Picabia a Palazzo Reale: la mostra di Milano
Dal 9 ottobre 2026 al 24 gennaio 2027 Palazzo Reale di Milano ospita “Picabia. Aprire le porte della notte”, curata da Anne Berest Picabia, pronipote dell’artista, con oltre 170 opere tra dipinti, disegni, fotografie, documenti e materiali d’archivio provenienti da collezioni internazionali: la più ampia retrospettiva mai dedicata in Italia a Francis Picabia.
La mostra è promossa dal Comune di Milano–Cultura e coprodotta da Palazzo Reale e MADEINART, con il sostegno del Consolato Generale di Francia a Milano e dell’Institut Français, e arriva pochi giorni prima dell’apertura, nello stesso museo, di “Dalí e la moda”, componendo una stagione autunnale dedicata a due protagonisti diversi ma contigui delle avanguardie del Novecento.
Chi era Francis Picabia
Nato a Parigi nel 1879 da madre francese e padre cubano di origini spagnole, Francis Picabia attraversò nell’arco di una sola carriera quasi tutti i grandi movimenti dell’arte del primo Novecento: fu impressionista negli esordi, poi cubista, poi tra i fondatori del Dada a New York e Parigi insieme a Marcel Duchamp e Man Ray, poi surrealista per una stagione, infine autore negli anni Quaranta di un controverso ciclo di nudi ispirati alla fotografia pin-up, a lungo liquidato dalla critica come una caduta di livello e oggi rivalutato come una delle sue operazioni concettualmente più radicali.
Questa capacità di cambiare completamente linguaggio più volte nel corso della vita, senza mai fermarsi su uno stile riconoscibile e vendibile, ha reso Picabia una figura difficile da collocare nei manuali di storia dell’arte, rispetto a contemporanei dalla traiettoria più lineare. È proprio questa irrequietezza il filo conduttore scelto dalla curatela per il percorso milanese, organizzato attorno al tema della notte come metafora dell’esistenza, del desiderio e della continua reinvenzione di sé.
Una curatela di famiglia
La scelta di affidare la curatela ad Anne Berest Picabia, scrittrice francese e pronipote dell’artista, garantisce alla mostra un accesso privilegiato agli archivi familiari e a materiali documentari raramente esposti al pubblico: lettere, fotografie private, oggetti personali che permettono di ricostruire non solo la produzione artistica ma anche la rete di relazioni — con Duchamp, con Man Ray, con Gertrude Stein, con Apollinaire — che rese Picabia uno snodo cruciale delle avanguardie transatlantiche del primo Novecento. Il rapporto tra Picabia e Duchamp, in particolare, ricorre spesso negli approfondimenti dedicati alle sperimentazioni dadaiste e all’uso di oggetti quotidiani come materiale concettuale, un tema affrontato anche nell’articolo sul Met Gala 2026 e sull’incontro tra moda e arte.
Milano, capitale delle grandi retrospettive d’autunno
La combinazione tra “Picabia. Aprire le porte della notte” e “Dalí e la moda”, entrambe ospitate a Palazzo Reale nello stesso arco temporale, conferma la scelta del museo milanese di costruire stagioni tematicamente dense, capaci di attirare pubblici diversi — dagli appassionati di storia dell’arte del Novecento a chi si avvicina alla mostra attraverso l’interesse per la moda e il costume. I dettagli sulla mostra dedicata al pittore catalano, che condivide con Picabia alcuni snodi biografici e stilistici legati al surrealismo storico, sono raccolti nell’articolo su Dalí e la moda a Palazzo Reale.
Per chi organizza una visita a Milano in questo periodo, le due mostre nello stesso edificio permettono di costruire un percorso comparativo tra due modi opposti di intendere l’eredità del surrealismo: quello iconico e ossessivamente coerente di Dalí, costruito attorno a un repertorio di simboli riconoscibili, e quello proteiforme e volutamente incoerente di Picabia, che ha fatto della propria imprevedibilità stilistica un principio quasi programmatico. Per orientarsi tra le principali sedi museali della città resta utile la guida completa a Milano.
Le meccaniche come metafora dei sentimenti
Uno dei contributi più originali di Picabia all’arte del primo Novecento riguarda la cosiddetta fase “meccanomorfa”, sviluppata a partire dal 1915 durante il soggiorno newyorkese in compagnia di Duchamp e Man Ray: disegni tecnici di ingranaggi, motori e componenti industriali, spesso accompagnati da didascalie ironiche o apertamente erotiche, che trasformano il linguaggio asettico del disegno tecnico in un vocabolario per parlare di desiderio, gelosia, incomprensione tra i sessi. Opere come Fille née sans mère — una macchina disegnata con precisione quasi ingegneristica ma priva di qualunque funzione reale — anticipano di decenni riflessioni sull’ambiguo confine tra corpo umano e macchina che l’arte avrebbe ripreso più volte nei decenni successivi.
Fu proprio questa produzione, insieme alle riviste che Picabia fondò e diresse personalmente tra Barcellona, New York e Parigi — tra cui la storica 391 — a fare di lui uno dei principali canali di diffusione del Dada tra Europa e Stati Uniti, in un momento in cui i movimenti d’avanguardia viaggiavano più attraverso pubblicazioni indipendenti e reti personali che attraverso il sistema espositivo ufficiale.
Anche l’aspetto finanziario della sua biografia resta insolito per un artista d’avanguardia: erede di una discreta fortuna familiare, Picabia poté permettersi per larga parte della vita di dipingere senza la pressione del mercato, finanziando di tasca propria riviste, mostre e persino un’automobile da corsa con cui partecipò a gare sportive — un dettaglio biografico spesso trascurato ma che aiuta a spiegare la libertà quasi provocatoria con cui cambiò stile senza mai doversi giustificare con un gallerista o un collezionista.
Cosa aspettarsi dal percorso
Con oltre 170 opere distribuite lungo l’intera carriera dell’artista, il percorso dovrebbe attraversare cronologicamente le diverse fasi stilistiche di Picabia: dai paesaggi impressionisti giovanili, attraverso le composizioni meccanomorfe degli anni Dieci — macchine disegnate come metafore di corpi e relazioni umane, tra i contributi più originali dell’artista al linguaggio dadaista — fino alle opere astratte tra le due guerre e al controverso ciclo dei nudi fotorealisti degli anni Quaranta. La sezione dedicata ai materiali d’archivio, rara per una mostra italiana dedicata a questo artista, dovrebbe permettere di seguire da vicino il pensiero di Picabia anche al di fuori della produzione strettamente pittorica.
Info-box: Picabia a Palazzo Reale
- Dove: Palazzo Reale, piazza del Duomo 12, Milano.
- Quando: dal 9 ottobre 2026 al 24 gennaio 2027.
- Titolo: “Picabia. Aprire le porte della notte”.
- Curatela: Anne Berest Picabia.
- Opere in mostra: oltre 170, tra dipinti, disegni, fotografie, documenti e materiali d’archivio.
- Promotori: Comune di Milano–Cultura, Palazzo Reale, MADEINART; con il sostegno del Consolato Generale di Francia e dell’Institut Français.
- In contemporanea: “Dalí e la moda”, stessa sede, dal 22 settembre 2026 al 31 gennaio 2027.
- Biglietti e orari: da verificare sul sito ufficiale di Palazzo Reale al momento dell’acquisto.
- Nota redazionale
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