Si arriva a Dozza salendo una collina di vigneti, e per un attimo sembra l’ennesimo borgo romagnolo con la rocca in cima. Poi si varca una porta, si gira un angolo, e la facciata di una casa è un quadro. Ne segue un altro, poi un altro ancora: figure, soli rossi, animali, geometrie, firmati da artisti che avevano in mano un pennello e un muro invece di una tela. Dozza, in provincia di Bologna (BO), Emilia-Romagna, è uno dei rari luoghi d’Italia in cui l’arte contemporanea non sta dietro un biglietto d’ingresso: sta sulla strada, esposta alla pioggia, e ogni inverno rischia un po’ di sparire.
È una storia che comincia nel 1960 e che somiglia più a una scommessa di paese che a un progetto culturale. Per questo vale la pena raccontarla bene.

Come nasce un museo sui muri: la Biennale del Muro Dipinto
L’idea fu di Tomaso Seragnoli, allora presidente della Pro Loco: invitare i pittori a dipingere direttamente sulle pareti delle case, in un concorso nazionale che si chiamò semplicemente «Il Muro Dipinto». Dal 1965 l’appuntamento divenne biennale, e nel corso degli anni Settanta si abbandonarono premi e classifiche, trasformando la gara in una festa di pittura che si tiene ancora oggi, in quattro giorni di settembre. Circa duecento artisti hanno lasciato qui un segno dagli anni Sessanta in poi, e già nel 2010 si contavano un centinaio di murali sulle facciate del borgo.
I nomi non sono quelli di una sagra. Nel 1965 Sebastian Matta dipinse Mungitura; nel 1967 Bruno Saetti vinse con Sole sul muro rosso; hanno lavorato qui anche Concetto Pozzati, Remo Brindisi, Giacomo Soffiantino, Emilio Contini e Bruno Ceccobelli. Chi conosce la pittura italiana del secondo Novecento riconosce una generazione intera, sparsa tra un portone e un vicolo.
Il confronto più naturale, oggi, è con la street art. Ma Dozza è nata prima, e con un patto diverso: non la sorpresa notturna che Banksy trasforma in arma politica, né il muro che diventa un bene da mettere all’asta, ma un accordo tra un paese e i suoi pittori. Un’idea più vicina alla tradizione del grande affresco pubblico, quella che Diego Rivera spinse fino allo scontro con il Rockefeller Center, che alla bomboletta. E se vi interessa capire come un borgo possa ripensarsi attorno all’arte contemporanea, il parallelo da fare è con Gibellina, prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, o con Calcata, il borgo sospeso sul tufo dove gli artisti hanno scelto di restare.

Come si visita: un museo senza pareti da cui uscire
Il percorso migliore è anche il più semplice: si lascia l’auto fuori dal centro, si entra dalla via principale e ci si perde. I murali si trovano soprattutto lungo la strada che sale verso la rocca e nei vicoli laterali; molti portano accanto la firma, l’anno e il titolo. Per capire cosa si sta guardando, però, conviene salire in cima, perché il vero archivio del Muro Dipinto non è all’aperto.
La Rocca di Caterina Sforza e la Pinacoteca del Muro Dipinto
La Rocca domina il borgo dall’alto. La costruì Caterina Sforza, che tenne il feudo di Dozza dal 1494 al 1499 e fece innalzare anche le mura difensive ancora visibili. Dal Cinquecento in poi vi abitarono le famiglie Campeggi e Malvezzi, fino al 1960: in quell’anno, che è lo stesso della prima edizione del Muro Dipinto, la rocca fu venduta al Comune e diventò museo.
Oggi si visitano le stanze arredate, la sala che ospitò papa Pio VII, le prigioni e, al secondo piano, la Pinacoteca del Muro Dipinto. Qui sta la parte più preziosa: il Centro Studi e Documentazione, istituito nel 2006, conserva oltre 180 bozzetti preparatori degli artisti. Vedere lo schizzo e poi uscire a cercare il muro corrispondente è il gesto che trasforma una passeggiata in una lettura.

