Il borgo del capolavoro perduto di Leonardo: la battaglia dipinta che nessuno ha più visto
Esiste un capolavoro di Leonardo da Vinci che nessuno vedrà mai, e il suo nome è quello di un paese toscano. Anghiari, in provincia di Arezzo (AR), Toscana, è il luogo dove il 29 giugno 1440 si combatté la battaglia che Firenze volle celebrare chiamando il più grande pittore dell’epoca. Il dipinto non è sopravvissuto: restano disegni, copie, un’immensa leggenda e un borgo di pietra e vicoli in salita che, per ragioni che con Leonardo c’entrano solo di riflesso, vale da solo il viaggio.

La battaglia, la commissione e l’opera che si è dissolta
I fatti, nella versione più sobria, sono questi. Il 29 giugno 1440 un esercito fiorentino alleato con la Chiesa affrontò nella piana sotto Anghiari le truppe del Ducato di Milano guidate da Niccolò Piccinino. La battaglia durò un giorno e si chiuse con la vittoria fiorentina, che rafforzò il controllo di Firenze sulla Toscana.
Sessantatré anni dopo, nel 1503, il gonfaloniere Pier Soderini affidò a Leonardo da Vinci il compito di affrescare la scena nella Sala del Consiglio di Palazzo Vecchio. Sulla parete opposta fu chiamato Michelangelo, per la Battaglia di Cascina: una sfida tra i due più grandi artisti d’Italia, che nessuno dei due portò a compimento. Leonardo sperimentò una tecnica pittorica nuova, che non resse all’asciugatura, e gran parte dell’opera andò perduta. Oggi ne restano i disegni preparatori e alcune copie della scena centrale, la lotta per lo stendardo, tra cui la celebre versione di Rubens, conservata al Louvre.

È una storia che, in fondo, ricorda quella di un’altra opera di Leonardo che non fu mai finita, raccontata nella nostra analisi dell’Adorazione dei Magi, oggi agli Uffizi, che puoi visitare con la guida alla galleria fiorentina. Per approfondire il Leonardo ingegnere e inventore, a Roma c’è il Museo Leonardo da Vinci. E il rivale di quella sfida, Michelangelo, nacque nella vicina Caprese Michelangelo: la sua forza scultorea, raccontata anche nel Giudizio Universale, è l’opposto esatto della fluidità sfumata di Leonardo.
Il Museo della Battaglia e di Anghiari
Dove si capisce meglio tutto questo è nel Museo della Battaglia e di Anghiari, ospitato nel Palazzo del Marzocco. Il museo racconta lo scontro del 1440 e il rapporto tra Leonardo e il paese con documenti, ricostruzioni, un grande plastico degli schieramenti, armi da fuoco dell’epoca e stampe sulla fortuna iconografica della battaglia. Il museo civico, istituito nel 2000 nello stesso palazzo, conserva anche reperti archeologici, ceramiche e opere d’arte, tra cui una ricca raccolta di incisioni di Albrecht Dürer, oltre a Pacem in Terris di Emilio Isgrò, realizzata per ricordare Leonardo.
La scelta di un’opera contemporanea accanto a una battaglia del Quattrocento non è casuale: in un luogo costruito sull’idea di un dipinto assente, l’arte di oggi è un modo per tenere aperta la ferita. Per seguire la stessa idea in un contesto più ampio, la nostra rassegna dei dieci monumenti più importanti d’Italia mostra quanto spesso il patrimonio italiano sia fatto di memoria quanto di materia.
Palazzo Taglieschi e la Madonna di Jacopo della Quercia
Il secondo polo artistico è il Museo Statale di Palazzo Taglieschi, in piazza Mameli: un palazzo rinascimentale nato dall’unione di antiche case-torri medievali. Il suo simbolo è una Madonna in legno policromo di Jacopo della Quercia, lo scultore senese che a Lucca scolpì il monumento a Ilaria del Carretto (la città è raccontata nella nostra guida a Lucca). Ci sono poi una Natività della bottega di Andrea della Robbia, un organo positivo da tavolo della prima metà del Cinquecento, tele di pittori toscani del Seicento come Jacopo Vignali, Matteo Rosselli e Giovanni Antonio Sogliani, e una collezione di ex voto che comprende le «Madonnine agghindate», statuette ornate di pizzi e merletti.
Per chi vuole completare la visita, il piccolo Museo della Misericordia racconta la storia della confraternita locale attraverso documenti e oggetti.

