Il Sodoma a Torino 2026: la grande mostra sul pittore più eccentrico del Rinascimento
Il soprannome racconta già tutto. Giovanni Antonio Bazzi, nato a Vercelli nel 1477, era così eccentrico e imprevedibile che i suoi contemporanei lo chiamarono il Sodoma — o forse, secondo una versione più benevola, era una storpiatura dell’intercalare piemontese “su, ‘nduma!”, andiamo. Giorgio Vasari, nelle Vite, lo descrive come un uomo bizzarro, pieno di animali esotici, irriverente con i committenti e capace di abbandonare un’opera a metà per seguire un capriccio. Eppure quello stesso uomo ha lasciato affreschi di straordinaria bellezza nell’Abbazia di Monteoliveto Maggiore, ha lavorato per Agostino Chigi a Roma, è stato celebrato da papa Giulio II. A quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva — organizzata nel 1950 tra Vercelli e Siena — la Fondazione Accorsi-Ometto di Torino gli restituisce finalmente il primo piano che merita.
Un pittore tra due mondi: Piemonte e Toscana
La mostra, curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale con il comitato scientifico composto da Roberto Bartalini, Francesco Frangi ed Edoardo Villata, si concentra sulla fase che la critica conosce meno: la formazione giovanile di Bazzi, il periodo in cui un pittore di provincia ha costruito un linguaggio capace di dialogare con i più grandi del suo tempo.
Il percorso inizia nella bottega di Giovanni Martino Spanzotti a Vercelli — il contratto originale di apprendistato è esposto in mostra — e segue Bazzi attraverso le tappe che hanno plasmato il suo stile: gli affreschi in Sant’Anna in Camprena (1503–1504), il ciclo di Monteoliveto Maggiore (1505–1508) in Toscana dove entra in contatto con la grande tradizione senese, e poi Roma, dove la committenza di Agostino Chigi gli apre le porte della scena più competitiva d’Italia. Ogni spostamento corrisponde a una trasformazione visibile nella pittura.
Oltre cinquanta opere, alcune mai esposte prima o provenienti da collezioni private inaccessibili, ricostruiscono questo viaggio. I prestiti arrivano da istituzioni di primo piano: Pinacoteca di Brera, Musei Vaticani, Galleria Borghese, Musée Jacquemart-André di Parigi, Accademia Carrara di Bergamo, Galleria Sabauda e Musei Reali di Torino. Un’occasione che difficilmente si ripeterà.
Il Rinascimento visto da provincia
Uno degli aspetti più interessanti della mostra è il modo in cui mette in scena un Rinascimento che non parte da Firenze. Bazzi era piemontese, si era formato in una tradizione figurativa di frontiera — influenzata da Leonardo, da Bramantino, dal naturalismo lombardo — prima di incontrare il rigore compositivo toscano e la grandiosità romana. Il risultato è uno stile ibrido, personale, riconoscibile: figure con una morbidezza quasi leonardesca inserite in composizioni che hanno assorbito la solidità spaziale dei senesi.
Questa posizione eccentrica rispetto ai centri del potere artistico è anche il motivo per cui il Sodoma è rimasto a lungo ai margini della storia dell’arte ufficiale. La mostra di Torino prova a correggere questa traiettoria, offrendo per la prima volta al pubblico contemporaneo gli strumenti per leggere la sua pittura come un contributo originale alla stagione rinascimentale — non come una variante periferica dei grandi maestri, ma come una voce distinta.
Chi ha già visitato la mostra su Orazio Gentileschi ai Musei Reali di Torino — l’altro grande pittore itinerante del Seicento italiano — troverà in questa retrospettiva sul Sodoma un capitolo precedente della stessa storia: quella degli artisti capaci di muoversi tra corti e città diverse lasciando ovunque un’impronta inconfondibile. Per chi vuole invece approfondire il contesto della rivoluzione pittorica che seguirà di un secolo, il nostro focus su Caravaggio: vita, opere e chiaroscuro offre la prospettiva del passo successivo — quello che il Rinascimento di Bazzi non poteva ancora immaginare.
La sede: un museo dentro un museo
La Fondazione Accorsi-Ometto è essa stessa un’opera d’arte. Palazzo costruito nel cuore di Torino, il museo conserva la collezione di Pietro Accorsi (1891–1982), uno dei più grandi antiquari italiani del Novecento: oltre tremila pezzi tra mobili, ceramiche, dipinti, cristalli e arazzi dal Medioevo all’Ottocento, con una concentrazione straordinaria sull’arte del Settecento. Visitare la mostra sul Sodoma significa attraversare sale dove i dipinti cinquecenteschi dialogano con arredi del Settecento — un accostamento che non disturba, ma amplifica.
La mostra riunisce opere di Bazzi che raramente si trovano insieme, ricostruendo per la prima volta in modo organico la sua fase formativa. È il tipo di occasione che gli storici dell’arte aspettano per decenni.
Torino è una città che in questo momento offre uno dei calendari espositivi più densi d’Italia. Oltre alla mostra sul Sodoma, la città ospita ancora — fino al 3 maggio — la retrospettiva su Orazio Gentileschi ai Musei Reali, con un weekend che permette di attraversare quasi due secoli di pittura italiana in due diverse sedi museali a poca distanza l’una dall’altra. Per chi vuole il quadro completo degli appuntamenti di nicchia del mese, il nostro articolo sui cinque eventi fuori dai radar di aprile raccoglie tutte le selezioni.
Informazioni pratiche
Dove: Fondazione Accorsi-Ometto — Museo di Arti Decorative, Via Po 55, Torino
Quando: 31 marzo – 6 settembre 2026
Orari: Martedì, mercoledì, venerdì 10.00–18.00 · Giovedì 10.00–20.00 · Sabato, domenica e festivi 10.00–19.00 · Lunedì chiuso · Biglietteria chiude 30 minuti prima
Biglietti: 14€ intero (comprensivo del Museo) · 12€ ridotto (19–26 anni, over 65) · 10€ (11–18 anni, convenzioni) · 6€ insegnanti · Gratuito under 10, Abbonamento Musei, ICOM
Visite guidate: nei weekend e nei festivi · “Speed tour” nei feriali
Info e biglietti: tel. 011 837688 int. 3 · fondazioneaccorsi-ometto.it
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