Rimini città d'arte: guida al Tempio Malatestiano e alla Rimini romana
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Rimini città d’arte: guida al Tempio Malatestiano e alla Rimini romana

Rimini città d’arte: guida al Tempio Malatestiano e alla Rimini romana

Dietro le spiagge e i viali affollati d’estate, Rimini custodisce un centro storico dove un principe rinascimentale trasformò una chiesa gotica in un monumento al proprio nome, e dove i Romani lasciarono un arco e un ponte che ancora oggi reggono il traffico cittadino. È una Rimini che pochi visitatori balneari arrivano a conoscere davvero.

Il cuore di questa Rimini meno nota è il Tempio Malatestiano, in origine la chiesa gotica di San Francesco, che Sigismondo Pandolfo Malatesta fece ricostruire a partire dal 1446 affidando il progetto a Leon Battista Alberti. Il risultato è una delle facciate più studiate del primo Rinascimento italiano: un prospetto ispirato all’arco romano, pensato come involucro classico sovrapposto alla struttura medievale preesistente, mai del tutto completato a causa della morte di Sigismondo nel 1468 e del progressivo esaurirsi delle risorse della signoria malatestiana.

Un tempio come autobiografia di pietra

Quello che rende il Tempio Malatestiano un caso unico nella storia dell’architettura italiana è la sua natura dichiaratamente autocelebrativa: Sigismondo lo concepì come mausoleo proprio e della sua compagna Isotta degli Atti, disseminandolo di stemmi, imprese araldiche e del proprio monogramma, in un’epoca in cui la committenza religiosa tradizionale avrebbe richiesto ben altra sobrietà. Le cappelle laterali, decorate con altorilievi in marmo di Agostino di Duccio, raffigurano cicli complessi dedicati ai pianeti, alle arti liberali e ai segni zodiacali, un programma iconografico di matrice neoplatonica che testimonia l’ambizione culturale della corte malatestiana, orientata verso un umanesimo più filosofico che strettamente devozionale.

Nella sacrestia si trova l’affresco di Piero della Francesca datato 1451, che raffigura Sigismondo Malatesta inginocchiato davanti al proprio santo patrono, San Sigismondo di Borgogna, con sullo sfondo due levrieri bianchi e una finestra che si apre su un paesaggio luminoso. È una delle rare opere di Piero rimaste nella collocazione originaria, e il confronto con la sua produzione per le corti di Arezzo e Urbino aiuta a comprendere quanto la pittura di corte del Quattrocento fosse anche uno strumento di propaganda dinastica, un tema che ritorna con forma diversa nel racconto della Basilica di Arezzo e il ciclo pierfrancescano.

Matteo de’ Pasti e le medaglie del progetto incompiuto

Una parte della visione originaria di Alberti per il Tempio è documentata solo da una serie di medaglie bronzee realizzate dall’artista e medaglista Matteo de’ Pasti, che mostrano una cupola monumentale pensata per coronare l’edificio e mai realizzata. Questo scarto tra il progetto e l’opera compiuta rende il Tempio Malatestiano un caso di studio prezioso per chi si occupa di storia dell’architettura rinascimentale: un monumento che va letto tanto per ciò che contiene quanto per ciò che avrebbe dovuto diventare.

L’Arco di Augusto e la Rimini romana

Pochi passi separano il Tempio dall’Arco di Augusto, eretto nel 27 a.C. per celebrare il restauro della via Flaminia voluto dal primo imperatore romano, ed è considerato il più antico arco romano ancora in piedi nell’Italia settentrionale. Le divinità scolpite nei clipei della fronte, Giove e Apollo sul lato verso la città antica, Nettuno e Minerva sul lato opposto secondo le fonti più accreditate, alludono alla protezione della colonia su terra e su mare, un dettaglio che restituisce l’importanza strategica di Ariminum come snodo tra l’Adriatico e la pianura padana.

