Ascoli Piceno città d’arte: guida alla Piazza del Popolo e al Crivelli
Esiste una piazza in Italia pavimentata interamente in travertino, senza una sola crepa di asfalto a interromperne la superficie, dove il sole del pomeriggio e la luna piena restituiscono due colori completamente diversi della stessa pietra. È Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno, e da sola basterebbe a giustificare un viaggio nelle Marche meridionali.
Ascoli Piceno, chiamata la città delle cento torri per il numero di torri medievali che un tempo ne scandivano il profilo, costruì la propria identità urbana sul travertino estratto dalle cave vicine, una pietra chiara che caratterizza facciate, pavimentazioni e portici dell’intero centro storico, conferendogli un’uniformità cromatica rara tra le città d’arte italiane di dimensioni medio-piccole.
Piazza del Popolo, un salotto rinascimentale a cielo aperto
La pavimentazione in travertino della piazza risale al 1507, un intervento promosso dal governatore Raniero de Ranieri che trasformò lo spazio in uno dei salotti urbani più scenografici del Rinascimento italiano, circondato da portici e dominato dalla chiesa di San Francesco su un lato e dal Palazzo dei Capitani del Popolo sull’altro. Chi la attraversa di sera, quando le luci artificiali sostituiscono il sole e la pietra chiara riflette un bagliore quasi lunare anche nelle notti senza luna, capisce perché generazioni di viaggiatori l’abbiano definita una delle piazze più eleganti del paese.
Il Palazzo dei Capitani del Popolo, che affaccia sulla piazza, nacque nel Duecento dall’unione di tre edifici preesistenti e fu sede del podestà e dei capitani del popolo prima di diventare residenza dei governatori pontifici in epoca successiva. Il cortile interno, organizzato su tre livelli di loggiati rinascimentali, custodisce tracce di strutture romane visibili attraverso un accesso che scende sotto il livello stradale attuale, testimonianza della stratificazione millenaria su cui la città si è progressivamente costruita.
Carlo Crivelli e il polittico nascosto nella cripta
Nella cattedrale di Sant’Emidio, patrono della città, si trova la cripta che custodisce il polittico di Sant’Emidio dipinto da Carlo Crivelli nel 1473, uno dei capolavori del pittore veneziano attivo prevalentemente nelle Marche per gran parte della propria carriera. Lo stile di Crivelli, caratterizzato da un linearismo tagliente e da una resa quasi orafa dei dettagli decorativi, lo rende una figura a sé nel panorama della pittura veneta del secondo Quattrocento, più vicino per certi versi alla tradizione gotico-internazionale che al naturalismo rinascimentale allora dominante a Firenze, un contrasto stilistico che si può ritrovare, in forma diversa, nel racconto della vicina San Gimignano e le sue torri medievali, altra città che ha conservato intatta una propria identità architettonica distintiva proprio grazie a un relativo isolamento dalle grandi correnti artistiche centrali.
La Pinacoteca Civica di Piazza Arringo
Poco distante da Piazza del Popolo, su Piazza Arringo, si trova il Palazzo dell’Arengo, sede della Pinacoteca Civica, che raccoglie opere di Tiziano, dello stesso Crivelli e di altri maestri italiani tra Quattrocento e Seicento, insieme a una collezione di paramenti liturgici di notevole valore storico. È un museo spesso trascurato dai visitatori di passaggio concentrati sulla sola piazza principale, ma che merita una visita approfondita per comprendere la ricchezza artistica accumulata da una città che, pur lontana dai grandi centri del potere rinascimentale, seppe attrarre e trattenere maestranze di primissimo livello.
Le cento torri e cosa ne resta oggi
Il soprannome di città delle cento torri deriva dalla concentrazione di torri gentilizie che le famiglie nobili ascolane fecero costruire tra il XII e il XIII secolo, come simbolo di prestigio e, insieme, come effettiva struttura difensiva in un periodo di continue tensioni tra fazioni cittadine rivali. Di quelle torri originarie ne sopravvivono oggi solo una ventina circa, molte delle quali mozzate o inglobate in edifici successivi, ma il loro profilo verticale continua a caratterizzare lo skyline del centro storico, soprattutto nelle vie che si diramano a raggiera da Piazza del Popolo verso i quartieri più antichi della città.
