Fan Ho a Torino: la Hong Kong in bianco e nero di un maestro dimenticato
Fino al 10 gennaio 2027 Palazzo Falletti di Barolo a Torino ospita “Fan Ho. Il maestro della fotografia di Hong Kong”, prima retrospettiva italiana dedicata al fotografo che negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento trasformò i vicoli, i mercati e le scale della città in un repertorio di immagini oggi conservato da istituzioni come il museo M+ di Hong Kong, la Bibliothèque nationale de France e il San Francisco Museum of Modern Art.
La mostra, aperta dall’11 settembre 2026, è prodotta da Ares in collaborazione con la Blue Lotus Gallery di Hong Kong e curata da Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom. Riunisce circa cento fotografie, quasi tutte in bianco e nero, che ripercorrono l’intera parabola creativa dell’autore, soprannominato il “Cartier-Bresson d’Oriente” per la capacità di cogliere l’istante decisivo nella vita urbana.
Una Hong Kong fatta di portatori e venditori ambulanti
A differenza di molta fotografia che ha raccontato Hong Kong attraverso lo skyline e la trasformazione urbana dei decenni successivi, le immagini di Fan Ho si concentrano sulla vita quotidiana nelle strade: portatori curvi sotto il peso dei carichi, venditori ambulanti, bambini che giocano tra i vicoli, in una città ancora largamente popolare e lontana dalla metropoli finanziaria che sarebbe diventata. Secondo quanto riportano i curatori, l’obiettivo dell’esposizione è restituire non tanto la trasformazione urbanistica della città, quanto la fatica e la resilienza dei suoi abitanti in un periodo di forte crescita demografica e densità abitativa.
Il bilanciamento tra realismo documentario e composizione quasi astratta, ottenuto attraverso un uso sapiente di luce, ombra e geometrie architettoniche, rappresenta il tratto più distintivo del linguaggio di Fan Ho, che secondo le fonti disponibili produsse gran parte del proprio corpus più significativo prima dei ventotto anni di età, per poi dedicarsi prevalentemente a una carriera nel cinema di Hong Kong.
Un dialogo tra fotografia e pittura che Torino conosce bene
La capacità della fotografia di interrogare, con mezzi propri, questioni di luce e composizione tradizionalmente appannaggio della pittura è un tema che l’ambiente culturale italiano ha più volte affrontato in chiave espositiva, come raccontato nell’approfondimento su il confronto tra fotografia e pittura a Siracusa, dove il dialogo tra i due linguaggi era esplicitamente al centro del percorso curatoriale, in una direzione concettualmente affine a quella che la mostra torinese dedicata a Fan Ho propone in forma implicita, lasciando alle immagini stesse il compito di dimostrare quella prossimità.
Torino, laboratorio di fotografia a più livelli
L’arrivo di Fan Ho in città si inserisce in una stagione espositiva torinese particolarmente attenta al linguaggio fotografico, confermata anche dalla presenza consolidata di rassegne dedicate specificamente al medium, come raccontato nell’approfondimento su The Phair, la fiera della fotografia di Torino, un ecosistema che rende la città uno dei poli italiani più attivi per chi si occupa di fotografia storica e contemporanea, accanto all’offerta più ampia di fiere d’arte generaliste come raccontato nell’approfondimento su Flashback Art Fair, che negli stessi mesi anima il calendario espositivo cittadino con un approccio più eterogeneo e sperimentale.
Dalla fotografia al cinema, una carriera doppia
Dopo aver realizzato gran parte del proprio corpus fotografico più significativo prima dei ventotto anni, Fan Ho orientò la propria carriera verso il cinema di Hong Kong, lavorando come attore, sceneggiatore e regista per diversi decenni, un percorso che secondo i curatori della mostra ha contribuito, paradossalmente, a far passare in secondo piano per lungo tempo il proprio lavoro fotografico presso il grande pubblico internazionale, nonostante la stima crescente di cui godeva presso specialisti e collezionisti del settore. Solo negli ultimi anni, complice anche un rinnovato interesse del mercato dell’arte per la fotografia storica asiatica del Novecento, la sua opera fotografica ha conosciuto una piena riscoperta critica ed espositiva su scala internazionale.
