C’è un lago, in Piemonte, che sembra pensato per essere guardato da lontano e poi attraversato in barca. Orta San Giulio, in provincia di Novara (NO), Piemonte, sorge a metà della sponda orientale del lago d’Orta, a una quarantina di chilometri dal capoluogo, e conta poco più di mille abitanti. Un’isola con una basilica romanica a quattrocento metri dalla riva, un Sacro Monte patrimonio UNESCO che sale sulla collina alle spalle e una piazza affacciata sull’acqua: tutto ciò che serve per una delle gite d’arte più raccolte del Nord Italia. Fa parte del club dei Borghi più belli d’Italia e ha ottenuto anche la Bandiera arancione del Touring Club Italiano.

Piazza Motta e il Palazzotto del 1582
Si arriva quasi sempre da Piazza Mario Motta, il salotto sul lago: edifici disposti su tre lati, in gran parte porticati, e davanti l’acqua, con i battelli che partono per l’isola. Su un lato si riconosce il Palazzotto, o Palazzo della Comunità, costruito nel 1582. Al piano terra ha un portico che serviva al mercato, al primo piano la sala delle adunanze: nel Cinquecento qui sedeva il potere legislativo ed esecutivo della Riviera di San Giulio, una piccola repubblica di valle che per secoli si governò quasi da sola. Lo stemma porta il motto Hortus Conclusus, «giardino chiuso», una definizione che a Orta non è mai sembrata esagerata.

Passeggiare in questo punto, prima di tutto il resto, serve a capire il carattere del luogo: un borgo in cui la vita pubblica si svolge ancora affacciata sull’acqua. È un’impressione simile a quella che regalano altri centri di mare e di lago che abbiamo raccontato, dalla Polignano a Mare delle scogliere alla Atrani incastrata sul mare.
L’Isola di San Giulio e la leggenda dei draghi
Dalla piazza si prende la barca, e in pochi minuti si è sull’Isola di San Giulio. Secondo la tradizione, intorno al 390 il santo raggiunse l’isola navigando sul proprio mantello e la liberò dai draghi, simbolo della sconfitta del paganesimo; vi costruì poi una chiesetta dedicata ai dodici apostoli. La storia è una leggenda, ma ha avuto una forza enorme: da lì l’isola ha preso il nome e la sua fama di luogo sacro.
Oggi l’isola è dominata da un grande edificio che fu seminario, costruito nel 1844 sulle rovine di un castello, e che ospita l’abbazia Mater Ecclesiae, un monastero di clausura di monache benedettine. Per questo il silenzio sull’isola non è una trovata turistica, ma una regola di vita: i vicoli sono pochi, il giro si fa in poche decine di minuti e ci si sposta a bassa voce.

La Basilica romanica e il pulpito di serpentino
La Basilica di San Giulio è considerata il più importante monumento romanico del Novarese. Le sue origini sono antiche: sono state riconosciute tracce di una piccola cappella a un’abside dei secoli V-VI, poi una chiesa più grande, forse distrutta o danneggiata nel Medioevo; l’edificio attuale, a tre navate, è del XII secolo. La cripta, seicentesca (1697), custodisce l’urna con i resti del santo, insieme a quelli di altri santi.
Il pezzo forte è l’ambone, scolpito nel serpentino grigio-verde delle cave di Oira, sostenuto da quattro colonne e databile ai primi del XII secolo. Vi si riconoscono i simboli dei quattro evangelisti e scene di lotta tra il bene e il male, con una figura maschile la cui identità è ancora discussa. Sulle pareti si sovrappongono affreschi realizzati dal Trecento in poi; il più antico datato raffigura Sant’Antonio Abate (1461), mentre la decorazione barocca dell’abside e della volta è attribuita a Carlo Borsetti. Per un confronto con altri grandi complessi di pittura sacra italiana, la nostra guida ad Assisi e alla Basilica di San Francesco è il passo successivo, e per chi ama il Medioevo scolpito c’è anche la Cripta e il mosaico di Otranto.
Il Sacro Monte di San Francesco
Sopra il paese, in un bosco, sale un percorso devozionale che è uno dei luoghi più sorprendenti del Piemonte. Il Sacro Monte di Orta è dedicato a san Francesco d’Assisi ed è l’unico dei Sacri Monti ad avere questa dedicazione. La decisione di costruirlo fu presa nel 1583; i lavori cominciarono nel 1590 con il convento e nel 1591 con la prima cappella. Il piano generale fu opera del cappuccino Cleto da Castelletto; nel corso dei lavori intervennero scultori come Dionigi Bussola e Giovanni d’Enrico, e pittori come il Morazzone, uno dei protagonisti della pittura lombarda del Seicento.

