Gubbio città d'arte: guida al Palazzo dei Consoli e alla Corsa dei Ceri
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Gubbio città d’arte: guida al Palazzo dei Consoli e alla Corsa dei Ceri

Gubbio città d’arte: guida al Palazzo dei Consoli e alla Corsa dei Ceri

Ogni 15 maggio, tre squadre di portatori vestiti nei colori tradizionali portano a spalla per le vie di Gubbio altrettante colonne di legno alte quattro metri, coronate da statue di santi, in una corsa frenetica che si conclude con una salita quasi verticale verso la basilica posta sulla cima del monte. La Corsa dei Ceri si corre, secondo i documenti d’archivio conservati in città, almeno dal Duecento, ed è considerata una delle manifestazioni di devozione popolare più antiche e meglio conservate di tutta l’Europa cattolica.

Gubbio si arrampica sulle pendici del Monte Ingino, in una delle sequenze urbanistiche medievali più coerenti dell’Italia centrale: strade che salgono a gradoni, palazzi pubblici sovrapposti su più livelli, un impianto che non ha mai subito le trasformazioni urbanistiche rinascimentali o barocche che altrove hanno alterato il disegno originario delle città-stato umbre. Chi percorre la città dal basso verso l’alto attraversa, in pochi minuti a piedi, l’intera gerarchia sociale medievale: dalle abitazioni popolari addossate alle mura, ai palazzi mercantili, fino ai due grandi edifici pubblici che dominano la sommità.

Il Palazzo dei Consoli e le Tavole Eugubine

Il Palazzo dei Consoli, costruito tra il 1332 e il 1349 su progetto dell’architetto Angelo da Orvieto, domina la Piazza Grande con una facciata a scalea che sembra sfidare la pendenza del colle. All’interno, il Museo Civico custodisce le Tavole Eugubine, sette lastre di bronzo incise in lingua umbra tra il III e il I secolo a.C.: la più estesa testimonianza scritta sopravvissuta di una lingua italica pre-romana, scoperta casualmente nel 1444 da un contadino locale e oggetto, da allora, di studi linguistici e religiosi ancora in corso.

Le tavole descrivono riti, calendari sacri e procedure religiose della città preromana di Ikuvium, offrendo una delle poche finestre dirette su un sistema religioso italico altrimenti conosciuto solo attraverso le fonti romane, spesso parziali o distorte dal punto di vista di chi quelle culture le aveva infine assorbite o sottomesse. La loro conservazione quasi integrale, rara per documenti di questo tipo e di questa antichità, si deve probabilmente al fatto che vennero sepolte intenzionalmente in un luogo sacro al momento del passaggio definitivo della città sotto il controllo romano, forse per sottrarle a una distruzione rituale o a un uso improprio da parte dei nuovi dominatori.

La Pinacoteca e la pittura umbra minore

Sempre nel Palazzo dei Consoli, la Pinacoteca Civica raccoglie opere di pittori umbri tra Tre e Cinquecento, tra cui Ottaviano Nelli, il maggiore interprete locale del tardogotico internazionale, autore di cicli di affreschi che, pur non raggiungendo la fama dei contemporanei fiorentini o senesi, documentano un linguaggio pittorico regionale capace di soluzioni cromatiche originali. È lo stesso fenomeno di eccellenza artistica regionale meno celebrata che la guida a Perugia e alla Galleria Nazionale dell’Umbria documenta per il capoluogo, e che accomuna molte delle città umbre minori.

Le ceramiche e la tradizione artigiana

Gubbio è anche, da secoli, un importante centro di produzione ceramica, noto in particolare per la tecnica del lustro metallico, una lavorazione che conferisce alle superfici smaltate riflessi dorati o rossastri attraverso un procedimento di cottura complesso, perfezionato localmente nel Cinquecento da Giorgio Andreoli, detto Mastro Giorgio. Le sue maioliche, oggi disperse tra i principali musei del mondo, restano tra i vertici tecnici dell’arte ceramica rinascimentale italiana, e la tradizione artigiana che ne discende sopravvive ancora oggi in alcune botteghe del centro storico, capaci di tramandare un sapere pratico che rischiava più volte, nel corso del Novecento, di perdersi definitivamente.

