Parma: Correggio, Parmigianino e una città che ha dimenticato di essere straordinaria
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Parma: Correggio, Parmigianino e una città che ha dimenticato di essere straordinaria

Parma: Correggio, Parmigianino e una città che ha dimenticato di essere straordinaria

Parma ha un problema: è troppo bella per essere famosa quanto meriterebbe. Correggio ha affrescato la cupola del Duomo, la cupola di San Giovanni Evangelista e la Camera di San Paolo — tre capolavori assoluti del Rinascimento italiano in una sola città. Parmigianino ha lasciato opere in ogni angolo del centro storico. La Galleria Nazionale ospita una delle collezioni di pittura emiliana più importanti d’Italia. Il Teatro Farnese è il più grande teatro barocco conservato al mondo. E tuttavia Parma, con i suoi duecentomila abitanti, riceve ogni anno una frazione dei turisti che visitano Ferrara o Vicenza — città comparabili per dimensioni ma meno ricche di capolavori.

Il Duomo e il Battistero: il Medioevo che anticipa tutto

Il centro di Parma è compatto e camminabile. Tre edifici formano uno dei complessi medievali più imponenti del Nord Italia: il Duomo romanico (consacrato nel 1106), il Battistero (1196-1307, opera di Benedetto Antelami) e il Palazzo Vescovile. L’ensemble è in pietra rosa locale, una pietra calda che cambia colore con la luce e con le ore del giorno.

Il Battistero di Benedetto Antelami è l’opera più importante dell’architettura romanica in Emilia-Romagna. Antelami — scultore e architetto attivo tra il XII e il XIII secolo, il maestro che precede Nicola Pisano — lavora qui per oltre vent’anni, costruendo una struttura ottagonale in marmo rosa con bassorilievi che rivestono tutta la fascia inferiore esterna: cicli dei mesi, stagioni, segni zodiacali, storie sacre. La qualità scultorica è straordinaria per il periodo: un naturalismo pieno che anticipa di un secolo le conquiste di Pisano e di Giotto. All’interno, affreschi del XII-XIII secolo in condizioni di leggibilità eccezionale.

Correggio: la cupola che non si dimentica

Antonio Allegri, detto il Correggio (1489-1534), è il pittore che più di ogni altro ha determinato l’aspetto della Parma rinascimentale. Tre capolavori in tre luoghi distinti — e tutti e tre raggiungibili a piedi dal centro.

La Camera di San Paolo, un refettorio della badessa Giovanna da Piacenza nel convento omonimo, è affrescata da Correggio intorno al 1519. È la prima opera importante del pittore a Parma e una delle invenzioni più radicali del Rinascimento italiano: il soffitto è diviso in sedici vele da un pergolato di foglie di quercia finto, e in ogni vela si aprono finestrelle ovali da cui si affacciano putti che guardano dall’alto verso il basso. L’effetto è quello di un cielo aperto, con una profondità illusoria che non ha precedenti nella pittura italiana dell’epoca. È il punto di partenza di tutta la pittura illusionistica del Barocco — Tiepolo, Gaulli, Andrea Pozzo devono tutto a questo soffitto di soli quaranta metri quadri.

La cupola del Duomo (1526-1530) porta questo principio alle dimensioni monumentali. L’Assunzione della Vergine è dipinta sulla superficie interna della cupola come una spirale di figure che sale verso la luce al centro — corpi in torsione, angeli che si moltiplicano verso l’alto, la Vergine che ascende nel turbine. Guardando dal basso si ha la sensazione di stare sotto un cielo in movimento. È una composizione che anticipa di un secolo la disinvoltura visiva del pieno Barocco.

La cupola di San Giovanni Evangelista (1520-1524), a pochi passi dal Duomo, presenta la stessa soluzione ma con soggetto diverso — la Visione di san Giovanni sull’isola di Patmos — e con una qualità pittorica ancora più raffinata nella resa delle carni e dei panneggi.

 

Parmigianino: la maniera pura

Francesco Mazzola, detto il Parmigianino (1503-1540), ha lavorato quasi sempre in parallelo con Correggio a Parma. La relazione tra i due pittori è di stima reciproca e di differenza sostanziale: dove Correggio è morbido, rotondo, luminoso, Parmigianino è allungato, raffinato, artificioso — il pittore della grazia come categoria estetica assoluta, non come virtù morale.

