Storia dell'arte, Ultime notizie

Il furto della Gioconda: quando il quadro più famoso del mondo sparì per due anni

Il furto della Gioconda: quando il quadro più famoso del mondo sparì per due anni

Il 21 agosto 1911, un operaio italiano si alzò dal nascondiglio in cui aveva passato la notte, infilò la Gioconda di Leonardo sotto il cappotto e uscì dal Louvre a piedi. Nessuno lo fermò. Nessuno se ne accorse per ventiquattro ore. Il dipinto più celebre del mondo era sparito.

Il fatto: come funzionò il furto della Gioconda

Vincenzo Perugia era un imbianchino trentunenne di Dumenza, in provincia di Varese, che lavorava occasionalmente al Louvre per alcuni lavori di manutenzione. Conosceva il museo, sapeva come muoversi, conosceva i giorni in cui l’affluenza era minore. Il lunedì il Louvre era chiuso al pubblico per le operazioni di pulizia: era il momento giusto.

La sera del 20 agosto 1911, Peruggia si nasconde in un ripostiglio. All’alba del 21, stacca la Gioconda dalla parete — la tavola è piccola, 77 per 53 centimetri, leggera per le sue dimensioni — la toglie dalla cornice e dalla teca di vetro, la avvolge in un drappo, la nasconde sotto il soprabito da lavoro. Esce da una porta laterale. Un testimone lo vede, ma non trova strano che un operaio in camice esca con qualcosa tra le braccia.

Il dipinto viene scoperto mancante il mattino del 22, quando un pittore si accorge che il gancio dov’era appeso è vuoto. La polizia blocca il museo per una settimana. Interroga duecento persone. Sospetta di Guillaume Apollinaire, che finisce in carcere per qualche giorno. Nessuno pensa a Peruggia.

Il perché profondo: nazionalismo, ossessione, ingenuità

Peruggia non era un ladro professionista né un trafficante d’arte. Era, a suo modo, un patriota convinto. Nella sua testa, la Gioconda era stata rubata da Napoleone e doveva tornare in Italia. Era una storia falsa — Leonardo aveva venduto il dipinto a Francesco I di Francia nel 1516, e in Francia era rimasto sempre — ma Peruggia ci credeva.

Per due anni tiene la Gioconda nell’appartamento di Parigi, poi la porta a Firenze nel novembre del 1913, dove contatta Alfredo Geri, antiquario. Geri avvisa il direttore degli Uffizi, Giovanni Poggi. Peruggia viene arrestato nella camera d’albergo mentre mostra il dipinto. Non oppone resistenza.

Al processo viene difeso come un patriota ingenuo. Condannato a un anno e quindici giorni, ne sconta sette mesi. Muore nel 1925, dimenticato.

Il parallelo inatteso: il furto che creò la fama

Prima del 1911, la Gioconda era famosa tra gli specialisti, ma non era l’icona assoluta che è diventata. Era uno dei tanti grandi dipinti del Louvre. Il furto la trasformò in leggenda. Per due anni i giornali di tutto il mondo ne parlarono ogni settimana. Quando tornò al Louvre nel gennaio del 1914, la fila per vederla durava ore.

C’è qualcosa di perturbante in questo meccanismo: la Gioconda è diventata la Gioconda perché qualcuno l’ha rubata. La notorietà dell’opera è in parte notorietà dell’assenza. Walter Benjamin scriveva che l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica perde l’aura — quella qualità di presenza unica e irripetibile. Il furto della Gioconda ha dimostrato il contrario: solo quando scompare, il pubblico capisce cosa valeva la sua presenza.

Cosa ci fa oggi: il presente dell’icona

La Gioconda è tornata al Louvre e non si è più mossa. È esposta in una sala dedicata, protetta da un vetro antiproiettile, circondata da barriere. Ogni giorno migliaia di persone la fotografano con il telefono da sei metri di distanza. Non la guardano: la documentano.

Cosa rimane, in questo, del dipinto? Forse proprio quello che Peruggia voleva proteggere: l’idea che un oggetto dipinto su un pezzo di legno nel 1503 possa ancora disturbare abbastanza da valere un furto. Che la bellezza — o il mistero, o la perfezione tecnica, o il sorriso che non si spiega — abbia ancora il potere di far fare a un uomo una cosa irrazionale. Non è poco.

SOSTIENI GRATUITAMENTE IL PROGETTO DI ITALIAN ART JOURNAL SEGUENDOCI SU FACEBOOK E SU INSTAGRAM

PER VEDERE LE NOSTRE PRODUZIONI MEDIA SEGUI ANCHE ARTING AROUND SU FACEBOOKINSTAGRAM TIKTOK.

CLICCA QUI PER CONOSCERE TUTTI I SERVIZI DI COMUNICAZIONE CHE OFFRIAMO AD ARTISTI, CURATORI E GALLERISTI

PER TE È GRATIS, PER NOI È ESTREMAMENTE IMPORTANTE! GRAZIE MILLE!

Potresti essere interessato anche a...