Cagliari città d’arte: guida al quartiere Castello e ai bronzetti nuragici
Prima che i romani, i fenici o i cartaginesi mettessero piede in Sardegna, un’antica civiltà aveva già disseminato l’isola di torri di pietra e piccole statue di bronzo che continuano a sfuggire, in parte, a ogni tentativo di interpretazione definitiva. Il luogo migliore per incontrarle resta oggi il quartiere più alto di Cagliari.
Cagliari non compare quasi mai nelle liste italiane delle città d’arte, schiacciata nell’immaginario turistico dalle spiagge della costa. È un errore di percezione che basta una salita al quartiere Castello per correggere: bastioni cinquecenteschi, torri pisane, un museo archeologico tra i più densi del Mediterraneo occidentale e uno skyline che si affaccia contemporaneamente sul golfo, sulle saline e sui rilievi dell’interno.
Guida a Cagliari città d’arte: il quartiere Castello e la Cittadella dei Musei
Il nucleo fortificato di Cagliari occupa un colle calcareo che domina la città bassa e il porto. Vi si accede attraverso le torri costruite tra il 1305 e il 1307 dagli architetti pisani Giovanni Capula, autore della Torre dell’Elefante, e della Torre di San Pancrazio: due bastioni gemelli, alti oltre trenta metri, che segnano ancora oggi lo skyline cittadino insieme al bastione di Saint Remy, terrazza panoramica costruita nell’Ottocento sopra le antiche mura spagnole.
All’interno del Castello, la Cittadella dei Musei raccoglie in un unico complesso il Museo Archeologico Nazionale, la Pinacoteca Nazionale, il Museo d’Arte Siamese e la Collezione delle Cere Anatomiche di Clemente Susini, un insieme raro di modelli didattici settecenteschi in cera che documentano l’anatomia umana con un realismo impressionante, oggi apprezzato tanto dagli storici della scienza quanto dagli appassionati d’arte.
I bronzetti: la civiltà nuragica in miniatura
Il pezzo forte del Museo Archeologico Nazionale è la collezione di bronzetti nuragici, piccole statue votive fuse tra il IX e il VI secolo a.C. che rappresentano guerrieri, sacerdotesse, offerenti, animali e imbarcazioni. Sono oggetti alti in media pochi centimetri, ma di una densità narrativa sorprendente: i guerrieri indossano corazze e elmi cornuti, le figure femminili portano in braccio bambini o vasi rituali, alcune statuette raffigurano addirittura arcieri con quattro braccia o capi tribali appoggiati a un lungo bastone. Restano l’unica fonte visiva diretta che abbiamo sulla civiltà che costruì, tra il 1800 e il 1200 a.C. circa, le oltre settemila torri nuragiche ancora sparse sull’isola.
Il museo raccoglie inoltre i reperti delle necropoli fenicio-puniche di Tuvixeddu, la più estesa necropoli fenicia del Mediterraneo, e testimonianze della Cagliari romana, quando la città — allora Karales — era un importante scalo commerciale lungo le rotte tra Roma, l’Africa e la Spagna. Chi ha visitato altri grandi musei archeologici del Sud Italia riconoscerà un metodo espositivo simile a quello adottato dal MArTA di Taranto e dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, entrambi punti di riferimento per la comprensione delle civiltà pre-romane del Mediterraneo occidentale.
La Pinacoteca e il retablo sardo
Al piano superiore della Cittadella, la Pinacoteca Nazionale conserva una collezione di retabli tardogotici e rinascimentali, genere pittorico che nella Sardegna del Quattro e Cinquecento sviluppò un linguaggio autonomo, a metà tra l’influenza catalano-aragonese — la Sardegna fu per secoli parte della Corona d’Aragona — e la tradizione pittorica italiana. Il Retablo di San Bernardino, attribuito al cosiddetto Maestro di Castelsardo, resta una delle opere più rappresentative di questa stagione, con la sua struttura a scomparti dorati e i fondali che ancora richiamano la pittura bizantina.
