Immaginate un papa che torna nel paese dove è nato, lo guarda con gli occhi di un umanista e decide di trasformarlo nella città perfetta. Non è una trama da romanzo: è la storia di Pienza, in provincia di Siena (SI), Toscana, nel cuore della Val d’Orcia. Qui, tra il 1459 e il 1462 circa, il vecchio borgo di Corsignano fu rifatto da capo per volere di Enea Silvio Piccolomini, diventato papa Pio II, e per questo il suo nome significa letteralmente «città di Pio». Quasi sei secoli dopo, con poco meno di duemila abitanti, Pienza è ancora una delle poche applicazioni riuscite dell’idea di «città ideale» che il Rinascimento sognava sulla carta.

Dal villaggio di Corsignano alla città di Pio
Enea Silvio Piccolomini nacque nel 1405 a Corsignano e diventò papa nel 1458, cinquantatré anni dopo. Fu un letterato prima che un uomo di Chiesa, e la sua idea di città nasceva dai libri più che dai cantieri. Secondo la ricostruzione storica più condivisa, mentre viaggiava verso Mantova, dove aveva convocato un congresso per organizzare una crociata, passò dal suo luogo d’origine e decise di rifarlo. Affidò il progetto all’architetto Bernardo Rossellino, che lavorò per circa quattro anni su un piano che resterà soltanto in parte realizzato.
La morte prematura del papa interruppe i cantieri, e per questo la città è cambiata poco da allora. È un destino paradossale: il progetto incompiuto di un uomo ha protetto un luogo più di qualunque vincolo. La bolla Pro excellenti del 13 agosto 1462 è ricordata come l’atto da cui deriva lo stemma cittadino. Nel 1996 il centro storico è entrato nella lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO, e nel 2004 anche il paesaggio della Val d’Orcia ha ricevuto lo stesso riconoscimento, come si legge nella scheda UNESCO del centro storico di Pienza.
Il viaggio verso Mantova non è un dettaglio casuale. Se volete capire che cosa significhi, per il Quattrocento, pensare una città come un’opera d’arte, la tappa successiva è la nostra guida a Mantova, la città dei Gonzaga, e soprattutto Sabbioneta, la piccola capitale ideale fondata nel Cinquecento. Un altro tassello dello stesso sogno è Urbino con il Palazzo Ducale, dove la corte di Federico da Montefeltro mise in pratica la stessa idea di armonia.
Piazza Pio II: il cuore della città ideale
Quasi tutto il patrimonio di Pienza si concentra in una piazza sola, Piazza Pio II, di dimensioni contenute e pensata come un piccolo teatro di pietra. Il lato dominante è occupato dalla Cattedrale, isolata e ben visibile appena si arriva; di fronte si affaccia il Palazzo Comunale, mentre accanto al Duomo stanno il Palazzo Borgia, oggi legato al Palazzo Vescovile, e il Palazzo Piccolomini, la residenza di famiglia del pontefice. La scelta di mettere insieme potere religioso, civile e dinastico nello spazio di una sola piazza è la vera dichiarazione di intenti del progetto: la città è un messaggio politico scritto in pietra.

Il modo migliore per leggerla è fermarsi al centro e girare lentamente su se stessi. La piazza non ha la monumentalità delle grandi capitali, e non vuole averla: il suo fascino sta nelle proporzioni, nella luce chiara del travertino, nel fatto che ogni edificio dialoga con gli altri. Chi ama questo tipo di esperienza troverà echi simili a Siena, con Piazza del Campo e la sua pinacoteca a meno di un’ora di strada.
La Cattedrale e il suo difetto di fabbrica
Il Duomo di Pienza è un caso raro di chiesa che mescola due tradizioni. Costruito da Rossellino fra il 1459 e il 1462, ha una facciata tripartita in travertino, scandita da quattro paraste che corrispondono alle tre navate interne, e porta sul timpano lo stemma di Pio II. Il linguaggio è rinascimentale e risente dell’influenza di Leon Battista Alberti; l’interno, invece, ha l’impianto delle Hallenkirchen, le chiese a sala tipiche dell’area germanica, che il papa aveva visto durante i suoi viaggi in Europa e che gli piacevano soprattutto per la luminosità delle grandi finestre.

