Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria: guida completa ai Bronzi di Riace e alla collezione
Nel 1981, per la prima volta dopo anni di restauro, i reggini fecero la fila per vedere due guerrieri di bronzo che erano stati sottomarini per duemila anni. Qualcuno pianse. La scena viene raccontata ancora oggi con una certa frequenza a Reggio Calabria, dove il rapporto con i Bronzi di Riace non è mai diventato routine — nonostante siano esposti da oltre quarant’anni, nonostante siano fotografati milioni di volte, nonostante siano diventati il simbolo di una regione intera. Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (MArRC) li custodisce al piano terreno, in una sala a clima controllato, con accesso contingentato. Quello che succede quando entri non è descrivibile in anticipo.

Chi era Stefano Mariottini e cosa trovò davvero nel 1972
Il 16 agosto 1972, a Riace Marina, un sub romano di nome Stefano Mariottini stava nuotando a otto metri di profondità quando vide spuntare dalla sabbia un braccio. Pensò inizialmente a un cadavere. La denuncia depositata ai Carabinieri parla di “gruppo scultoreo” — il che suggerisce che al momento del ritrovamento si ipotizzasse la presenza di altre statue, mai trovate.
Le due statue — denominate convenzionalmente Bronzo A (il giovane, con tenia e barba lavorata) e Bronzo B (il vecchio, con tracce dell’elmo rialzato) — furono recuperate dal Centro subacqueo dell’Arma dei Carabinieri con un pallone gonfiato d’aria. Alte quasi due metri, pesavano originariamente circa 400 kg ciascuna; dopo la rimozione della terra di fusione interna, il peso è sceso a circa 160 kg. Realizzate con la tecnica della fusione a cera persa, hanno gli occhi in calcite e pasta vitrea, le labbra e i capezzoli in rame, i denti in argento. Il livello di dettaglio anatomico — vene, muscoli, tendini — è tale che ancora oggi non esiste consenso su chi le abbia prodotte, né su chi raffigurino.
Le ipotesi accreditate sono almeno dodici. La più discussa le identifica con Tideo e Anfiarao, due degli eroi dei Sette contro Tebe, parte di un gruppo scultoreo più ampio proveniente dall’Agorà di Argo. Un’altra ipotesi le attribuisce a Pitagora di Reggio, grande bronzista attivo nella stessa area geografica nel V sec. a.C. Nessuna è definitiva. Ed è proprio questa irrisolvibilità che le rende così potenti: sono capolavori senza nome, senza destinazione certa, senza storia che regga.
Il percorso del museo: cosa vedere oltre i Bronzi
Sarebbe un errore visitare il MArRC come se fosse solo il contenitore dei Bronzi. Il museo, ospitato nel Palazzo Piacentini sul Lungomare Falcomatà — con la terrazza panoramica sullo Stretto di Messina — sviluppa un percorso cronologico su quattro piani che va dalla preistoria alla romanizzazione, e racconta l’intera vicenda della Magna Grecia calabrese con una densità di materiali difficile da trovare altrove.
Dal secondo piano — dedicato a preistoria, protostoria ed età dei metalli — emergono oggetti di bellezza inattesa: trousse per il trucco con resti di cipria, asce neolitiche, gioielli dell’età del bronzo. Al primo piano, la sezione dedicata a Città e Santuari della Magna Grecia è la più ricca: ceramiche attiche a figure rosse e nere, corredi funerari da Locri, Sibari e Crotone, statuette votive dai santuari del territorio. Per approfondire il contesto della Magna Grecia nel Mezzogiorno, il museo gemello di Taranto — il MArTA rappresenta l’altro polo fondamentale di questa civiltà: visitarli entrambi significa capire una delle stagioni artistiche più alte dell’antichità.

Al piano terreno, oltre ai Bronzi, la Sala di Riace custodisce altri tre capolavori spesso oscurati dalla fama dei guerrieri: la Testa del Filosofo di Porticello (V sec. a.C.), uno dei rarissimi esempi di ritrattistica greca autentica sopravvissuti; la Testa di Basilea, trafugata al ritrovamento, venduta al museo svizzero da cui prese il nome, restituita all’Italia e oggi esposta qui accanto alle statue che la oscurano ingiustamente; il Kouros di Reggio in marmo pario, acquisizione recente.
La Sala dei Bronzi: come prepararsi alla visita
L’accesso alla Sala dei Bronzi è contingentato: massimo venti visitatori alla volta, preceduti da una sosta nella sala filtro — circa tre minuti, durante i quali un video introduce le statue e regola il microclima della pelle e degli abiti prima dell’ingresso. La temperatura è mantenuta tra 21 e 23 gradi, l’umidità al 40–50%. Le statue sono montate su basi antisismiche in marmo di Carrara, progettate dall’ENEA e testate su tavole vibranti: Reggio si trova in una delle aree a più alta sismicità d’Italia.
La visita alla Sala dura al massimo venti minuti. Non è molto, ma è sufficiente per capire perché chi ci entra con la giusta attenzione difficilmente se ne dimentica. Un consiglio pratico: non fotografare subito. I primi minuti servono a calibrare la percezione — queste statue sono più grandi di quanto si immagini, e la qualità della superficie cambia completamente a seconda della distanza e dell’angolazione. Guardatele prima. Le foto vengono dopo. Per un confronto con un altro museo italiano che riunisce scultura greca e contesti di scavo eccezionali, la guida ai musei nascosti d’Italia su IAJ offre una mappa utile delle collezioni meno frequentate.
Il MArRC nel contesto di Reggio Calabria
Il museo non è un’isola. Si trova sul Lungomare Falcomatà, considerato uno dei più belli d’Italia, a pochi passi dall’area dove sorgeva l’antica Rhegion — e dove ancora oggi emergono tracce dell’Agorà greca, delle Terme Romane e delle Mura Greche. La terrazza panoramica del museo offre una delle viste più nette sullo Stretto di Messina e sulla Sicilia, che nelle giornate limpide sembra a portata di mano.
Reggio è anche la città natale di Umberto Boccioni (1882–1916), fondatore del Futurismo e autore di Forme uniche della continuità nello spazio — una delle sculture più fotografate del Novecento, che idealmente dialoga, per opposizione totale di poetica, con i guerrieri del V secolo custoditi a pochi chilometri dalla casa d’infanzia dell’artista. Chi vuole inserire la visita al MArRC in un itinerario più ampio sulla Calabria artistica e culturale trova tutti i riferimenti nella guida regionale alla Calabria pubblicata su IAJ.

Informazioni pratiche
- Indirizzo: Piazza De Nava 26, 89123 Reggio Calabria
- Orari: martedì–domenica 9:00–20:00 (ultimo ingresso 19:30). Chiuso il lunedì.
- Biglietti: intero €8. Acquistabili online o in museo entro le 19:30. Prenotazione gruppi su richiesta.
- Sala dei Bronzi: accesso contingentato, max 20 visitatori alla volta. Prevedere attesa nei periodi di alta stagione.
- Terrazza panoramica: inclusa nel biglietto, accessibile dal cortile interno.
- Come arrivare: il museo è raggiungibile a piedi dal centro di Reggio Calabria e dalla stazione ferroviaria (circa 15 minuti). Parcheggio disponibile nelle vicinanze del Lungomare.
- Aeroporto più vicino: Aeroporto dello Stretto di Reggio Calabria (REG), 4 km dal centro.
- Sito ufficiale: museoarcheologicoreggiocalabria.cultura.gov.it
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