Gordon Matta-Clark al MAXXI: la mostra di Roma
Dal 13 novembre 2026 al 28 febbraio 2027 la Galleria 4 del MAXXI di Roma ospita una mostra dedicata a Gordon Matta-Clark (New York, 1943-1978), curata da Jessamyn Fiore e Francesco Stocchi, che ripercorre la traiettoria di uno degli artisti più radicali della scena statunitense degli anni Settanta, noto soprattutto per i suoi interventi di taglio diretto su edifici destinati alla demolizione.
La rassegna, tra le più attese della stagione autunno-inverno del museo romano, arriva a quasi cinquant’anni dalla morte prematura dell’artista e si concentra su un aspetto meno indagato dal grande pubblico italiano: il legame diretto tra Matta-Clark e l’Italia, che ne influenzò in profondità la maturazione artistica.
Chi era Gordon Matta-Clark
Figlio del pittore surrealista cileno Roberto Matta, Gordon Matta-Clark si formò come architetto alla Cornell University prima di orientarsi verso una pratica artistica che rifiutava sistematicamente la costruzione a favore della decostruzione. Nella New York degli anni Settanta, segnata dal degrado urbano e da un’enorme quantità di edifici abbandonati, Matta-Clark cominciò a intervenire fisicamente su case destinate all’abbattimento, tagliandole con seghe circolari lungo linee geometriche precise: pavimenti, muri e soffitti venivano sezionati fino a creare squarci che attraversavano l’intero edificio, trasformando la struttura in una sorta di scultura abitabile attraversata dalla luce.
Fu proprio nello spazio autogestito newyorkese di 112 Greene Street, che contribuì a fondare nel 1971, che Matta-Clark sviluppò buona parte della propria pratica collettiva e partecipativa, in un contesto di scambio continuo con altri artisti, musicisti e performer della scena downtown.
Il legame con l’Italia
Secondo quanto anticipato dagli organizzatori, il percorso espositivo dedica particolare attenzione ai viaggi che Matta-Clark compì in Italia, in particolare a Genova e Milano, esperienze che secondo la curatela contribuirono in modo significativo a orientare la sua pratica successiva. Il contatto diretto con la stratificazione storica delle città italiane, dove epoche costruttive diverse convivono spesso nello stesso edificio, offrì all’artista un repertorio visivo che i suoi interventi newyorkesi avrebbero poi rielaborato in chiave radicale, trasformando la sovrapposizione passiva di epoche costruttive tipica del tessuto urbano europeo in un gesto attivo e deliberato di taglio, capace di rendere visibile in un solo istante la storia sedimentata di un edificio.
Questo dialogo tra la sensibilità nordamericana per lo spazio abbandonato e la tradizione europea della stratificazione urbana trova un parallelo, seppure con esiti molto diversi, nella riflessione sull’architettura contemporanea romana proposta nell’articolo su Roma brutalista in cinque opere, dove il cemento armato del Novecento convive con la stratificazione millenaria della capitale.
Dalle “cuttings” alla pratica collettiva
Il percorso, per quanto reso noto finora, dovrebbe ripercorrere l’evoluzione di Matta-Clark dalle prime esperienze collaborative fino ai celebri interventi di taglio, i cosiddetti “building cuts”, che restano il nucleo più riconoscibile della sua produzione. Opere come Splitting, la casa di Englewood tagliata a metà nel 1974, o Conical Intersect, realizzata a Parigi nel 1975 su un edificio prossimo alla demolizione per far spazio al Centre Pompidou, sono spesso sopravvissute solo attraverso fotografie e brevi filmati, dato che gli edifici stessi venivano abbattuti poco dopo l’intervento: la documentazione fotografica e video diventa quindi, in questi casi, non un semplice supporto alla comprensione dell’opera ma parte integrante dell’opera stessa.