Un mistero ancora aperto
Nonostante decenni di scavi e migliaia di reperti catalogati, la civiltà nuragica resta in larga parte indecifrabile: non ha lasciato una scrittura propria, e tutto ciò che sappiamo delle sue credenze religiose, della sua organizzazione sociale, del significato preciso dei bronzetti deve essere ricostruito per via indiretta, incrociando l’archeologia con le testimonianze — spesso ostili o distorte — di fenici, greci e romani che vennero dopo. Persino la funzione delle torri nuragiche, se difensiva, abitativa o cerimoniale, continua a essere oggetto di dibattito tra gli studiosi.
Questa incompletezza, paradossalmente, è parte del fascino della collezione cagliaritana: davanti ai bronzetti il visitatore non ha la sensazione di leggere una didascalia esaustiva, ma di intercettare i frammenti di un racconto più ampio che nessuno è più in grado di ricostruire per intero. È una condizione rara nei grandi musei archeologici europei, spesso legati a civiltà — quella greca, quella romana, quella egizia — di cui possediamo fonti scritte abbondanti.
Oltre il Castello: la città stratificata
Scendendo dal colle, Cagliari rivela altri strati della propria storia. L’Anfiteatro Romano, scavato nella roccia nel II secolo d.C. e ancora parzialmente utilizzato per spettacoli estivi, testimonia l’importanza della città in epoca imperiale. La basilica di San Saturnino, tra le più antiche chiese paleocristiane della Sardegna, conserva strutture del V secolo sopravvissute a secoli di rimaneggiamenti. Il quartiere della Marina, ai piedi del Castello, offre invece un tessuto urbano più informale, fatto di vicoli stretti e facciate colorate, oggi animato da gallerie indipendenti e botteghe artigiane.
Non lontano dal Castello, la necropoli di Tuvixeddu occupa un intero colle calcareo alle porte del centro storico: centinaia di camere funerarie scavate nella roccia dai fenici e dai punici a partire dal VI secolo a.C., in gran parte visitabili con percorsi guidati che permettono di scendere fisicamente nelle tombe, un’esperienza più immersiva rispetto alla sola visita museale e complementare ai reperti conservati nella Cittadella.
Anche il Duomo di Santa Maria, nel cuore del Castello, merita una sosta: ricostruito più volte tra il Duecento e l’Ottocento, conserva al proprio interno il pulpito duecentesco di Guglielmo, scultore pisano, e la cripta dei Martiri con le sue volte scavate nella roccia, un ulteriore esempio di come Cagliari sovrapponga epoche diverse in uno spazio urbano relativamente contenuto.
Per chi vuole inserire Cagliari in un itinerario più ampio dell’isola, il capoluogo si presta bene come base di partenza verso i siti archeologici dell’interno, primo fra tutti il complesso nuragico di Barumini, riconosciuto patrimonio UNESCO. Un discorso simile, sulla necessità di guardare oltre le mete costiere per cogliere la densità artistica delle regioni meridionali meno battute dal turismo di massa, attraversa anche la guida alla Calabria tra arte, musei e paesaggi.
Anche l’entroterra dell’isola merita attenzione: la stessa Nuoro, distante circa tre ore da Cagliari, ospita realtà museali dedicate all’arte contemporanea e alla fotografia che dialogano a distanza con il patrimonio archeologico del capoluogo, come racconta l’articolo dedicato alla mostra fotografica di Monica Biancardi al MAN di Nuoro, segno di un sistema culturale sardo che va ben oltre i confini del capoluogo.
Informazioni pratiche
- Indirizzo Cittadella dei Musei: Piazza Arsenale 1, 09124 Cagliari.
- Come arrivare: il centro storico è raggiungibile a piedi dalla stazione ferroviaria e dal porto in circa 20 minuti; funicolare e bus urbani collegano la città bassa al Castello.
- Orari: Museo Archeologico Nazionale aperto tutti i giorni dalle 8:30 alle 19:30, biglietteria fino alle 18:45.
- Biglietti: biglietto unico Musei Nazionali di Cagliari (Archeologico e Pinacoteca) 10 euro; gratuito la prima domenica del mese.
- Prenotazione: consigliata per le visite guidate, tramite l’app Musei Italiani o il portale ufficiale.
- Accessibilità: percorsi accessibili nella maggior parte delle sale museali; il quartiere Castello presenta tratti in salita e pavimentazione storica.
- Sito ufficiale: museinazionalicagliari.cultura.gov.it.
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