Attraversando il centro si raggiunge il Ponte di Tiberio, costruito a cavallo tra il principato di Augusto e quello del suo successore e tuttora percorribile su cinque arcate in pietra d’Istria, un’opera di ingegneria che collega il centro storico al quartiere di pescatori di Borgo San Giuliano, oggi noto per le case basse dipinte con scene ispirate ai film di Federico Rimini, al secolo Federico Fellini, nato proprio in questa città.

La Domus del Chirurgo, sotto il livello della strada

Un terzo strato storico emerge sotto Piazza Ferrari, dove gli scavi condotti alla fine degli anni Ottanta hanno riportato alla luce la cosiddetta Domus del Chirurgo, un’abitazione romana del II secolo d.C. appartenuta, secondo l’ipotesi più accreditata dagli archeologi, a un medico di nome Eutyches: vi è stato infatti ritrovato uno dei più completi corredi di strumenti chirurgici romani mai rinvenuti, oggi esposto nell’adiacente Museo della Città insieme ai pavimenti a mosaico della domus stessa, protetti da una copertura che ne consente la visita in situ.

Questo intreccio di epoche — romana, medievale, rinascimentale, novecentesca — si ritrova in altra forma nella vicina Ferrara degli Estensi, altra signoria emiliano-romagnola che usò l’architettura come linguaggio del proprio potere, e nel racconto della vicina Ravenna bizantina, dove i mosaici raccontano un’altra idea di autorità, questa volta imperiale e sacra insieme.

Castel Sismondo e il Museo Fellini

A pochi minuti a piedi dal Tempio sorge Castel Sismondo, la rocca quattrocentesca fatta costruire dallo stesso Sigismondo Malatesta come residenza fortificata e simbolo del proprio potere militare, parallela e complementare al Tempio come affermazione dinastica attraverso la pietra. Dal 2021 il castello ospita, insieme a Palazzo del Fulgor e a Piazza Malatesta, il Museo Internazionale Federico Rimini, al secolo Federico Fellini, nato proprio in questa città nel 1920: un percorso museale permanente che intreccia memorabilia cinematografiche, materiali di scena e ricostruzioni immersive ispirate ai suoi film, in un dialogo non scontato tra il potere signorile del Quattrocento e l’immaginario cinematografico del Novecento che quello stesso potere, secoli dopo, avrebbe reso celebre nel mondo attraverso lo sguardo felliniano sulla provincia romagnola.

Il percorso museale, distribuito su più sedi del centro storico, permette di attraversare in una sola giornata la stratificazione completa della città: dalla fortezza malatestiana al cinema del dopoguerra, passando per il Tempio rinascimentale e le vestigia romane, in un itinerario che difficilmente un’altra città di dimensioni simili in Italia riesce a offrire con altrettanta continuità narrativa.

Oltre Rimini: Forlì e il barocco romagnolo

Chi organizza un soggiorno di più giorni in Romagna può affiancare alla tappa riminese quella forlivese, dove il Museo San Domenico ospita periodicamente grandi mostre di respiro internazionale: un recente appuntamento ha riunito opere di Bernini, Caravaggio e Rubens, offrendo un controcanto barocco alla stagione rinascimentale che Rimini custodisce nel proprio Tempio, come raccontato nell’approfondimento su Barocco a Forlì.

Informazioni pratiche

  • Tempio Malatestiano: via IV Novembre, Rimini. Ingresso libero con offerta consigliata, orari variabili tra mattina e pomeriggio, chiuso durante le funzioni religiose.
  • Arco di Augusto e Ponte di Tiberio: accessibili liberamente, visitabili in qualunque orario come monumenti urbani a cielo aperto.
  • Domus del Chirurgo e Museo della Città: biglietto cumulativo acquistabile presso il Museo della Città, via Luigi Tonini; verificare orari aggiornati sul sito del Comune di Rimini.
  • Come arrivare: stazione ferroviaria Rimini, ben collegata con la linea Adriatica; centro storico raggiungibile a piedi in pochi minuti.
  • Accessibilità: centro storico prevalentemente pianeggiante; verificare sul sito ufficiale eventuali limitazioni per i singoli siti archeologici.
  • Sito ufficiale: comune.rimini.it

Foto: Serena Koi via Pexels

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