Questa dimensione necessariamente effimera della pratica di Matta-Clark pone al museo una sfida allestitiva non banale, che la curatela sembra affrontare puntando su un equilibrio tra materiali documentari d’archivio e la componente più propriamente partecipativa e collettiva del suo lavoro, meno nota ma altrettanto centrale nella sua ricerca: dai progetti di orto urbano condiviso realizzati nei terreni abbandonati di New York, ai video che documentano le sue performance collettive, fino ai disegni preparatori che precedevano ogni intervento di taglio e che raramente vengono mostrati al pubblico al di fuori di occasioni monografiche di questo tipo.
Un’eredità riscoperta tardi
La morte prematura di Matta-Clark, a soli trentacinque anni per un tumore al pancreas, interruppe una carriera che negli anni Settanta si stava spostando sempre più verso progetti di scala urbana e collettiva, in dialogo con architetti, urbanisti e movimenti di attivismo abitativo. Per gran parte dei due decenni successivi alla sua scomparsa, la sua opera restò conosciuta soprattutto in ambito specialistico, complice anche la natura effimera degli interventi, quasi tutti distrutti insieme agli edifici che li ospitavano.
La riscoperta critica, lenta ma costante, arrivò soprattutto a partire dagli anni Duemila, quando musei e istituzioni internazionali di primo piano — dal Whitney Museum al Centre Pompidou, che nel 2018 gli dedicò una grande retrospettiva parigina proprio nell’area dove un tempo sorgeva l’edificio di Conical Intersect — cominciarono a riconoscere in Matta-Clark un precursore diretto di pratiche oggi centrali nell’arte contemporanea: l’intervento site-specific, l’uso della documentazione fotografica come opera autonoma, la collaborazione tra arte e attivismo urbano.
Il MAXXI e la programmazione 2026
La mostra si inserisce in una stagione di programmazione particolarmente densa per il museo progettato da Zaha Hadid, che nel medesimo periodo ospita anche il progetto “Un-natural Space” dell’architetta messicana Tatiana Bilbao, dedicato al rapporto tra natura, materiali e architettura. La scelta di affiancare due percorsi che indagano, da prospettive opposte, il rapporto tra costruzione e ambiente conferma la vocazione del MAXXI a proporre programmazioni tematicamente coerenti tra le proprie sedi espositive.
Per chi organizza una visita alla capitale in questo periodo, il museo si presta a essere inserito in un itinerario più ampio dedicato all’arte e all’architettura del Novecento e del contemporaneo, in un momento dell’anno in cui Roma concentra anche altre proposte espositive di rilievo raccolte nella guida alla Galleria Borghese e negli altri approfondimenti dedicati alla capitale. Il quartiere Flaminio, dove sorge il MAXXI accanto all’Auditorium Parco della Musica, si conferma inoltre come uno dei poli culturali più dinamici della Roma contemporanea, un po’ distante dal centro storico più antico ma ormai stabilmente inserito nei percorsi di chi visita la città per ragioni legate all’arte e all’architettura più recenti.
Info-box: Gordon Matta-Clark al MAXXI
- Dove: Galleria 4, MAXXI, via Guido Reni 4A, Roma.
- Quando: dal 13 novembre 2026 al 28 febbraio 2027.
- Curatela: Jessamyn Fiore e Francesco Stocchi.
- Programmazione collegata: visite guidate, tra cui quella del 15 novembre 2026 alle 11:30.
- In contemporanea: “Un-natural Space” di Tatiana Bilbao, MAXXI, fino al 31 gennaio 2027.
- Biglietti e orari: da verificare sul sito ufficiale del MAXXI al momento dell’acquisto.
Nota redazionale
Le informazioni riportate sono aggiornate alla data di pubblicazione e si basano sui comunicati diffusi dal museo. Orari, tariffe, eventuale programmazione collaterale aggiuntiva, ulteriori visite guidate e modalità di prenotazione possono variare nel corso dei mesi di apertura: si raccomanda di verificare sempre il sito ufficiale del MAXXI prima di programmare la visita, in particolare per chi intende abbinare la mostra a un weekend romano organizzato con un certo anticipo.
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