Questa riscoperta tardiva accomuna la vicenda di Fan Ho a quella di altri fotografi e artisti il cui lavoro, per ragioni geografiche o di circolazione limitata dei materiali originali, ha dovuto attendere decenni prima di ottenere la collocazione storica che gli viene oggi riconosciuta nei principali musei e nelle collezioni istituzionali internazionali.
Perché questa mostra non va derubricata a nicchia
Sebbene il nome di Fan Ho resti poco conosciuto al grande pubblico italiano rispetto ai grandi maestri della fotografia di strada occidentale, la sua opera gode da anni di un riconoscimento istituzionale crescente in ambito internazionale, confermato dalla presenza delle sue stampe nelle collezioni permanenti di musei di primissimo piano. La scelta di Palazzo Falletti di Barolo di dedicargli la prima retrospettiva italiana rappresenta quindi un’operazione di colmare un vuoto nella programmazione museale nazionale, più che un’iniziativa di nicchia rivolta a un pubblico ristretto di specialisti.
Il prestito internazionale di una collezione privata
Buona parte delle stampe esposte proviene dalla collaborazione con la Blue Lotus Gallery di Hong Kong, galleria specializzata nella conservazione e valorizzazione del patrimonio fotografico storico della città, che negli ultimi anni ha curato diverse iniziative internazionali dedicate a Fan Ho, contribuendo in modo decisivo a riportare la sua opera all’attenzione di un pubblico museale globale. Questo tipo di collaborazione tra gallerie specializzate e istituzioni museali europee rappresenta un modello sempre più diffuso per la circolazione internazionale di patrimoni fotografici storici provenienti da contesti geografici meno rappresentati nelle grandi collezioni pubbliche occidentali.
Info-box: Fan Ho a Torino
- Dove: Palazzo Falletti di Barolo, via delle Orfane 7/a, Torino.
- Quando: dall’11 settembre 2026 al 10 gennaio 2027.
- Curatela: Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom, prodotta da Ares con Blue Lotus Gallery (Hong Kong).
- Opere in mostra: circa 100 fotografie in bianco e nero.
- Orari: da martedì a domenica, 10:00–19:00; chiuso il lunedì.
- Biglietti: intero 13 euro.
Palazzo Falletti di Barolo, una sede che non è un museo tradizionale
Palazzo Falletti di Barolo, storica residenza nobiliare nel cuore di Torino legata alla memoria della marchesa Giulia di Barolo, figura di rilievo nella filantropia e nell’impegno sociale ottocentesco cittadino, ospita oggi un percorso museale permanente dedicato alla storia della famiglia e degli appartamenti storici, affiancato da una programmazione di mostre temporanee che negli ultimi anni ha incluso proposte fotografiche di respiro internazionale come quella dedicata a Fan Ho. La scelta di una sede storica non concepita in origine come spazio museale contemporaneo aggiunge, secondo diversi visitatori, un ulteriore livello di suggestione al percorso espositivo, creando un dialogo non scontato tra l’ambientazione ottocentesca del palazzo e le immagini in bianco e nero di una Hong Kong popolare di oltre mezzo secolo fa.
Nota redazionale
Le informazioni riportate sono aggiornate alla data di pubblicazione e si basano sui comunicati diffusi dagli organizzatori e dalle fonti museali consultate. Orari e tariffe possono subire variazioni: si raccomanda di verificare i dettagli aggiornati sul sito ufficiale di Palazzo Falletti di Barolo prima di programmare la visita.
Foto: Costa Karabelas via Pexels
SOSTIENI GRATUITAMENTE IL PROGETTO DI ITALIAN ART JOURNAL SEGUENDOCI SU FACEBOOK E SU INSTAGRAM
PER TE È GRATIS, PER NOI È ESTREMAMENTE IMPORTANTE! GRAZIE MILLE!
