Dove vedere Caravaggio oggi, città per città – di Igor Fomin (MuseScope)
Le opere di Caravaggio sono sparse tra chiese, musei e collezioni private. Il nucleo più importante si trova a Roma, dove il pittore ottenne le commissioni che lo resero famoso. Napoli, Malta e la Sicilia conservano invece molti dei dipinti realizzati dopo la fuga del 1606. Nel corso dei secoli altre opere hanno raggiunto le grandi collezioni europee e americane.
Molti dipinti sono esposti nei musei. Altri si trovano ancora nelle chiese per cui furono realizzati o presso le istituzioni che li commissionarono: nelle cappelle romane, al Pio Monte della Misericordia di Napoli e nella concattedrale di San Giovanni a Malta. Per chi organizza il viaggio è una distinzione utile, perché in questi luoghi il quadro si vede nel contesto per cui è nato.
Roma, le chiese e le grandi collezioni
A Roma si conservano oltre venti opere attribuite a Caravaggio, alcune delle quali di attribuzione discussa. Per visitare buona parte di quelle accessibili al pubblico bastano due giorni.
Conviene cominciare dalle chiese. Nella cappella Contarelli di San Luigi dei Francesi ci sono le tre tele su san Matteo, la «Vocazione», il «Martirio» e «San Matteo e l’angelo», dipinte tra il 1599 e il 1602. È la commissione che gli diede la fama. A tre minuti a piedi, in Sant’Agostino, c’è la «Madonna dei Pellegrini», o «Madonna di Loreto», con quei contadini scalzi e impolverati in primo piano che ai contemporanei sembrarono uno scandalo. Un quarto d’ora più in là, vicino a piazza del Popolo, nella cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo, ci sono la «Conversione di san Paolo» e la «Crocifissione di san Pietro». Le tre chiese si possono visitare nella stessa mattinata. L’ingresso è gratuito, ma durante le funzioni religiose l’accesso alle cappelle può essere limitato.
La raccolta più grande in un solo luogo è la Galleria Borghese, con sei quadri: il «Ragazzo con canestra di frutta», il «Bacchino malato», la «Madonna dei Palafrenieri», il «San Girolamo», il «San Giovanni Battista» e il «Davide con la testa di Golia», dove nella testa di Golia si riconosce di solito un autoritratto. Gran parte di queste opere entrò nella collezione del cardinale Scipione Borghese quando Caravaggio era ancora vivo. Alla Galleria Borghese la prenotazione è obbligatoria.
Gli altri indirizzi romani si possono distribuire su più giorni:
- Galleria Doria Pamphilj: il «Riposo durante la fuga in Egitto», la «Maddalena penitente» e un «San Giovanni Battista».
- Musei Capitolini: la «Buona ventura», nella prima versione del soggetto (la seconda è al Louvre), e un altro «San Giovanni Battista», il giovane con l’ariete.
- Palazzo Barberini: «Giuditta e Oloferne», il «San Francesco in meditazione» e il «Narciso», la cui attribuzione è ancora discussa. Nel 2026 lo Stato ha acquistato per il museo il «Ritratto di monsignor Maffeo Barberini», il futuro papa Urbano VIII, fino ad allora in una collezione privata, per 30 milioni di euro.
- Palazzo Corsini, dall’altra parte del Tevere: un altro «San Giovanni Battista».
- Pinacoteca dei Musei Vaticani: la «Deposizione», uno dei quadri più copiati del Seicento.
- Museo dei Cappuccini in via Veneto: una composizione quasi identica al «San Francesco» di Barberini. Le Gallerie Nazionali di Arte Antica considerano originale la versione proveniente da Carpineto Romano ed esposta a Palazzo Barberini, mentre il museo dei Cappuccini difende la propria. Le due opere si possono mettere a confronto, ma sull’autografia non c’è accordo.