La Madonna dal collo lungo (1534-1540, Galleria degli Uffizi, Firenze — una delle opere più note non è a Parma) è l’immagine con cui il suo nome è diventato sinonimo di Manierismo. La Vergine ha il collo di una colonna, le proporzioni del corpo sono deliberatamente alterate verso l’alto, il bambino è quasi troppo grande per essere sostenuto. Non è un difetto: è una scelta precisa, la bellezza come deformazione controllata, la grazia come eccesso.

A Parma rimane la decorazione della chiesa di Santa Maria della Steccata (1531-1539), con le famose Vergini sagge e Vergini stolte che rivestono l’arco trionfale — figure allungate, aureolate, con panneggi che si muovono in assenza di vento, in un silenzio pittoricamente perfetto.

La Galleria Nazionale e il Teatro Farnese

Palazzo della Pilotta è il complesso monumentale farnesiano che ospita la Galleria Nazionale, il Teatro Farnese e la Biblioteca Palatina. La Galleria Nazionale conserva la più grande raccolta di pittura emiliana in Emilia-Romagna: Correggio, Parmigianino, Cima da Conegliano, Beato Angelico, Guido Reni, il Canaletto, Tiepolo. Il percorso include anche un Autoritratto di Leonardo da Vinci di attribuzione controversa — oggetto di ricerca critica continua e di un restauro recente.

Il Teatro Farnese, costruito nel 1618 su progetto di Giovan Battista Aleotti, è uno dei più grandi teatri in legno d’Europa. Gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1944, è stato ricostruito fedelmente negli anni Cinquanta. La sua struttura a U con cavea e palchi sovrapposti, ispirata al Teatro Olimpico di Vicenza ma più grande e più articolata, è un monumento alla spettacolarità del potere farnesiano. Non è sempre aperto al pubblico nelle sue funzioni complete — verificare le aperture con il Palazzo della Pilotta — ma anche come spazio visitabile è di una qualità visiva straordinaria.

Parma è anche uno dei centri della cultura musicale italiana: il Teatro Regio di Parma è uno dei teatri d’opera storici più importanti del paese, e la città ha dato i natali a Giuseppe Verdi (nato a Le Roncole, a ventisei chilometri). Come ricorda la guida ai musei italiani meno noti, Parma è uno dei pochi casi in cui il livello artistico è inversamente proporzionale alla conoscenza turistica.

Informazioni pratiche

  • Come arrivare: treno alta velocità da Milano in 57 minuti (Italo o Trenitalia); da Bologna in 40 minuti; da Roma in 3h. La stazione di Parma è a dieci minuti a piedi dal Duomo. Da Firenze: cambio a Bologna, totale circa 1h50
  • Palazzo della Pilotta + Galleria Nazionale: aperto martedì-domenica 8:30-19:30; chiuso lunedì. Biglietto: 12 euro intero (include Teatro Farnese). Prenotazione consigliata in alta stagione su museopalazzopilotta.it
  • Camera di San Paolo: aperta martedì-domenica 8:30-14:00 (orari soggetti a variazioni). Biglietto: 4 euro. Via Melloni 1, a pochi passi dal Duomo
  • Duomo e San Giovanni: accesso libero alla chiesa; eventuali contributi per la visita alla cupola. Duomo: piazza Duomo; San Giovanni: piazza San Giovanni
  • Battistero: aperto tutti i giorni 9:00-12:30 e 15:00-18:30. Biglietto: 6 euro. Piazza Duomo
  • Quando andare: primavera (aprile-giugno) e autunno (settembre-ottobre). Il Festival Verdi si tiene ogni anno in autunno — in concomitanza con la città più animata e con le principali produzioni operistiche al Teatro Regio
  • Dove mangiare: Parma è la capitale del Prosciutto di Parma DOP, del Parmigiano Reggiano e della pasta ripiena emiliana. I mercati coperti (Mercato della Ghiaia) e le trattorie storiche del centro sono la scelta migliore per mangiare bene a prezzi ragionevoli — tra le città d’arte italiane, Parma è quella dove si mangia meglio con meno

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