Passeggiare lungo queste vie, dove le torri superstiti si alternano a palazzi rinascimentali e a chiese romaniche costruite anch’esse in travertino, restituisce un’immagine della città medievale italiana raramente conservata con altrettanta coerenza materica: non un singolo monumento isolato, ma un intero tessuto urbano che condivide la stessa pietra, lo stesso colore, la stessa luce.
I ponti romani e il fiume che attraversa la città vecchia
Ascoli sorge alla confluenza dei fiumi Tronto e Castellano, ed è attraversata da diversi ponti di origine romana ancora in uso, tra cui il Ponte di Cecco e il Ponte di Porta Cappuccina, che testimoniano la lunga continuità insediativa della città fin dall’epoca dell’antica Asculum Picenum, municipio romano di rilievo strategico lungo la via Salaria. Questa stratificazione — romana, medievale, rinascimentale — si ritrova, con un equilibrio simile tra epoche diverse, anche nel racconto della vicina costa adriatica e del suo entroterra, dove piccoli centri storici custodiscono spesso tesori sproporzionati rispetto alle loro dimensioni attuali.
Una regione da scoprire oltre la singola città
Ascoli Piceno si inserisce in un territorio marchigiano ricco di centri urbani di analoga qualità artistica, spesso sottovalutati rispetto alle più celebri città toscane o umbre, un tema affine a quello già esplorato nell’approfondimento sul vicino Palazzo Ducale di Urbino, altro grande snodo artistico marchigiano capace di competere, per qualità della propria eredità rinascimentale, con le più celebrate corti dell’Italia centrale.
Chi organizza un itinerario nell’Italia centrale può inoltre considerare un collegamento con l’Umbria, dove l’offerta culturale si arricchisce stagionalmente di appuntamenti come quello raccontato nell’approfondimento sullo Spoleto Festival dei Due Mondi, a conferma di come l’Italia centrale, al di fuori dei percorsi più battuti, custodisca una densità artistica che premia chi sceglie di rallentare il passo.
Le olive ascolane, un patrimonio anche gastronomico
Un soggiorno ad Ascoli Piceno non può prescindere da un’esperienza gastronomica altrettanto riconoscibile quanto il travertino delle sue piazze: le olive all’ascolana, farcite di carne e fritte secondo una ricetta tutelata da marchio di indicazione geografica protetta, nate secondo la tradizione locale proprio come modo per valorizzare le olive tenere coltivate nelle campagne circostanti. È un dettaglio che aiuta a comprendere come, nelle città d’arte minori italiane, il patrimonio culturale non si esaurisca mai nel solo repertorio artistico e architettonico, ma si intrecci costantemente con tradizioni materiali capaci di attraversare i secoli con la stessa tenacia delle pietre delle piazze.
Informazioni pratiche
- Piazza del Popolo e Palazzo dei Capitani: centro storico di Ascoli Piceno, accesso libero come spazio urbano.
- Cattedrale di Sant’Emidio e cripta con il polittico di Crivelli: Piazza Sant’Emidio o Piazza Arringo; orari variabili, verificare sul sito diocesano.
- Pinacoteca Civica: Palazzo dell’Arengo, Piazza Arringo; chiusura settimanale e orari da verificare sul sito del Comune di Ascoli Piceno.
- Come arrivare: stazione ferroviaria di Ascoli Piceno collegata alla linea Adriatica via San Benedetto del Tronto; centro storico percorribile a piedi.
- Accessibilità: centro storico prevalentemente pianeggiante nella zona di Piazza del Popolo, con alcune salite nelle zone più alte della città.
- Sito ufficiale: comune.ascolipiceno.it
Foto: George Piskov via Pexels
SOSTIENI GRATUITAMENTE IL PROGETTO DI ITALIAN ART JOURNAL SEGUENDOCI SU FACEBOOK E SU INSTAGRAM
PER TE È GRATIS, PER NOI È ESTREMAMENTE IMPORTANTE! GRAZIE MILLE!
