non è mai esistito come lo immaginiamo — hanno tenuto incollate generazioni di palermitani per oltre due secoli. Il Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino non è semplicemente un luogo dove si conservano oggetti. È il deposito di un immaginario collettivo che ha attraversato indenne la modernità.

[IMMAGINE — Interno museo, sala pupi palermitani in armatura, Piazzetta Antonio Pasqualino 5, Palermo. Fonte consigliata: museodellemarionette.it]

Un medico, una collezione, un museo

La storia del museo è inseparabile dalla figura del suo fondatore. Antonio Pasqualino (1931–1995) era un chirurgo. Aveva studiato medicina, vinto borse di studio, insegnato all’Università di Berkeley. Ma la sua ossessione intellettuale profonda era un’altra: capire perché, nella seconda metà del Novecento, i palermitani continuavano ad affollare i teatrini dei pupi mentre il resto d’Italia aveva già dimenticato le proprie tradizioni popolari. Era una domanda da antropologo, e Pasqualino era anche quello — tra i fondatori del Circolo Semiologico Siciliano, studioso delle strutture narrative dell’epopea cavalleresca, autore di saggi che mettevano in dialogo Ariosto con la semiotica contemporanea.

Nel 1965 fondò l’Associazione per la Conservazione delle Tradizioni Popolari. Dieci anni dopo, nel 1975, quella che era una collezione privata di pupi, fondali, copioni manoscritti e attrezzature sceniche trovò finalmente una sede stabile. Il museo aprì al pubblico con un nucleo di circa quattromila oggetti. Da allora, la collezione non ha smesso di crescere, e il museo — oggi intitolato al suo fondatore — ne custodisce oltre cinquemila, provenienti da ogni parte del mondo.

Cosa si vede: la collezione

Il percorso espositivo parte naturalmente dai pupi siciliani, la ragione d’essere del museo e il nucleo originario della collezione. Qui la distinzione tra scuola palermitana e scuola catanese si fa subito visibile e concreta: i pupi palermitani, leggeri, con le ginocchia articolate, capaci di sguainare la spada nel fodero; quelli catanesi, massicci, alti fino a un metro e trenta, pesanti anche trenta chilogrammi, con le gambe rigide e la spada già impugnata. Sono due filosofie del conflitto rese materia.

Ma il museo non è solo siciliano. Il suo respiro è davvero internazionale: nelle sale si incontrano i bunraku giapponesi, le ombre del wayang kulit indonesiano, lo sbek thom cambogiano, dichiarato anch’esso patrimonio UNESCO; burattini birmani, figure vietnamite sull’acqua, marionette francesi e spagnole. La raccolta riflette la convinzione di fondo di Pasqualino: che il teatro di figura non fosse un’eccentricità siciliana ma una costante antropologica dell’umanità.

[IMMAGINE — Pupi siciliani in armatura, dettaglio testa e spada, collezione museo Palermo. Fonte consigliata: sito ufficiale museo]

A completare il percorso, figure realizzate da artisti del Novecento che con il teatro di figura hanno avuto un rapporto diretto o tangenziale. Tra questi Renato Guttuso, pittore siciliano la cui capacità di fondere tradizione popolare e linguaggio contemporaneo ha segnato un’intera generazione: se volete approfondire la sua opera prima di visitare il museo, su IAJ trovate una guida alle cinque opere fondamentali di Guttuso che illumina proprio quel rapporto tra Sicilia, identità e pittura.

L’Opera dei Pupi: cosa c’è davvero dietro

Per capire il museo bisogna capire cosa racconta l’Opera dei Pupi. Il repertorio classico attinge al ciclo carolingio: le gesta dei Paladini di Carlomagno, le guerre contro i Saraceni, i tradimenti di Gano di Maganza, gli amori di Angelica, le follie di Orlando. Storie che Ariosto aveva già rielaborato nel Orlando Furioso (1516), e che i pupari siciliani avevano poi distillato in un formato seriale — episodio dopo episodio, settimana dopo settimana, come una soap opera epica ante litteram.