Un caso a parte è l’unico dipinto murale noto di Caravaggio, «Giove, Nettuno e Plutone», sul soffitto di un piccolo studiolo nel Casino dell’Aurora di Villa Ludovisi. È una proprietà privata: l’accesso è limitato e le modalità di visita vanno verificate sul portale turistico ufficiale di Roma. Da non confondere con l’altro Casino dell’Aurora romano, quello Pallavicini Rospigliosi, che ha le sue regole di visita.

Caravaggio, «Sette opere di Misericordia», 1606-1607. Napoli, Pio Monte della Misericordia. Pubblico dominio.
Napoli, i quadri della fuga
Nel maggio del 1606 Caravaggio uccide in una rissa Ranuccio Tomassoni e scappa da Roma. In autunno è a Napoli, e in pochi mesi dipinge alcune delle opere che oggi si possono vedere in città.
Le «Sette opere di Misericordia» sono ancora al Pio Monte della Misericordia, l’istituzione che le commissionò nel 1607. Oggi il dipinto è sull’altare maggiore della chiesa, ricostruita nella seconda metà del Seicento. Il Pio Monte esiste ancora e non ha mai venduto il quadro, anche se le offerte non sono mancate. Le sette opere sono riunite in un’unica scena di strada, di notte, a Napoli, e sopra volano la Madonna col Bambino.
La «Flagellazione di Cristo», dipinta per San Domenico Maggiore, oggi è al Museo di Capodimonte. L’ultimo quadro noto del pittore, il «Martirio di sant’Orsola» del 1610, si vede alle Gallerie d’Italia in via Toledo. Fu dipinto per il nobile genovese Marcantonio Doria poche settimane prima della morte di Caravaggio.

Caravaggio, «Decollazione di san Giovanni Battista», 1608. La Valletta, concattedrale di San Giovanni. Pubblico dominio.
Malta e la Sicilia
Caravaggio arrivò a Malta nel 1607. Sperava di entrare nell’Ordine di San Giovanni e di ottenere protezione. Nella concattedrale di San Giovanni a La Valletta, nell’oratorio, c’è il suo quadro più grande, la «Decollazione di san Giovanni Battista». È l’unica opera firmata che si conosca: «f. Michelang.o» è scritto nel sangue che esce dal collo del santo. La «f.» di solito si legge come «fra», cioè frate, e si collega all’ingresso del pittore nell’Ordine, ma c’è anche chi la legge «fecit». Nell’ala dedicata a Caravaggio accanto alla cattedrale si vede anche il «San Girolamo scrivente». Poco dopo essere stato accolto nell’Ordine, Caravaggio fu arrestato per una rissa, fuggì dal carcere e venne espulso.
In Sicilia rimase circa un anno, e di quel periodo restano tre grandi pale d’altare. A Siracusa il «Seppellimento di santa Lucia» è nella basilica di Santa Lucia al Sepolcro, costruita sul luogo dove secondo la tradizione fu sepolta la santa: uno dei pochi casi in cui il quadro e il luogo della sua storia coincidono. A Messina, al Museo Regionale, ci sono la «Resurrezione di Lazzaro» e l’«Adorazione dei pastori». A Palermo è legata la perdita più famosa: la «Natività con i santi Francesco e Lorenzo» fu rubata dall’Oratorio di San Lorenzo nel 1969 e non è mai stata ritrovata. Oggi al suo posto c’è una ricostruzione realizzata nel 2015 dal laboratorio Factum Arte a partire dalle fotografie rimaste. Vale la pena andarci anche solo per l’oratorio, con gli stucchi di Giacomo Serpotta.
Firenze e il Nord
A Firenze gli Uffizi conservano il «Bacco», la «Medusa» e il «Sacrificio di Isacco», tre opere molto diverse, tutte provenienti dalle collezioni medicee. Nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti ci sono l’«Amorino dormiente», dipinto a Malta, e il «Ritratto di fra Antonio Martelli», cavaliere dell’Ordine. Il «Cavadenti», esposto nella stessa galleria, non convince tutti gli studiosi. Alla Fondazione Roberto Longhi, una collezione privata che si visita su prenotazione, è conservato il «Ragazzo morso da un ramarro», di cui un’altra versione si trova a Londra.