Dentro, la luce è la prima sorpresa. La seconda sono le opere d’arte: tra le pale d’altare si ricordano l’Assunzione della Vergine del Vecchietta e la Madonna col Bambino e santi di Matteo di Giovanni, due pittori senesi che aiutano a capire come il Quattrocento toscano non fosse fatto solo di Firenze. La terza sorpresa è un difetto: l’abside e parte del transetto poggiano sui ripidi pendii della collina, e il terreno ha provocato nel tempo cedimenti nelle murature, un problema presente fin dalla costruzione. Nel Novecento, tra il 1911 e il 1934, si dovette intervenire con opere di fondazione e consolidamento. È una lezione ottima di umiltà: anche la città ideale ha dovuto fare i conti con la geologia.
Per vedere dove nasce la pittura che incontrerete a Pienza e dove approdò, la nostra guida alla Pinacoteca di Brera e quella agli Uffizi mostrano le stesse mani in contesti più monumentali. Per un autore che con la luce e la prospettiva fece ancora di più, c’è la nostra introduzione a Piero della Francesca.
Palazzo Piccolomini e il giardino sulla valle
Accanto alla cattedrale, il Palazzo Piccolomini è il simbolo della dimensione privata del progetto: una residenza costruita in un’epoca in cui un pontefice si concedeva ciò che oggi chiameremmo una «casa di famiglia». Il suo carattere più celebre, che molti visitatori ricordano più delle sale, è la relazione con il paesaggio: dall’edificio lo sguardo si apre verso la Val d’Orcia, in un’inquadratura che trasforma il paesaggio in architettura. Prima di programmare la visita conviene controllare giorni e orari sui siti ufficiali e sulla scheda di Pienza del Touring Club, perché le aperture degli interni variano nel corso dell’anno.
Camminare fuori dalla piazza: pievi, vicoli e Val d’Orcia
Chi ripartisse subito dopo la piazza perderebbe la parte più bella di Pienza, che è la sua misura umana. I vicoli che partono dal centro portano ai bordi delle mura, dove si apre il panorama sulle colline. Tra le chiese del territorio si ricorda anche la Pieve dei Santi Vito e Modesto a Corsignano, il ricordo del paese prima della rifondazione.
La Val d’Orcia è un paesaggio che sembra disegnato, e in effetti lo è: colline ondulate, cipressi, strade bianche e casali isolati. Per capire come i borghi toscani si inseriscano in un territorio di questo tipo, ci sono le nostre guide a San Gimignano, a Volterra e ad Arezzo, con la Leggenda della Vera Croce. Se l’idea è un viaggio di più giorni, Perugia, Assisi e Gubbio sono a una giornata di strada, mentre la guida ai borghi dell’Umbria raccoglie Spello, Bevagna, Montefalco e Todi. Verso nord, la scelta più naturale è Firenze, con Palazzo Pitti e il Bargello.
Il pecorino, il Palio del cacio e la tavola
Pienza è anche una capitale gastronomica. Il pecorino di Pienza, in particolare quello stagionato in barrique, è un prodotto agroalimentare tradizionale riconosciuto, e si compra in quasi ogni bottega del centro. La festa che meglio lo celebra è il Palio del cacio al fuso, che si svolge nella piazza principale nella prima settimana di settembre dal 1960: sei squadre di sei componenti fanno rotolare forme di formaggio verso un fuso posto al centro dello spazio, in una gara che mescola goliardia e rispetto per la tradizione. Se vi interessa il rapporto fra territorio e cucina, un altro modello è descritto nella nostra guida alle Langhe e agli itinerari enogastronomici.
Come organizzare la visita
Pienza si visita bene in una giornata, ma regala molto di più se ci si ferma per una notte. La mattina presto e la sera, quando i gruppi organizzati se ne vanno, la piazza torna a essere quello che il papa voleva: un luogo di conversazione. Conviene arrivare con calma, parcheggiare fuori dal centro e dedicare la prima ora alla cattedrale; poi la piazza, il palazzo, il camminamento sulle mura e infine una pausa in una delle botteghe del pecorino. Per una lettura d’insieme di altri luoghi simili, la raccolta dei borghi italiani e le altre guide turistiche aiutano a costruire un itinerario completo, mentre il borgo dei muri dipinti di Dozza offre un contrappunto contemporaneo.
Una città perfetta perché è rimasta incompleta
Il paradosso di Pienza è che la città ideale ci sia arrivata proprio perché non è stata finita. Un progetto compiuto avrebbe avuto il tempo di crescere, di essere ritoccato, di invecchiare male; una città interrotta dopo quattro anni è rimasta congelata nell’istante in cui l’utopia era ancora credibile. Anche l’incompletezza ha fatto il suo lavoro: il Duomo che cede, il piano che non si estende, la piazza che resta troppo piccola per il suo programma. Camminando tra quei palazzi si ha la strana sensazione che la perfezione sia una promessa e non una condizione, e che il Rinascimento ci abbia lasciato il suo capolavoro più fragile: un luogo che funziona perché qualcuno, a un certo punto, ha smesso di costruirlo.
Informazioni pratiche
Dove si trova: Pienza (SI), Toscana, in Val d’Orcia, a circa un’ora da Siena. Da non perdere: Piazza Pio II, Cattedrale, Palazzo Piccolomini, Palazzo Borgia, Pieve di Corsignano, passeggiata sulle mura. Quando andare: primavera e autunno per il paesaggio; la prima settimana di settembre per il Palio del cacio al fuso. Da assaggiare: il pecorino di Pienza, anche stagionato in barrique. Nei dintorni: Siena, Montalcino, San Gimignano, Arezzo, Perugia.
