Palazzo Barberini a Roma: guida alla Galleria Nazionale d'Arte Antica
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Palazzo Barberini a Roma: guida alla Galleria Nazionale d’Arte Antica

Palazzo Barberini a Roma: guida alla Galleria Nazionale d’Arte Antica

Due scale gemelle salgono ai lati dello stesso atrio: una quadrata, solida, disegnata da Gian Lorenzo Bernini; l’altra ovale, avvitata su sé stessa come una conchiglia, opera di Francesco Borromini. Prima ancora di vedere un quadro, il visitatore di Palazzo Barberini si trova davanti al confronto più celebre del Barocco romano, costruito in pietra.

La residenza che la famiglia Barberini fece innalzare dopo l’elezione al soglio pontificio di Maffeo Barberini, nel 1623, non era un semplice palazzo urbano. Era una dichiarazione: un edificio a pianta aperta, con ali che abbracciano il giardino, pensato per essere insieme dimora, museo e macchina di rappresentanza. Oggi ospita, insieme alla Galleria Corsini, le Gallerie Nazionali di Arte Antica, una delle raccolte di pittura più dense d’Europa per il periodo che va dal Medioevo al Settecento.

Un cantiere di architetti rivali

La costruzione del palazzo attraversò le mani dei tre nomi che avrebbero definito l’architettura del secolo. Carlo Maderno avviò il cantiere nel 1627 impostando la fabbrica sul modello della villa suburbana, con il corpo centrale arretrato e le due ali proiettate in avanti. Alla sua morte subentrò il nipote acquisito Borromini, mentre la direzione passava a Bernini, che completò la facciata principale con le sue logge sovrapposte e portò a termine lo scalone d’onore. La scala elicoidale di Borromini, defilata e quasi nascosta, resta la pagina più sperimentale dell’intero edificio: un vortice che sembra non avere un centro.

Chi arriva con un minimo di preparazione riconosce subito il legame con altri luoghi romani del collezionismo secentesco. La stessa idea di villa-museo pensata come scrigno di una collezione si ritrova, con esiti diversi, nella guida alla Galleria Borghese di Roma, l’altra grande raccolta cardinalizia della città.

Il Salone di Pietro da Cortona

Il cuore cerimoniale del palazzo è il grande salone al piano nobile, la cui volta fu affrescata da Pietro da Cortona tra il 1632 e il 1639 con il Trionfo della Divina Provvidenza. È una delle imprese chiave del Barocco: la cornice architettonica dipinta si apre verso un cielo dove figure allegoriche celebrano il casato Barberini, le sue api araldiche, la sua politica culturale. Lo sguardo non trova un limite, la finzione prospettica smaterializza il soffitto. Cortona lavorò negli stessi anni al ciclo di sale planetarie che si può ammirare nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze, e il confronto tra le due imprese racconta bene la sua idea di decorazione totale.

I capolavori della collezione

La quadreria si sviluppa nelle sale del piano nobile e del secondo piano seguendo un ordine cronologico. Tra le tavole antiche spiccano la Madonna di Casa Barberini di Filippo Lippi e opere di Beato Angelico. Il Cinquecento è rappresentato da La Fornarina di Raffaello, il ritratto della donna dal turbante che la tradizione identifica con Margherita Luti; sul braccio compare la firma dell’artista, quasi un gesto di possesso. Sul pittore urbinate e sul suo mito vale la pena leggere le curiosità su Raffaello Sanzio raccolte dalla rivista.

Il gruppo caravaggesco è tra i più celebri della galleria. Giuditta e Oloferne mostra l’attimo esatto della decapitazione, con la spada già affondata e il volto della giovane contratto tra determinazione e ribrezzo; accanto figurano il Narciso e San Francesco in meditazione. Per orientarsi nel linguaggio del pittore lombardo si può partire dal focus su Michelangelo Merisi da Caravaggio, mentre la lettura femminile dello stesso soggetto biblico è affrontata nell’articolo dedicato ad Artemisia Gentileschi.