Al piano terra si trova l’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, nata nel 1970, con oltre mille etichette regionali in esposizione. È la tappa giusta per bere l’Albana di Dozza, il vino bianco che il paese celebra ogni primavera con «Vino in Festa». Se volete allargare il discorso al rapporto tra arte e tavola, nella nostra guida alle Langhe tra tartufo e Barolo trovate un modo diverso, piemontese, di leggere lo stesso legame.
Palmezzano e la chiesa dell’Assunzione
Tra tante pareti contemporanee, c’è una tela antica da non saltare. Nella chiesa dell’Assunzione della Vergine, già citata nel 1141 e ricostruita nel Quattrocento, si conserva la Madonna col Bambino fra i santi Giovanni Battista e Margherita di Marco Palmezzano, firmata nel 1492. Palmezzano era di Forlì, e la sua pittura nitida e luminosa è un buon esempio di come il Rinascimento si sia diffuso anche lontano dalle capitali: per vedere da dove viene quella lingua pittorica, la strada porta alle Marche, al Palazzo Ducale di Urbino, dove il Rinascimento ha preso forma.
Toscanella: la street art arriva davvero
Nella frazione di Toscanella dal 2007 il programma della Biennale include anche graffiti e street art, a testimoniare che il muro, a Dozza, non è mai stato un’eredità ma un linguaggio in aggiornamento. È la parte più contemporanea del progetto, e per questo la meno fotografata dai turisti: ma è lì che si capisce se un’idea nata nel 1960 è ancora capace di cambiare pelle.
Da Dozza al resto della Romagna e dell’Emilia
Dozza è un’ottima base per gite in giornata verso mete che meritano ciascuna una visita. Bologna è la più ovvia: la città delle torri, dei portici e del sapere offre anche, ogni anno, Arte Fiera, e fu la città di Giorgio Morandi e del silenzio delle sue bottiglie, pittore che sembra l’opposto esatto dei colori accesi dei muri di Dozza. Verso est, Ravenna con i suoi mosaici UNESCO è il contrappunto bizantino a tanta pittura contemporanea; verso nord, Ferrara rinascimentale e Modena con il Duomo e la Galleria Estense completano il quadro di una regione che custodisce l’arte con più discrezione di quanto meriti.
Per chi ama il cammino, Dozza fa parte dal 2018 del Cammino di Sant’Antonio, un itinerario che ben si lega alla visita di Padova, di Giotto e di Donatello. E se la voglia di campagna è più forte di quella di musei, la fascia collinare dell’Appennino romagnolo, con Castel del Rio, Riolo Terme e Brisighella, è raccontata nei nostri percorsi d’arte nell’Appennino. Più in generale, per un confronto con altri luoghi in cui il paesaggio e l’arte convivono, potete sfogliare la nostra selezione dei borghi d’Italia e le altre guide turistiche.
Cosa sapere prima di partire
Dozza ha circa 6.500 abitanti se si conta tutto il comune, compresa la frazione di Toscanella, ma il borgo storico è piccolo e si gira a piedi in due o tre ore. Il momento di maggiore interesse è settembre, quando si svolge la Biennale: in quei giorni i pittori lavorano sui muri davanti ai visitatori, e vedere un’opera nascere cambia il modo in cui la si guarda dopo. La biennale ha cadenza ogni due anni, quindi conviene controllare il calendario ufficiale del Comune prima di organizzare il viaggio; per un’idea storica e documentata del progetto si può consultare anche la scheda di Dozza su Wikipedia.
Un paradosso a cielo aperto
C’è qualcosa di quasi crudele nel modo in cui Dozza ha scelto di custodire la propria collezione. Una tela chiusa in un museo dura secoli; un affresco su una facciata, esposto al gelo e alla pioggia, ha una vita molto più breve, e infatti il borgo restaura, ridipinge, sostituisce. Eppure è proprio questa fragilità a rendere Dozza diversa da qualunque pinacoteca. Qui l’arte non sopravvive grazie all’isolamento, ma grazie all’attenzione di chi la abita, e la sua permanenza dipende dalla stessa cosa che la minaccia: il tempo che passa su un muro. Forse è l’unica conservazione sincera possibile: non fermare la bellezza, ma accettare che debba essere rifatta, ogni volta, da qualcuno.
Informazioni pratiche
Dove si trova: Dozza (BO), Emilia-Romagna, sulle colline tra Imola e Castel San Pietro Terme. Come arrivare: in auto dalla A14 e poi sulle strade provinciali; la stazione ferroviaria più vicina è quella di Imola, da cui servono bus o taxi. Da non perdere: i murali del centro, la Rocca con la Pinacoteca del Muro Dipinto, la chiesa dell’Assunzione con la pala di Palmezzano, l’Enoteca Regionale. Quando andare: settembre per la Biennale del Muro Dipinto; primavera per Vino in Festa e l’Albana. Nei dintorni: Imola, Bologna, Ravenna, Ferrara, Modena.
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