L'Aquila città d'arte: guida al Castello e a Collemaggio (e oltre)
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L’Aquila città d’arte: guida al Castello e a Collemaggio (e oltre)

L’Aquila città d’arte: guida al Castello e a Collemaggio (e oltre)

Il 6 aprile 2009 un terremoto di magnitudo 6.3 devastò il centro storico dell’Aquila, danneggiando gravemente decine di chiese, palazzi storici e monumenti. Quindici anni dopo, la città racconta una doppia storia: quella di un patrimonio artistico tra i più densi dell’Italia centrale, e quella di una delle ricostruzioni più lunghe e complesse mai affrontate nel Paese.

L’Aquila fu fondata nel Duecento per volontà di Federico II di Svevia, che la volle come sintesi di novantanove castelli del territorio circostante — da cui derivano, secondo la tradizione, le novantanove cannelle della celebre fontana cittadina e i novantanove rintocchi della campana civica ogni sera. Quella struttura policentrica, unica nel panorama urbanistico medievale italiano, resta leggibile ancora oggi nell’organizzazione dei quartieri storici.

Il Castello Cinquecentesco e il MuNDA

Il Forte Spagnolo, meglio noto come Castello Cinquecentesco, fu costruito a partire dal 1534 dagli spagnoli che allora controllavano il Regno di Napoli, come presidio militare capace di dominare la città e scoraggiare rivolte. La sua mole imponente, circondata da un fossato oggi trasformato in parco pubblico, ospita dal dicembre 2025 il MuNDA, Museo Nazionale d’Abruzzo, tornato nella sua sede storica dopo sedici anni di chiusura post-sisma.

La collezione del MuNDA attraversa la storia artistica abruzzese dal Medioevo al Novecento, con un nucleo particolarmente significativo di scultura lignea policroma — un genere in cui le botteghe abruzzesi raggiunsero risultati di altissimo livello tra Duecento e Quattrocento — e con opere del pittore aquilano Andrea Delitio, protagonista della pittura tardogotica regionale. Il rientro delle collezioni nella sede storica dopo un lungo esilio in depositi e sedi provvisorie rappresenta uno dei simboli più concreti della rinascita culturale della città.

Santa Maria di Collemaggio: il capolavoro del romanico abruzzese

Poco distante dal centro, la Basilica di Santa Maria di Collemaggio è universalmente considerata il capolavoro dell’architettura romanica abruzzese. La sua facciata, decorata da un motivo geometrico a losanghe bianche e rosse su tutta la superficie, è tra le più fotografate e riconoscibili dell’Italia centrale. L’edificio fu voluto dall’eremita Pietro da Morrone, che qui venne incoronato papa Celestino V nel 1294 prima della sua celebre e controversa rinuncia al pontificato, l’anno seguente, che Dante avrebbe condannato nell’Inferno come “il gran rifiuto”.

Celestino V è sepolto proprio in questa basilica, e ogni anno, dal 28 al 29 agosto, la città celebra la Perdonanza Celestiniana, la prima indulgenza plenaria della storia della Chiesa concessa da un papa a chiunque visitasse la basilica in quei giorni, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità. La basilica, danneggiata dal terremoto del 2009 soprattutto nel transetto, è stata restaurata e riaperta al pubblico, diventando uno dei simboli più potenti della ricostruzione aquilana.

La Fontana delle 99 Cannelle e il tessuto urbano medievale

Ai piedi del centro storico, la Fontana delle 99 Cannelle, costruita nel Trecento in blocchi di pietra bianca e rosa a formare un motivo a scacchiera, resta uno dei simboli identitari più forti della città: da ciascuna delle sue novantanove cannelle, secondo la tradizione, scorre l’acqua di una sorgente diversa, a rappresentare simbolicamente i novantanove castelli che concorsero alla fondazione dell’Aquila. La fontana subì danni contenuti nel terremoto del 2009 e fu tra i primi monumenti a essere restaurati, diventando un simbolo tangibile della possibilità di ricostruire.

