Modena città d'arte: guida completa al Duomo e alla Galleria Estense
Guide turistiche, Ultime notizie

Modena città d’arte: guida completa al Duomo e alla Galleria Estense

Modena città d’arte: guida completa al Duomo e alla Galleria Estense

Nel 1099 un architetto di nome Lanfranco pose la prima pietra di una cattedrale che sarebbe diventata, nel 1997, il primo sito italiano a ottenere il riconoscimento UNESCO non per un singolo monumento isolato ma per l’insieme armonico formato da una chiesa, una torre e una grande piazza. Quasi mille anni dopo, quel complesso monumentale resta ancora il cuore pulsante di una città che molti visitatori attraversano soltanto per la motor valley automobilistica, senza sapere che custodisce uno dei cicli scultorei romanici più importanti dell’intera Europa medievale.

Modena fu per secoli capitale amministrativa e culturale del Ducato d’Este dopo il trasferimento forzato della corte da Ferrara nel 1598, e quella lunga storia dinastica ha lasciato alla città un patrimonio artistico sproporzionato rispetto alle sue dimensioni demografiche: una cattedrale romanica tra le più influenti dell’intera penisola italiana, una torre civica visibile da chilometri di distanza, e una collezione museale che per qualità rivaleggia con quelle di capitali ben più celebrate.

Il Duomo e le sculture di Wiligelmo

La facciata del Duomo di Modena custodisce i rilievi scolpiti da Wiligelmo tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, che narrano le storie della Genesi con un linguaggio plastico rivoluzionario per l’epoca: corpi solidi, volumi pieni, un senso drammatico del racconto che rompe con la tradizione bizantina ancora dominante altrove in Italia. Wiligelmo firmò orgogliosamente il proprio lavoro con un’iscrizione che lo elogia come scultore “tra tutti gli scultori il più degno di onore”, un gesto di autocoscienza artistica raro per un artefice medievale, quando la firma individuale restava eccezione più che regola.

All’interno, l’ambone duecentesco di Anselmo da Campione e il gruppo scultoreo della Deposizione, attribuito ad Anselmo stesso, completano un percorso plastico che attraversa oltre un secolo di scultura romanica emiliana. La cripta, sostenuta da sessanta colonne con capitelli ciascuno diverso dall’altro, custodisce inoltre le reliquie di San Geminiano, patrono della città, in un’urna che divenne nei secoli meta di pellegrinaggio regionale prima ancora che il Duomo assumesse l’importanza artistica che gli riconosciamo oggi. Il Museo Lapidario del Duomo raccoglie inoltre le metope originali che un tempo decoravano la copertura dell’edificio, sostituite da copie dopo il loro smontaggio nel 1948 per ragioni conservative.

La Ghirlandina: la torre che pende e non cade

Alta 86 metri e visibile da gran parte della pianura circostante, la Torre Ghirlandina deve il proprio nome alla piccola ringhiera in marmo, simile a una ghirlanda, che corona la guglia. Come la più celebre torre di Pisa, anche la Ghirlandina presenta una leggera inclinazione, dovuta al cedimento del terreno durante la costruzione, ma a differenza della torre toscana non ha mai richiesto interventi di consolidamento strutturale di pari urgenza. La salita, per chi se la sente, offre un panorama sulla pianura padana che aiuta a comprendere la posizione strategica della città lungo la via Emilia, l’antica strada romana che ancora oggi struttura l’intero sistema urbano emiliano da Rimini a Piacenza. La torre ospitò per secoli anche una campana civica, la “Bona”, suonata esclusivamente in occasioni eccezionali — allarmi, lutti cittadini, eventi straordinari — mai per il semplice scorrere delle ore.

La Galleria Estense: una collezione da duchi

Al Palazzo dei Musei, la Galleria Estense raccoglie la collezione d’arte accumulata dai duchi d’Este a partire dal XVII secolo, con un nucleo di altissimo livello che comprende il Ritratto di Francesco I d’Este di Gian Lorenzo Bernini — l’unico busto marmoreo che il grande scultore barocco realizzò di un sovrano italiano senza mai incontrarlo di persona, lavorando solo su disegni e ritratti pittorici inviati da Modena — e dipinti di Correggio, Velázquez, Tintoretto e Guercino.