Ma c’è di più. In una Sicilia che era stata greca, araba, normanna, spagnola e borbonica, la scelta di mettere in scena proprio quel conflitto tra cristiani e pagani aveva un peso culturale preciso. I pupi raccontavano anche dell’identità di un’isola che non aveva mai smesso di essere teatro di civiltà in collisione. Pasqualino lo capì con la lucidità dell’antropologo: salvare i pupi significava salvare una forma di elaborazione simbolica del passato.

Nel 2001 l’UNESCO proclamò l’Opera dei Pupi Siciliani Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità — prima pratica italiana a ottenere questo riconoscimento. L’iscrizione nella Lista Rappresentativa arrivò nel 2008. Fu una vittoria postuma per Pasqualino, scomparso nel 1995, e una conferma pubblica di ciò che il museo aveva sempre sostenuto: che la memoria vale quanto il marmo. La Sicilia, del resto, non smette di sorprendere anche sul fronte dell’arte contemporanea: nel 2026 Gibellina è Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, a conferma che l’isola sa custodire il passato e guardare avanti con la stessa intensità.

Il museo vivo: spettacoli, festival, biblioteca

Il Museo delle Marionette non è mai stato un archivio silenzioso. Fin dalla fondazione, Pasqualino volle che lo spazio fosse anche un luogo di produzione: spettacoli di Opera dei Pupi dal vivo, seminari teorico-pratici, dimostrazioni di tecniche di manovra. Oggi la sala teatro ospita regolarmente rappresentazioni — tra le ricorrenti, L’Orlando Furioso fatto a pezzi di Alberto Nicolino e la rassegna Domenica con i Pupi al Teatro Kemonia, in collaborazione con Franco Cuticchio.

Dal 1985 il museo organizza il Festival di Morgana, rassegna internazionale di teatro di figura che porta a Palermo compagnie da tutto il mondo. La Biblioteca Giuseppe Leggio, annessa al museo, raccoglie circa tremila volumi sulla storia del teatro di figura, le tradizioni popolari e la semiotica, oltre a copioni manoscritti ottocenteschi di rara consistenza. Nel 2017 il museo ha ricevuto il Premio ICOM Italia come Museo dell’Anno.

[IMMAGINE — Sala spettacolo o scena di Opera dei Pupi, teatro Kemonia o sala interna museo Palermo. Fonte consigliata: museodellemarionette.it]

Come organizzare la visita

Il museo si trova nel quartiere della Kalsa, a pochi passi da Piazza Marina e dal Palazzo Steri — uno dei quadranti più densi e stratificati della città vecchia. Se state pianificando un soggiorno più ampio, la nostra guida completa a Palermo vi accompagna attraverso quartieri, mercati, musei e architetture della città, dal centro normanno alla Kalsa fino al waterfront.

Per la visita al museo calcola almeno due ore — tre se vuoi assistere anche a uno spettacolo. Il ritmo è tranquillo, le sale non affollate. È uno di quei luoghi dove si può sostare davanti a un pupo senza essere spinti dal flusso del gruppo.

Informazioni pratiche

  • Indirizzo: Piazzetta Antonio Pasqualino 5, traversa di Via Butera, Palermo (quartiere Kalsa)
  • Orari: martedì–sabato 10:00–18:00 | lunedì, domenica e festivi 10:00–14:00. La biglietteria chiude un’ora prima della chiusura.
  • Biglietti: intero €5 | ridotto €3 (bambini e studenti fino a 25 anni) | gratuito sotto i 4 anni. Spettacoli: intero €10 | ridotto €8. Verificare prezzi aggiornati su museodellemarionette.it
  • Visite guidate: disponibili in italiano, francese e inglese, per gruppi fino a 20 persone. Prenotazione consigliata almeno 2 giorni prima (7 giorni per gruppi).
  • Come arrivare a piedi: da Piazza Marina, percorrere la Salita dell’Intendenza (a destra di Palazzo Steri) e svoltare nella seconda traversa a destra (Vicolo Niscemi).
  • In autobus: linea 105 da Piazza Indipendenza; linea 225 dalla Stazione Centrale.
  • Parcheggio: consigliato Piazza Marina o Foro Umberto Primo.
  • Contatti: tel. 091.328060 | museodellemarionette.it

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