Milano, la città dove Caravaggio è nato e si è formato nella bottega di Simone Peterzano, conserva soltanto due sue opere. La «Canestra di frutta» della Pinacoteca Ambrosiana è una delle prime nature morte della pittura italiana e apparteneva al cardinale Federico Borromeo. La «Cena in Emmaus» della Pinacoteca di Brera fu dipinta nel 1606 nei feudi dei Colonna, subito dopo la fuga da Roma. Il confronto con la versione londinese, dipinta nel 1601, mostra quanto fosse cambiata la pittura di Caravaggio in soli cinque anni.
Il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona conserva un «San Francesco in meditazione» attribuito a Caravaggio. A Genova, Palazzo Bianco conserva un «Ecce Homo», anch’esso di attribuzione controversa.
Fuori dall’Italia
Circa un terzo delle opere di Caravaggio si trova all’estero:
- Parigi, Louvre: la «Buona ventura», la «Morte della Vergine» e il «Ritratto di Alof de Wignacourt», Gran Maestro dell’Ordine di Malta. La «Morte della Vergine» fu rifiutata per la chiesa romana di Santa Maria della Scala; più tardi si raccontò che Caravaggio avesse dipinto la Madonna prendendo a modello una donna annegata nel Tevere.
- Londra, National Gallery: la «Cena in Emmaus», il «Ragazzo morso da un ramarro» e la «Salomè con la testa del Battista».
- Madrid: al Prado si trova il «Davide vincitore di Golia». Il museo ha inoltre ospitato in prestito l’«Ecce Homo», un dipinto di proprietà privata: per sapere se è esposto, conviene verificare prima della visita. Al Museo Thyssen-Bornemisza c’è la «Santa Caterina d’Alessandria», alla Galleria delle Collezioni Reali un’altra «Salomè».
- Vienna, Kunsthistorisches Museum: la «Madonna del Rosario», il «Davide con la testa di Golia» e l’«Incoronazione di spine».
- Germania: alla Gemäldegalerie di Berlino l’«Amor vincit omnia», a Potsdam, nella pinacoteca di Sanssouci, l’«Incredulità di san Tommaso». Berlino è anche un luogo di perdite: nel 1945 andarono distrutti la prima versione del «San Matteo e l’angelo», che secondo il racconto tradizionale fu rifiutata per la cappella Contarelli e sostituita da un altro quadro, e il ritratto della cortigiana Fillide.
- Altre città europee: il «Suonatore di liuto» all’Ermitage, la «Flagellazione» a Rouen, l’«Annunciazione» a Nancy e la «Cattura di Cristo» alla National Gallery of Ireland di Dublino. Il quadro di Dublino fu ritrovato nel 1990 in una casa dei gesuiti, dove lo si credeva una copia.
- Stati Uniti: al Metropolitan Museum «I musici» e la «Negazione di Pietro»; al Kimbell Art Museum di Fort Worth i «Bari»; a Detroit «Marta e Maria Maddalena»; a Cleveland la «Crocifissione di sant’Andrea»; a Kansas City il «San Giovanni Battista nel deserto»; a Hartford l’«Estasi di san Francesco».
Prima di partire
Le opere di Caravaggio vengono spesso prestate per mostre temporanee. Prima di partire per vedere un dipinto preciso, conviene controllare sul sito del museo che sia esposto. Nelle chiese le visite possono essere limitate durante le funzioni religiose ed è richiesto un abbigliamento adeguato. Le regole sono particolarmente rigorose nella concattedrale di San Giovanni a Malta.
Su MuseScope si possono leggere e ascoltare in italiano le storie di molte delle opere citate, dai dipinti della cappella Contarelli a quelli conservati a Messina.
Igor Fomin è il fondatore di MuseScope, una guida d’arte indipendente che raccoglie le storie di decine di migliaia di opere di musei di tutto il mondo, in dieci lingue.
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