La collezione testimonia l’ambizione politica della famiglia d’Este, che attraverso il collezionismo artistico cercava di affermare un prestigio dinastico non sempre proporzionato alle reali dimensioni del proprio ducato. Un fenomeno che si ritrova, con esiti diversi, anche nella storia della vicina Ferrara rinascimentale, la città da cui proprio gli Este governarono prima di trasferirsi a Modena, costretti dalla devoluzione del ducato ferrarese allo Stato Pontificio nel 1598.

Il Bernini che non vide mai Modena

Il busto di Francesco I d’Este merita un approfondimento specifico, perché racconta una modalità di lavoro insolita per la scultura barocca. Bernini non si mosse mai da Roma per realizzarlo: lavorò interamente su disegni e dipinti inviati dalla corte estense, un metodo che avrebbe potuto produrre un risultato rigido o convenzionale, e che invece esitò in uno dei ritratti psicologicamente più vividi dell’intera produzione berniniana. Il duca appare con il mantello mosso da un vento immaginario, lo sguardo fiero e insieme inquieto, in una posa dinamica che smentisce apertamente l’idea che un ritratto “a distanza”, privo di sedute dal vero, debba necessariamente risultare meno vivo di uno eseguito dal modello in carne e ossa.

Questo aneddoto dice molto sul potere della committenza estense: solo una corte capace di mobilitare risorse e contatti romani di alto livello poteva permettersi di commissionare un simile capolavoro senza che l’autore mettesse mai piede nel ducato per cui lavorava.

Modena nel contesto emiliano

Modena condivide con la vicina Bologna un’appartenenza alla stessa regione storico-culturale, pur mantenendo un’identità civica distinta, radicata nella lunga autonomia comunale prima del periodo estense. Le due città, insieme, compongono un itinerario che permette di ricostruire buona parte della storia dell’arte emiliana tra Medioevo e Rinascimento, come racconta anche la guida agli itinerari enogastronomici tra Bologna e Modena, che affianca al percorso artistico quello gastronomico per cui l’intera regione è altrettanto rinomata.

Un patrimonio da riscoprire

Modena resta, nella percezione turistica internazionale, più legata al motorsport e alla gastronomia che al proprio patrimonio artistico, un paradosso che accomuna diverse città italiane di dimensioni medie, spesso schiacciate nell’immaginario collettivo da un singolo aspetto della propria identità a scapito degli altri. La panoramica sulle città d’arte più importanti d’Italia ricorda quanto valga la pena, in casi come questo, allargare lo sguardo oltre l’etichetta più nota, dedicando a Modena almeno una giornata intera invece della sola sosta pomeridiana che molti itinerari turistici le riservano lungo la strada verso altre destinazioni emiliane.

Informazioni pratiche

  • Indirizzo Duomo: Corso Duomo, Modena.
  • Indirizzo Galleria Estense: Largo Porta Sant’Agostino 337, Modena.
  • Come arrivare: stazione ferroviaria a 15 minuti a piedi dal centro storico; linea alta velocità da Bologna e Milano.
  • Orari Duomo: generalmente accesso libero 7:00-19:00; Museo del Duomo 10:00-17:30 con orari variabili.
  • Orari Galleria Estense: martedì-sabato 8:30-19:15, domenica e festivi 10:00-18:00, chiuso il lunedì.
  • Biglietti: Ghirlandina intero 6 euro; Galleria Estense intero 6 euro, ridotto 2 euro per i 18-25 anni.
  • Accessibilità: ingresso senza barriere alla Galleria Estense da viale Vittorio Veneto 5.
  • Sito ufficiale: gallerie-estensi.beniculturali.it.

Foto: Marco Piccinelli via Pexels

SOSTIENI GRATUITAMENTE IL PROGETTO DI ITALIAN ART JOURNAL SEGUENDOCI SU FACEBOOK E SU INSTAGRAM

PER VEDERE LE NOSTRE PRODUZIONI MEDIA SEGUI ANCHE ARTING AROUND SU FACEBOOK, INSTAGRAM E TIKTOK.

CLICCA QUI PER CONOSCERE TUTTI I SERVIZI DI COMUNICAZIONE CHE OFFRIAMO AD ARTISTI, CURATORI E GALLERISTI

PER TE È GRATIS, PER NOI È ESTREMAMENTE IMPORTANTE! GRAZIE MILLE!

Potresti essere interessato anche a...