Il percorso comprende inoltre il ritratto di Enrico VIII di Hans Holbein il Giovane, una delle poche versioni autografe rimaste, tele di Guido Reni, Guercino, Lorenzo Lotto, El Greco, Nicolas Poussin e una sezione settecentesca con vedute e ritratti che documentano la Roma del Grand Tour.

Dalla collezione privata al museo nazionale

La raccolta che si vede oggi non coincide con quella dei Barberini. Il nucleo storico della famiglia fu in gran parte disperso tra Sette e Ottocento, con vendite e passaggi ereditari che portarono opere all’estero, a Londra e negli Stati Uniti. Le Gallerie Nazionali di Arte Antica nacquero invece nel 1895 come collezione dello Stato italiano, ospitate dapprima nel Palazzo Corsini alla Lungara; il fondo si formò per acquisizioni, donazioni e recuperi da chiese e conventi soppressi.

Palazzo Barberini entrò in gioco più tardi. Lo Stato lo acquistò nel 1949, ma per decenni una parte consistente dell’edificio rimase occupata dal Circolo Ufficiali delle Forze Armate, e solo nel 2006 il museo poté disporre dell’intero piano nobile. L’allestimento attuale, rinnovato di recente, alterna la quadreria alle sale di rappresentanza rimaste intatte, così che il visitatore attraversa insieme una collezione e una dimora. È un modello di racconto che accomuna Barberini ad altre grandi case-museo italiane, dalle raccolte fiorentine alla stessa Galleria Nazionale dell’Umbria descritta nella guida a Perugia città d’arte.

Come inserire la visita in un itinerario romano

Palazzo Barberini si trova a pochi minuti a piedi da Fontana di Trevi e dalla scalinata di Trinità dei Monti, in una zona che concentra alcune delle tappe più visitate della città. Una combinazione sensata prevede Barberini al mattino, quando le sale sono più tranquille, e la Galleria Corsini a Trastevere nel pomeriggio, dato che il biglietto è congiunto e valido più giorni. Chi dispone di più tempo può allargare il percorso ai Musei Vaticani e alla Galleria Doria Pamphilj, costruendo un quadro coerente del collezionismo pontificio e nobiliare. Roma resta, del resto, il punto di riferimento di qualsiasi mappa dell’arte italiana, come ricorda la panoramica sulle città d’arte più importanti d’Italia.

Il palazzo conserva anche il giardino storico sul lato di via delle Quattro Fontane, riaperto dopo un lungo restauro, e la biblioteca con il Gabinetto delle Stampe e dei Disegni, tra le più ricche d’Italia per il periodo antico. Le mostre temporanee, ospitate nell’ala di Maderno, cambiano più volte l’anno, spaziano dai maestri del Seicento alle rassegne monografiche e vanno verificate sul sito ufficiale prima di programmare la visita.

Informazioni pratiche

  • Indirizzo: Via delle Quattro Fontane 13, Roma.
  • Come arrivare: metro linea A, fermata Barberini, a circa 300 metri; numerose linee di autobus in piazza Barberini.
  • Orari: da martedì a domenica, dalle 10:00 alle 19:00, ultimo ingresso alle 18:00. Chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° gennaio.
  • Biglietti: intero 16 euro, ridotto 10 euro per la sola sede di Palazzo Barberini; biglietto cumulativo con la Galleria Corsini 20 euro (ridotto 12), valido 20 giorni. Ingresso gratuito per i minori di 18 anni e nelle prime domeniche del mese.
  • Prenotazione: consigliata online nei fine settimana e durante le mostre; acquisto anche in biglietteria.
  • Accessibilità: percorso accessibile alle persone con disabilità motoria tramite ascensori; servizio di sedie a rotelle su richiesta.
  • Sito ufficiale: barberinicorsini.org.

Foto: Valentina Creuso via Pexels

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