Le cappelle realizzate sono una ventina (le fonti riportano 20 o 21, rispetto alle 32-36 inizialmente previste) e raccontano la vita di Francesco. Nel complesso si contano 376 statue di terracotta a grandezza naturale, dipinte, collocate in scene teatrali che continuano sulle pareti con gli affreschi. È un’arte pensata per essere vissuta in cammino: ogni cappella è una scena che si guarda dall’esterno attraverso una grata, come in un presepe monumentale. Dal 1980 l’area è tutelata come Riserva Naturale Speciale della Regione Piemonte, e nel 2003 il Sacro Monte di Orta è entrato, insieme agli altri sacri monti del Piemonte e della Lombardia, nella lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO: la scheda ufficiale dei Sacri Monti ne spiega il valore.
Il genere teatrale-devozionale della Controriforma ha una parentela forte con la pittura che a Milano, per esempio, si può studiare in Brera, e con il drammatico realismo di Caravaggio, che dalla Lombardia partì per rivoluzionare l’arte europea.
Il paese dipinto di Legro e il Museo del Cinema all’Aria Aperta
A poca distanza dal centro vale la deviazione a Legro, definita il «paese dipinto». Dal 1998 gli artisti ne decorano i muri con murales ispirati ai film girati sul lago e alle storie del poeta e scrittore Gianni Rodari, tanto che l’insieme si chiama Museo del Cinema all’Aria Aperta. È un modo allegro e contemporaneo di rileggere il paesaggio. Chi ama i borghi trasformati in gallerie ha un parallelo in Emilia-Romagna: Dozza e i suoi muri dipinti, mentre il tema del borgo-laboratorio è raccontato anche a Calcata e a Gibellina.
Un giorno fra lago, Milano e Torino
Orta si visita bene in una giornata, ma funziona ancora meglio come base. Per chi parte da Milano, la guida completa a Milano e quella al Museo del Novecento offrono il lato urbano del viaggio, mentre il Museo Egizio di Torino è una tappa quasi obbligata per chi arriva dal Piemonte. Verso est, Bergamo Alta, Pavia e Mantova completano il quadro della Lombardia. Per una visita fuori stagione, un’idea è abbinare il lago ai borghi per il Natale che abbiamo selezionato.
Per approfondire ogni aspetto della visita, la scheda di Orta San Giulio del Touring Club è un buon punto di partenza, mentre la raccolta dei borghi italiani e la sezione delle guide turistiche vi aiuteranno a costruire il resto dell’itinerario.
Un luogo che si capisce restando fuori
Il paradosso di Orta è che le sue meraviglie si guardano quasi tutte da fuori. Le statue del Sacro Monte restano dietro le grate, i monaci dell’isola vivono dietro una clausura, il lago è bellissimo anche e soprattutto da lontano. Eppure è proprio questa distanza a creare il senso del luogo: si entra in contatto con qualcosa che non si lascia afferrare, e che per questo resta addosso. Altrove l’arte vuole farsi toccare, qui sembra chiedere di essere guardata con rispetto. Quando la barca riparte dall’isola, e la basilica si allontana nell’acqua, si capisce che il silenzio non è l’assenza di qualcosa, ma il modo in cui un posto decide di raccontarsi.
Informazioni pratiche
Dove si trova: Orta San Giulio (NO), Piemonte, sulla sponda orientale del lago d’Orta, a circa 45 km da Novara. Da non perdere: Piazza Motta, Palazzotto, Isola di San Giulio e Basilica, Sacro Monte, Legro. Quando andare: primavera e autunno per i colori del lago; evitare i weekend d’estate per la folla sulla piazza. Come arrivare all’isola: con i battelli che partono da Piazza Motta. Nei dintorni: Novara, Torino, Milano, il lago Maggiore.