Questa capacità di conservare mestieri artigianali specializzati, non solo monumenti, distingue Gubbio da molte altre città d’arte italiane dove la componente produttiva tradizionale si è progressivamente ridotta a semplice richiamo turistico piuttosto che restare un’attività economica reale e continuativa.

Il Teatro Romano e la stratificazione urbana

Ai piedi della città medievale, il Teatro Romano, costruito nel I secolo a.C. e ancora utilizzato per spettacoli estivi, ricorda che Gubbio fu un centro di rilievo anche in epoca romana, dopo essere stata una delle principali città umbre preromane. Questa sovrapposizione di strati — preromano, romano, medievale — in uno spazio urbano relativamente compatto rende Gubbio un caso di studio particolarmente denso per chi si interessa alla continuità di occupazione dei siti italiani lungo i millenni.

La Corsa dei Ceri come patrimonio vivente

Al di là del suo valore folcloristico, la Corsa dei Ceri rappresenta un caso raro di tradizione popolare che ha conservato intatte, per secoli, le proprie regole essenziali: tre ceri dedicati a Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio, tre squadre di portatori (i “ceraioli”) organizzate per mestiere storico, un percorso che non è mai cambiato nei suoi punti essenziali. L’UNESCO ha incluso la manifestazione nella lista del patrimonio culturale immateriale italiano, riconoscendo il valore di una tradizione che continua a essere vissuta dalla popolazione locale, non semplicemente rievocata per i visitatori.

Questo legame profondo tra identità civica e rito pubblico, trasmesso di padre in figlio all’interno delle stesse famiglie da generazioni, attraversa diverse città umbre, seppure con forme diverse: lo stesso tema della festa come collante sociale, capace di attraversare i secoli senza perdere autenticità, anima in altra forma il racconto dello Spoleto Festival dei Due Mondi, appuntamento culturale più recente ma altrettanto radicato nell’identità della propria città.

Gubbio nel sistema delle città umbre minori

La funivia che sale verso la Basilica di Sant’Ubaldo, composta da piccole cabine aperte a due posti che ricordano più una seggiovia che un impianto tradizionale, è essa stessa diventata un’attrazione per i visitatori, oltre a essere il percorso obbligato dei ceraioli durante la corsa di maggio. Dalla basilica, che custodisce le spoglie del santo patrono e i tre ceri utilizzati durante la corsa quando non sono in uso, lo sguardo si apre su gran parte della Valle Umbra.

Insieme ad Assisi e Perugia, Gubbio completa un triangolo artistico umbro che permette di ricostruire, in pochi giorni di viaggio, l’intera parabola della pittura e dell’architettura civile regionale tra Medioevo e Rinascimento. La panoramica sulle città d’arte più importanti d’Italia colloca stabilmente l’Umbria tra le regioni che meritano un tempo di visita superiore rispetto a quanto normalmente dedicato nei circuiti turistici standard.

Informazioni pratiche

  • Indirizzo Palazzo dei Consoli: Piazza Grande, Gubbio (PG).
  • Come arrivare: bus da Perugia (circa un’ora); parcheggi fuori le mura, centro storico pedonale con tratti in salita.
  • Orari Museo Civico: generalmente 10:00-13:30 e 15:00-18:00, con variazioni stagionali.
  • Biglietti: intero circa 8 euro, ridotto per studenti e over 65.
  • Corsa dei Ceri: si svolge ogni anno il 15 maggio; ingresso libero all’evento pubblico.
  • Accessibilità: centro storico con forte pendenza; funivia per la Basilica di Sant’Ubaldo sul Monte Ingino.
  • Sito ufficiale: comune.gubbio.pg.it.

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