Il tessuto urbano aquilano conserva inoltre numerose chiese di impianto medievale, tra cui la Basilica di San Bernardino, con la sua facciata rinascimentale attribuita a Cola dell’Amatrice, e il complesso di San Silvestro. Molte di queste architetture hanno riaperto solo negli ultimi anni, dopo interventi di consolidamento strutturale e restauro degli apparati decorativi interni, in un processo di recupero che ha coinvolto maestranze specializzate provenienti da tutta Italia.

Una città che si racconta attraverso la ricostruzione

Camminare per L’Aquila oggi significa attraversare un cantiere a cielo aperto che convive con una vita urbana normalizzata: piazze restaurate accanto a facciate ancora puntellate, chiese riaperte al fianco di altre che attendono ancora fondi e interventi. Questa condizione, lungi dall’essere solo un limite, ha reso la città un caso di studio internazionale sulle metodologie di restauro post-sismico, con tecniche di consolidamento e ricostruzione filologica che vengono oggi studiate anche in altri contesti europei colpiti da calamità naturali.

La densità artistica del territorio circostante, fatta di piccoli centri storici arroccati e cicli pittorici meno noti al grande pubblico, è raccontata anche nella guida ai percorsi d’arte nell’Appennino, che include diversi borghi del territorio aquilano tra le tappe di un itinerario dedicato ai tesori meno battuti dal turismo di massa. Non lontano dalla città, il fiume Tirino, tra i corsi d’acqua più puliti d’Europa, offre inoltre un contrappunto naturalistico al patrimonio monumentale, come racconta l’articolo dedicato a questo angolo d’Abruzzo.

L’intera provincia aquilana, con i suoi altipiani, i borghi fortificati e i parchi nazionali confinanti, si presta a un turismo culturale lento, ben lontano dai ritmi delle grandi città d’arte: un modello che negli ultimi anni sta guadagnando terreno anche nella percezione internazionale della regione, complice la crescente attenzione verso le destinazioni meno affollate dell’Appennino centrale.

L’Aquila nel sistema delle città minori italiane

Va detto anche che la ricostruzione dell’Aquila ha comportato scelte non sempre condivise: il progetto C.A.S.E., che negli anni immediatamente successivi al sisma dislocò gran parte della popolazione in nuovi insediamenti periferici dotati di ogni comfort ma privi di legame con il tessuto urbano storico, è stato a lungo oggetto di dibattito tra urbanisti e cittadini, divisi tra la necessità di garantire abitazioni sicure in tempi rapidi e il rischio di svuotare permanentemente il centro storico della sua funzione sociale originaria.

L’Aquila appartiene a quella categoria di città italiane che possiedono una densità artistica sproporzionata rispetto alla propria notorietà turistica, un fenomeno comune a molte realtà dell’Italia centro-meridionale interna, distanti dai grandi flussi costieri e per questo meno raccontate. La stessa logica, applicata a un’altra regione dell’entroterra meridionale, guida la guida alla Calabria tra arte, musei e borghi, e più in generale la riflessione sui grandi monumenti italiani che meritano di entrare stabilmente negli itinerari culturali del Paese.

Informazioni pratiche

  • Indirizzo Castello Cinquecentesco/MuNDA: Via Castello, L’Aquila.
  • Come arrivare: autostrada A24 da Roma (circa 100 km) o collegamenti bus da Roma e Pescara; stazione ferroviaria collegata a Terni.
  • Orari MuNDA: da martedì a domenica 9:00-19:00, ultimo ingresso ore 18:00.
  • Biglietti MuNDA: intero 12 euro (in periodo di mostre), ridotto 2 euro; gratuito sotto i 18 anni e la prima domenica del mese.
  • Orari Basilica di Collemaggio: 9:00-19:00 da maggio a ottobre, 9:00-18:00 nel resto dell’anno; ingresso gratuito.
  • Accessibilità: percorsi accessibili nel Castello e in basilica; il centro storico presenta ancora aree interessate da cantieri.
  • Sito ufficiale: comune.laquila.it.

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