The Nature of Hope a Cremona 2026: la mostra su Jane Goodall al Museo Diocesano
Il 16 aprile 1934, a Londra, nasce Jane Goodall. Nel 1960, a ventisei anni, arriva sola in Tanzania per studiare gli scimpanzé del Gombe Stream. Quello che scopre nei decenni successivi riscrive completamente la comprensione scientifica del rapporto tra essere umano e animale: gli scimpanzé usano strumenti, hanno personalità individuali, vivono relazioni sociali complesse. Il confine tra “noi” e “loro” che la scienza aveva tracciato si dissolve. Goodall ha ora novantadue anni e non smette di lavorare.
The Nature of Hope – Un tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato, al Museo Diocesano di Cremona fino al 17 maggio 2026, usa la figura di Goodall come punto di partenza per una riflessione più ampia: sul ruolo delle donne nella scienza e nella fotografia naturalistica, sull’etica dello sguardo, sul rapporto tra documentazione e attivismo. Nato all’interno del Festival della Fotografia Etica di Lodi e curata da Laura Covelli, la mostra è costruita attorno a due nomi che segnano la storia della fotografia ambientale del secondo Novecento.
Nick Nichols e Ami Vitale: due sguardi, una missione
Michael “Nick” Nichols ha trascorso decenni come fotografo del National Geographic documentando ecosistemi in pericolo — dall’Africa centrale all’Amazzonia. I suoi scatti sugli elefanti africani e i gorilla di montagna sono tra le immagini naturaliste più riconosciute al mondo. Il suo lavoro su Goodall risale a un rapporto di lunga data: Nichols l’ha fotografata ripetutamente nel corso degli anni, costruendo un archivio visivo di straordinaria intensità.
Ami Vitale, fotografa pluripremiata e fondatrice di Vital Impacts, rappresenta la generazione successiva: uno sguardo che unisce rigore documentario e impegno esplicito per la conservazione, con un focus particolare sul contributo femminile alla scienza ambientale. La sua presenza in mostra non è decorativa — è una dichiarazione sul fatto che lo sguardo sulla natura ha una storia di genere, e che quella storia merita di essere raccontata esplicitamente.
Un museo diocesano inaspettato
La scelta del Museo Diocesano come sede aggiunge una dimensione che nessuna galleria commerciale avrebbe potuto offrire. L’arte sacra che abita stabilmente questi spazi — opere che riflettono sulla cura, sulla compassione, sul rapporto tra umano e divino — entra in dialogo silenzioso con la fotografia naturalistica esposta temporaneamente. Il risultato è un contesto che amplifica entrambi i linguaggi.
Il Museo Diocesano di Cremona ha dimostrato negli ultimi anni una vocazione espositiva coraggiosa: la mostra monografica su Boccaccio Boccaccino (2025–2026), recensita da The Burlington Magazine, ha portato oltre undicimila visitatori. La programmazione di questo spazio è uno degli esempi più interessanti di come un museo ecclesiastico di provincia possa diventare un interlocutore credibile per il dibattito culturale contemporaneo.
La visita guidata conclusiva — domenica 17 maggio ore 16, a cura della curatrice Laura Covelli — è l’ultimo appuntamento della mostra. Per chi visita Cremona in questo periodo, la città offre anche la straordinaria collezione degli strumenti Stradivari al Museo del Violino e le opere del Duomo, che conserva affreschi di Pordenone e Boccaccino. Per il calendario completo di maggio, il nostro articolo sulle cinque mostre minori del mese raccoglie le altre quattro selezioni.
Informazioni pratiche
Dove: Museo Diocesano, Piazza S. A. M. Zaccaria 4, Cremona
Quando: 7 marzo – 17 maggio 2026
Visita guidata conclusiva: domenica 17 maggio ore 16.00 · posti limitati
Info: museidiocesicremona.it