Passeggiare tra Badia, Borghetto e la torre del Campano
Il centro storico di Anghiari è un borgo che sale. Il quartiere più antico, il Borghetto, fu poi racchiuso dalle mura cinquecentesche; la Badia, di origine camaldolese, risale più o meno all’anno Mille ed è tra le chiese più antiche del luogo; il Campano, imponente torre medievale, domina il centro. Merita una visita anche la chiesa con il convento della Croce, strettamente legata alla memoria di san Francesco.
Una curiosità storica aiuta a capire quanto Anghiari sia stata un luogo conteso. Il castello è già citato in un documento del 1048; nel 1104 fu donato ai monaci camaldolesi con l’obbligo di fondarvi un’abbazia; nel 1175 fu distrutto da Arezzo e subito ricostruito; nel 1322 passò ai Tarlati e nel 1385 a Firenze. Una successione di dominatori che non ha cancellato un’identità fortissima.
Il Palio della Vittoria e le feste
Ogni 29 giugno il paese rievoca la battaglia con il Palio della Vittoria, una corsa a piedi che si disputa dal 1441 e che i concorrenti affrontano risalendo la strada in salita detta «la Croce». Un anno dopo la battaglia fu costruita anche la cappella di Santa Maria alla Vittoria, lungo la strada verso Sansepolcro. Se la rievocazione storica vi appassiona, trovate un parallelo interessante nelle Giornate Medievali di San Marino.
Tra le altre date, il 3 maggio si celebra la festa del SS. Crocifisso, in primavera si tiene una mostra mercato dell’artigianato e in autunno la corsa ciclistica d’epoca L’Intrepida. A tavola, il dolce simbolo del paese è la torta mantovana, preparata da generazioni dalle donne di Anghiari.
La Valtiberina: Piero della Francesca a due passi
Anghiari è la porta di una valle straordinaria per chi ama il Rinascimento. A Sansepolcro, dove Piero della Francesca nacque nel 1412, il Museo Civico, inaugurato nel 1975, conserva la Resurrezione e la Madonna della Misericordia; a Monterchi, il Museo Civico ospita dal 1992 la Madonna del Parto, dipinta tra il 1455 e il 1465. Per capire il pittore della luce e della geometria, cominciate dalla nostra introduzione a Piero della Francesca e dalla guida ad Arezzo, alla basilica e a Piero, dove si trova il ciclo della Leggenda della Vera Croce. Per un elenco ragionato dei musei della zona, c’è la selezione di Finestre sull’Arte sui musei della Valtiberina.
Chi si trova da queste parti può allungare il percorso verso l’Umbria e verso l’Appennino. Perugia con la Galleria Nazionale dell’Umbria, Gubbio e il Palazzo dei Consoli, Assisi e Giotto e i cinque borghi dell’Umbria sono tutti a portata di una gita in giornata. Poco oltre il confine umbro, a Città di Castello, la ricerca sulla materia di Alberto Burri rappresenta il punto di arrivo più radicale di un territorio che da Piero in poi ha continuato a produrre grandi artisti. Verso il Casentino, i santuari francescani come La Verna sono descritti nei nostri percorsi d’arte nell’Appennino.
Se invece vi interessa leggere altre città toscane, abbiamo guide a Siena, San Gimignano, Volterra e Pisa. Per una panoramica dei luoghi meno battuti, la raccolta dei borghi d’Italia e la nostra sezione di guide turistiche vi aiuteranno a costruire un itinerario. Per informazioni ufficiali e aggiornate su visite e servizi, la scheda di Anghiari su Visit Tuscany è il punto di partenza più affidabile.
Un’assenza che riempie un paese
Il paradosso di Anghiari è che il suo oggetto più celebre non c’è. Molti luoghi d’arte vivono di ciò che possiedono; questo vive di ciò che ha perso, e di ciò che, nonostante tutto, continua a evocare. La Battaglia di Leonardo si è dissolta perché il pittore volle spingersi un passo oltre la tecnica del suo tempo, e quell’errore lo ha reso immortale più di qualunque riuscita. Davanti ai bei palazzi e ai musei del paese si coglie una verità scomoda: a volte l’opera più grande è quella che non possiamo guardare, perché ci costringe a immaginarla, e immaginandola la rendiamo nostra.
Informazioni pratiche
Dove si trova: Anghiari (AR), Toscana, nell’alta Valtiberina, a ridosso del confine con l’Umbria. Da non perdere: Museo della Battaglia e di Anghiari (Palazzo del Marzocco), Museo Statale di Palazzo Taglieschi, Badia, Borghetto, torre del Campano. Quando andare: il 29 giugno per il Palio della Vittoria; primavera e autunno per le passeggiate nel borgo. Da assaggiare: la torta mantovana. Nei dintorni: Sansepolcro e Monterchi (Piero della Francesca), Arezzo, Città di Castello, Gubbio, Perugia.
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